SIMON SCARROW.
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ROMA ALLA CONQUISTA DEL MONDO.
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Ciclo: Aquile dell'Impero 2.
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Parte 2.
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Titolo originale: The eagle's conquest. 2001. Eagles of the empire series.
Traduzione di: Annalisa Biasci e Milva Faccia.
2010. Newton Compton, ROMA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale fornita da: Amedeo Marchini.
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Capitolo ventinove.
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Una volta completate le fortificazioni, la Nona e la Quattordicesima Legione furono traghettate
al di l del Tamesis e trasferite nelle aree assegnate.
Le coorti ausiliarie e la Ventesima rimasero nelle retrovie a guardia delle bestie da tiro sparse su
un vasto territorio per sfruttare ogni possibile pascolo. Una serie di piccoli forti si estendeva lungo le
linee di comunicazione fino a Rutupiae, e ogni tanto un convoglio di rifornimenti arrancava fino al
fronte tornando vuoto alla base, a parte quelli che trasportavano gli invalidi destinati al congedo
anticipato e al successivo sussidio a Roma. La maggior parte degli approvvigionamenti arrivava ora via
mare, risalendo il fiume a bordo delle navi trasporto della flotta dinvasione.
Un enorme deposito era stato realizzato nellaccampamento delle legioni e ogni giorno altre
provviste, armi e dotazioni di riserva venivano scaricate, accuratamente registrate dagli intendenti e
sistemate allinterno dei vari settori del magazzino costruito dai genieri. Quando lesercito avesse
ripreso lavanzata, sarebbe stato ben equipaggiato e armato come allinizio della campagna.
I legionari si riposavano attendendo larrivo dellimperatore e del suo seguito, bench
rimanessero molti compiti da svolgere. Bisognava presidiare il perimetro del forte, scavare e
manutenzionare latrine, inviare squadre a raccogliere legna da ardere e requisire tutto il grano e gli
animali domestici che riuscivano a trovare, oltre ai tanti altri lavori di routine che costituivano la vita
dellesercito. Inizialmente, i reparti addetti alle requisizioni avevano la forza di coorti, ma poich gli
esploratori della cavalleria continuavano a non avvistare segni allarmanti di presenza nemica, gruppi
pi esigui di legionari furono autorizzati a uscire dallaccampamento durante le ore diurne.
Anche se era stato dispensato dal servizio finch le ustioni non fossero completamente guarite,
Catone desiderava occupare le giornate rendendosi utile in qualche modo. Macrone respinse ridendo la
sua richiesta di aiutarlo a mettersi in pari con il lavoro amministrativo. La maggior parte dei veterani
cercava con ogni mezzo di ottenere pi tempo libero possibile e il centurione aveva imparato tutti i
trucchi per sottrarsi ai propri doveri. Quando Catone si present alla sua tenda, il primo pensiero di
Macrone fu cercare di scoprire quali fossero le reali intenzioni del suo subordinato.
Voglio solo fare qualcosa di utile, signore.
Capisco, replic Macrone, grattandosi il mento con aria meditabonda.
Qualcosa di utile, eh?
S, signore.
Perch?
Mi annoio, signore.
Ti annoi?. Macrone rimase completamente sconcertato. Non gli era mai venuto in mente che
qualcuno potesse rifiutarsi di approfittare dei vantaggi offerti a un legionario dallesenzione dal
servizio. Riflett sulla faccenda. Qualunque altro optio avrebbe cercato di scoprire qualche nuovo
stratagemma per procurarsi razioni supplementari o sottrarre un po di denaro dalle casse della centuria,
ma Catone aveva dimostrato unintegrit addirittura deplorevole nel gestire la documentazione del
reparto. Nei momenti di maggiore benevolenza, Macrone pensava che il giovane stesse impiegando la
sua notevole intelligenza alla ricerca di unopportunit ancora trascurata per arricchirsi a spese
dellesercito. Altrimenti, attribuiva la sua diligenza a ignoranza della vita militare, cui lesperienza
avrebbe finito per rimediare. Ma ora era l, sputava sulla sua condizione di legionario esentato da ogni
servizio, e chiedeva che gli venisse dato qualcosa da fare.
Be, lasciami pensare. Ci sarebbe da chiudere la contabilit dei morti.
Che te ne pare?
Benissimo, signore. Comincer immediatamente.
Sotto lo sguardo perplesso del suo superiore, Catone sollev il coperchio della cassa contenente
i documenti della centuria e ne estrasse con attenzione i rendiconti finanziari e le ultime volont di tutti
gli uomini indicati come morti in servizio. Prima di poter convalidare i testamenti, bisognava
aggiornare la situazione contabile di ciascuno detraendo dai risparmi accumulati ogni articolo
addebitabile. Il valore netto dei beni del legionario veniva suddiviso in base alle disposizioni lasciate
dal defunto. In mancanza di un testamento scritto o orale, a rigor di termini gli averi avrebbero dovuto
essere assegnati al parente maschio pi anziano, ma in pratica di solito i centurioni dichiaravano che il
soggetto aveva verbalmente espresso il desiderio che le sue propriet terrene andassero al fondo spese
funerarie. Tali introiti supplementari erano necessari per pagare il gran numero di stele commemorative
richieste. Laumento della domanda faceva salire i prezzi e il dolore che gli scalpellini della legione
provavano per la perdita dei camerati era almeno in parte lenito dalle ragguardevoli somme che
potevano guadagnare realizzando le pietre tombali.
Catone sedeva tranquillamente allombra della tettoia davanti alla tenda del centurione,
scorrendo con lindice lelenco delle voci, sommando mentalmente i debiti e sottraendo i totali dalle
cifre nella colonna dei risparmi. Molti dei morti avevano lasciato pi debiti che crediti, a dimostrazione
del fatto che si trattava di reclute, le quali avevano sempre minori probabilit di sopravvivere rispetto ai
commilitoni pi esperti. La maggior parte dei nomi non gli dicevano nulla, ma alcuni balzavano dalla
pagina causando unondata di tristezza: Piras, il generoso veterano che gli aveva insegnato i segreti del
mestiere quando era arrivato alla caserma; Harmon, il corpulento legionario che intratteneva i camerati
con volgari imitazioni e peti fragorosi (forse questa non era poi una gran perdita per la civilt, riflett
Catone). Erano tutti uomini come lui, esseri umani che avevano vissuto, respirato, riso, con il loro
insieme di virt e difetti. Uomini con cui aveva marciato e che si conoscevano lun laltro meglio di
quanto molte persone conoscono i propri familiari. Ora erano morti, le loro ricche esperienze di vita
ridotte a un elenco di cifre in un rotolo contabile e ai pochi beni personali che costituivano la loro
eredit.
Lo stilo di Catone esit sulla tavoletta cerata, tremando tra le dita incerte.
Ricord che gli era stato detto che la morte sarebbe stata sempre la sua compagna per tutta la
carriera nellesercito. Credeva di aver capito abbastanza bene cosa voleva dire quella frase, ma adesso
si rendeva conto che cera un abisso tra concetti espressi con belle parole e la sordida realt della
guerra.
In quei giorni di convalescenza, aveva scoperto che non riusciva facilmente a prendere sonno.
Giaceva nel suo angolo, gli occhi chiusi ma la mente in febbrile agitazione, attraversata da terribili
immagini di morte. Quelle stesse immagini lo assillavano continuamente anche di giorno, finch aveva
cominciato a dubitare del proprio equilibrio psichico.
Con i nervi messi sempre pi a dura prova, sentiva voci e rumori provenire da quel mondo
sospeso tra fantasia e realt: un clangore attenuato di armi, Piras che gridava il suo nome, Macrone che
gli urlava di mettersi in salvo.
Aveva bisogno di parlare con qualcuno, ma non poteva farlo con Macrone.
Proprio lallegra insensibilit e la franchezza che lo rendevano tanto ammirevole sia nella vita
quotidiana che nellimpeto della battaglia impedivano a Catone di confidarsi con lui. Non poteva
sperare che il centurione capisse il tormento che stava affrontando. N voleva rivelare quella che
considerava una sua debolezza. La sola prospettiva di essere compatito, o peggio, disprezzato da lui gli
faceva provare disgusto per se stesso.
Limmagine pi spaventosa della terribile serie di battaglie compariva quando finalmente
riusciva ad addormentarsi. Sognava di essere nuovamente tenuto sottacqua dal guerriero britannico,
solo che questa volta lacqua era sangue, sangue salato che gli riempiva i polmoni soffocandolo.
E il guerriero non moriva, ma lo guardava attraverso il fiume rosso, il viso mutilato da
unorrenda ferita eppure orribilmente sogghignante, mentre la sua mano tratteneva Catone sotto la
superficie.
Si svegliava con un grido ritrovandosi seduto nel letto, la pelle madida di sudore freddo e
viscido, tra le imprecazioni dei compagni che dormivano nella stessa tenda. Non riusciva pi a
riprendere sonno e trascorreva la lunga notte cercando di allontanare quelle atroci visioni, finch il
grigiore dellalba stemperava le tenebre che lo avvolgevano.
Era questo che lo aveva spinto a presentarsi al centurione, ansioso di dedicarsi a qualche
compito che richiedesse una concentrazione sufficiente a scacciare i demoni annidati ai margini della
coscienza. Lattenzione necessaria per sistemare la contabilit dei morti bastava a tenere a bada gli
eccessi peggiori della memoria e dellimmaginazione, ma limpegno con cui si applic fu tale che fin
il lavoro prima di quanto desiderasse. Allora ricontroll i calcoli ancora una volta per assicurarsi che
fossero corretti, o almeno cos disse a se stesso.
Alla fine non ebbe pi motivo di dubitare della propria abilit matematica e arrotol con cura le
pergamene, rimettendole nella cassa. Stava terminando loperazione, quando unombra cadde sul piano
dello scrittoio.
Salve, optio, lo salut Niso. Vedo che quel negriero del vostro centurione ti tiene occupato.
No,  una mia scelta.
Niso inclin il capo, appoggiandosi a un lungo e sottile tridente. Una tua scelta? Credo di non
essermi accorto di una commozione cerebrale, quando ti ho visitato. Deve trattarsi di un colpo in testa o
di qualche febbre. In ogni caso, hai bisogno di riposo. E guarda caso, anchio.
Tu?
Non fare quella faccia sorpresa. Alcuni dei nostri feriti resistono alle mie cure anche per
parecchi giorni. Non riesco a farli morire abbastanza in fretta. Perci, bisogna prendersi un po di
svago. Uno dei miei passatempi preferiti  la pesca, e poich siamo accampati vicino a un fiume, non
intendo lasciarmi sfuggire loccasione. Ti va di venire con me?
A pescare? Non lo so. Non ho mai provato.
Non hai mai pescato?, Niso indietreggi fingendosi inorridito.
Lantica pratica di separare i nostri squamosi cugini dallacqua  un diritto di nascita
delluomo. Dov che ti sei allontanato dalla retta via?
Ho vissuto a Roma per quasi tutta la vita. Non mi  mai venuto in mente di andare a pescare.
Nemmeno con il possente Tevere che scorre tumultuoso nel cuore della tua citt?
Lunica cosa che qualcuno abbia mai pescato nel Tevere  una disgustosa Vendetta di Remo.
Ah!. Niso batt le enormi mani. Qui non c alcun pericolo di una cosa del genere, quindi
vieni, andiamo a pescare. I pesci mangiano al crepuscolo e potremmo anche prenderne qualcuno.
Dopo aver esitato un attimo, Catone annu, abbass il coperchio della cassa e richiuse il
chiavistello. Poi i due si diressero verso la porta orientale dellaccampamento.
Macrone sollev il lembo della tenda per osservarli e sorrise. Negli ultimi giorni lumore tetro
del ragazzo lo aveva profondamente preoccupato.
Pi di una volta era passato a trovarlo, notando lo sguardo vacuo e lespressione torva che
aveva visto anche in troppi legionari, dopo un combattimento accanito. La maggior parte di essi reagiva
in fretta, ma Catone non era ancora un uomo e il centurione possedeva abbastanza intuito da rendersi
conto che il giovane non aveva la stoffa del soldato.
Poteva anche essere un optio della formidabile Seconda Legione, ma sotto larmatura e la tunica
militare cera una persona completamente diversa, che soffriva e aveva bisogno di parlarne con
qualcuno al di fuori dellambiente ristretto della Sesta Centuria.
Bench non avesse gradito limpertinente osservazione di Niso, Macrone sapeva che il medico e
Catone possedevano una sensibilit simile e che il ragazzo avrebbe potuto trovare qualche conforto
confidandosi con lui. Almeno, lo sperava.
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Capitolo trenta.
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Buono, bofonchi Macrone mangiando di gusto il pasticcio di pesce.
Maledettamente buono!. Sorrise con aria soddisfatta al Cartaginese.
Erano seduti davanti alla sua tenda. Le braci ardevano tra la cenere emanando ancora un po di
calore e attirando moscerini e zanzare in una trappola fatale. Qualunque dubbio Catone potesse aver
nutrito sulla ricetta di Niso per cucinare la trota, era stato fugato e ora si serv unaltra porzione dal
paniere che il medico aveva portato per tenere in caldo la vivanda.
La spedizione di pesca era stata unesperienza nuova per Catone, che si era divertito pi di
quanto avesse immaginato. Gli era sembrato strano guardare il riverbero della luce del sole sulla
superficie del fiume, abbandonarsi alla piacevole musica della natura. Lo stormire delle foglie nella
lieve brezza si univa allo sciabordio dellacqua e la tensione di tante battaglie aveva cominciato ad
attenuarsi. La sua ammirazione per Niso era aumentata vedendo che il Cartaginese sapeva combinare la
sua abilit di pescatore con occasionali conversazioni a bassa voce.
Una prelibatezza africana, spieg il medico. Lho appresa dal nostro cuoco quando ero
bambino. Quasi tutti i pesci sono buoni. Il segreto  nella scelta delle erbe e delle spezie.
E dove le tieni durante una campagna?, chiese Macrone.
Tra le sostanze farmacologiche. La maggior parte di esse pu essere usata in una variet di
cataplasmi.
Una bella comodit.
S, non  vero?.
Catone osserv il Cartaginese mangiare nella sua gavetta. Sembrava vi fosse un bel po di
fierezza nel suo retaggio, eppure serviva nei ranghi dellesercito che aveva umiliato quellorgoglio. Era
interessante, riflett, vedere come la gente era capace di adattarsi a tutti. Pos la gamella davanti a s.
Niso, domand, come ci si sente a essere un Cartaginese che serve nellesercito romano,
considerando la storia?.
Niso smise di masticare per un momento. Qualcun altro mi ha posto la stessa domanda solo
qualche giorno fa. Come ci si sente? Di solito, sono troppo occupato per pensarci. Dopo tutto, 
successo molto tempo fa. Non mi pare che abbia molto a che vedere con me. In ogni caso, ora facciamo
parte dellimpero, e questo  il mondo in cui vivo. Prendi lesercito. Non  pi un vero e proprio
esercito romano. Guarda quante razze militano sotto laquila, ormai. Galli, Spagnoli, Illiri, Siriani e
perfino qualche Germano. Poi ci sono gli ausiliari, che comprendono rappresentanti di quasi ogni
popolo dellimpero. Abbiamo tutti un interesse acquisito in Roma. Eppure ci sono momenti in cui mi
chiedo...
. La sua voce si affievol per un attimo e fiss le braci ardenti. Mi chiedo se non abbiamo
dato un po troppo di noi stessi a Roma.
Che intendi dire?, domand Macrone tra un boccone e laltro.
Non ne sono realmente sicuro.  solo che dovunque vai nellimpero, e perfino oltre, trovi
architettura romana, soldati e amministratori romani, commedie romane recitate in nuovi teatri romani,
storie e poesie romane nelle biblioteche, vestiti romani nelle vie, parole romane in bocca a persone che
non vedranno mai Roma.
E con ci?. Macrone alz le spalle. Esiste qualcosa di meglio di Roma?
Non lo so, rispose Niso con sincerit. Non migliore, forse, semplicemente diverso. E a
lungo andare, sono le differenze che contano.
Sono le differenze che portano alla guerra, sugger Catone.
Di solito no. Sono pi spesso le somiglianze tra i nostri governanti.
Cercano tutti le stesse cose: vantaggi politici, affermazione personale; in una parola, potere,
ricchezza e una nicchia nella storia.  sempre cos, si tratti di Giulio Cesare, Annibale, Alessandro
Magno, Serse o di chiunque altro. Sono uomini come questi che fanno le guerre, non il resto di noi. Noi
siamo troppo indaffarati a preoccuparci del prossimo raccolto, del rifornimento idrico delle nostre citt,
della virt delle nostre mogli e della salute dei nostri figli.  questo che interessa la gente comune in
tutto limpero. La guerra non giova ai nostri scopi. Siamo costretti a farla.
Balle!, esclam Macrone. La guerra giova, e come, ai miei scopi.
Sono stato io a scegliere lesercito, nessuno mi ha obbligato a farlo. Se non fosse stato per
lesercito, vivrei ancora in una misera bicocca aiutando mio padre a guadagnarsi da vivere con la pesca.
Qualche altra buona campagna al mio attivo, e avr risparmiato abbastanza da andarmene in pensione
alla grande. Lo stesso vale per Catone. Guard fisso Niso per un momento; poi, soddisfatto di aver
detto la sua, torn a divorare il suo pasticcio.
Catone annu imbarazzato, cercando di placare gli animi. Ma le guerre di Roma sono
giustificate dai risultati. Pensa solo a come  cambiata la Gallia da quando fa parte dellimpero. Dove
cera solo una vaga confederazione di trib guerriere, ora c ordine. Questo giova agli interessi dei
Galli come ai nostri.  destino di Roma allargare i confini della civilt.
Niso scosse tristemente la testa. Questo  forse ci che la maggior parte dei Romani ama
pensare. Ma altri popoli potrebbero essere tanto sfrontati da credere di essere gi civilizzati, sia pure in
base a parametri diversi.
Niso, vecchio mio. Macrone assunse il suo tono da uomo navigato.
Ho visto un bel po di altre cosiddette civilt in vita mia, e credimi, non hanno niente da
insegnarci. Non ci superano in nulla. Roma  superiore a tutte e quanto prima lo riconosceranno, come
avete fatto voi, tanto meglio sar per loro.
Niso trasal e i suoi occhi spalancati rifletterono per un istante il bagliore delle braci, prima che
li riabbassasse. Centurione, sono entrato nellesercito per ottenere i diritti conferiti dalla cittadinanza
romana.
Lho fatto per ragioni pratiche, non idealistiche. Non condivido il tuo senso del destino del
vostro impero. Col tempo cadr, come sono caduti tutti gli imperi, e non rimarranno altro che statue in
rovina semisepolte nella sabbia che susciteranno soltanto la curiosit di viaggiatori di passaggio.
Roma?, lo schern Macrone. Sii serio! Roma  la pi grande sotto ogni aspetto. Roma ,
be... spiegaglielo tu, Catone. Te la cavi meglio di me con le parole.
Catone lo guard di traverso, irritato per limbarazzante situazione in cui laveva cacciato. Per
quanto condividesse gran parte delle sue idee, era ben consapevole del debito che limpero aveva verso
culture pi antiche e non aveva alcun desiderio di offendere il suo nuovo amico cartaginese.
Ritengo che ci che state cercando di dire, signore, sia che in un certo senso lImpero Romano
segna la fine della storia, in quanto noi rappresentiamo un amalgama delle migliori qualit che si
possono trovare negli uomini, unite al benestare degli di pi potenti. Ogni guerra che combattiamo ha
lo scopo di proteggere coloro che godono dei benefici dellimpero dal pericolo dei barbari fuori dei
suoi confini.
Giusto!, approv Macrone. Questo siamo noi! Ben detto, ragazzo! Non avrei saputo
esprimermi meglio. Come rispondi, Niso?
Rispondo che il tuo optio  giovane. Niso cercava di non far trasparire lamarezza nella sua
voce. Il tempo gli insegner molte cose, e non di seconda mano. Forse imparer la saggezza dai pochi
Romani che la possiedono.
E chi sarebbero? Filosofi della malora, senza dubbio.
Forse. Oppure persone intorno a noi. Ho parlato con qualche soldato romano che condivide le
mie opinioni.
Oh, davvero? Chi?
Il tuo tribuno Vitellio, ad esempio.
Macrone e Catone si scambiarono uno sguardo sorpreso.
Niso si protese in avanti.  un uomo che ragiona. Conosce i limiti dellimpero. Sa che
lespansione imperiale  costata molte vite, romane e non romane. Sa.... Sinterruppe, consapevole di
aver detto pi di quanto avrebbe dovuto. Voglio soltanto dire che riflette su queste cose, tutto qui.
Sicuro, riflette!, replic Macrone duramente. E ti pugnala alla schiena se per caso ti metti
sulla sua strada, il bastardo!.
Signore, interloqu Catone, ansioso di attenuare la tensione, qualunque cosa possiamo
pensare del tribuno,  meglio non farne parola con nessuno, per il momento.
Se Niso era divenuto amico di Vitellio, dovevano fare molta attenzione a non dire nulla che
questi potesse usare contro di loro, nel caso il medico avesse riferito la loro conversazione. Il ricordo
del tentato furto della cassa di monete di Giulio Cesare bruciava ancora, e il fatto che Vitellio non fosse
stato chiamato a rendere conto delle sue azioni lo rendeva un nemico pericoloso.
Macrone tenne a freno la collera e rimase in silenzio, masticando un pezzo di pane e fissando
accigliato la sterminata distesa di tende e fuochi dellaccampamento.
Niso attese qualche minuto, poi si alz spazzolandosi le briciole dalla tunica. Ci vediamo,
Catone.
S. E grazie per il pasticcio.
Il Cartaginese annu, poi si gir allontanandosi a passo svelto.
Se fossi in te, disse Macrone a bassa voce, starei alla larga da quelluomo.
Lamico frequenta compagnie che non mi piacciono. Non dobbiamo fidarci di lui.
Catone guard Niso scomparire rapidamente nellombra, poi fiss di nuovo gli occhi sul
centurione. Era dispiaciuto per il modo in cui aveva trattato il medico e si vergognava per essersi
sentito obbligato a concordare con le semplicistiche argomentazioni del centurione. Ma quale
alternativa aveva? E in ogni caso, Niso si sbagliava. Soprattutto nel suo giudizio sul tribuno Vitellio.
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Capitolo trentuno.
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Appena i bastioni furono ultimati, il generale Plauzio ordin di costruire una serie di forti a
guardia delle vie daccesso allaccampamento principale. Contemporaneamente, i genieri iniziarono la
realizzazione di un ponte di barche, di giorno piantando pali nel letto del fiume e mettendo in posizione
le imbarcazioni, di notte sistemando le tavole della carreggiata. Lavorando su entrambe le rive,
limpresa fu rapidamente portata a termine e ben presto truppe e rifornimenti cominciarono ad
attraversare il Tamesis. Niso li osservava seduto su un tronco dalbero, con gli occhi che brillavano nel
riflesso delle torce sullacqua scura. Aveva unespressione accigliata ed era talmente immerso nelle sue
meditazioni, che non not il visitatore finch questi non prese posto vicino a lui.
Be, amico cartaginese, hai unaria depressa!. Vitellio fece una risatina.
Che ti succede?.
Niso mise da parte le preoccupazioni e si sforz di sorridere. Niente, signore.
Andiamo, so leggere il linguaggio del corpo di un uomo come un libro.
Qual  il problema?
Avevo semplicemente bisogno di stare un po solo.
Capisco, disse Vitellio alzandosi. In tal caso, ti prego di scusarmi.
Pensavo che avremmo potuto parlare, ma vedo che non vuoi....
Niso scosse la testa. Non  necessario che ve ne andiate. Stavo solo riflettendo, ecco tutto.
A che proposito?. Vitellio torn a sedersi. Di qualunque cosa si tratti, sembra averti
turbato.
S,  vero. Il medico non aggiunse altro e torn a fissare il fiume, mentre il tribuno rimaneva
in silenzio al suo fianco.
Vitellio era abbastanza intelligente da sapere che luomo che intendeva manipolare doveva
innanzitutto fidarsi di lui. Inoltre, doveva apparire premuroso e comprensivo, mostrando compassione,
pi che cameratismo.
Pertanto, attese pazientemente che Niso parlasse. Per un po il medico non disse nulla,
continuando a guardare davanti a s. Poi cambi posizione e si gir verso il tribuno, senza riuscire a
nascondere la disperazione.
 strano, servo Roma da tanti anni eppure mi sento ancora un escluso.
Curo le ferite degli uomini, parlo la loro lingua e condivido le loro sofferenze nelle lunghe
campagne. Ma quando accenno alla mia razza o alle mie origini,  come se tra noi si levasse un cattivo
odore. Li vedo quasi indietreggiare fisicamente per il disgusto. Dal modo in cui reagiscono, si direbbe
che io sia Annibale in persona. Appena menziono Cartagine, sembra che non sia cambiato nulla negli
ultimi trecento anni.
Ma che cosa ho fatto per provocare una simile reazione?
Niente, replic Vitellio benevolmente. Assolutamente niente.  solo il modo in cui siamo
educati. Il nome di Annibale  entrato nel nostro folclore e ora tutto ci che  cartaginese viene
associato con il terribile mostro che una volta per poco non spazz via Roma.
E sar sempre cos?. Dalla voce di Niso trapelava una dolorosa amarezza. Non sarebbe ora
che il vostro popolo guardasse avanti?
Naturalmente. Ma non finch c ancora qualche vantaggio politico da ricavare dagli antichi
timori. Il popolo ha bisogno di qualcuno da odiare, di cui diffidare, da accusare delle ingiustizie che
subisce.  qui che voi siete utili. E per voi intendo tutti i non Romani che vivono fianco a fianco con
i cittadini. Prendi Roma. Allinizio fu minacciata dagli Etruschi, poi dai Celti, poi dai Cartaginesi. Tutte
minacce molto reali, che ci stimolarono a restare uniti. Ma una volta divenuti la nazione pi potente
della Terra, senza pi nemici che potessero far tremare Roma, continuiamo a trovare conveniente avere
qualcuno da temere e odiare. Essere Romani significa credere di essere i migliori. Ed essere i migliori
ha un senso solo se c qualcosa di meno degno cui paragonarsi e con cui prendersela.
E voi Romani siete davvero convinti di essere la pi grande razza del mondo, immagino.
La maggior parte lo , e ne vede conferma in ogni vittoria su un nemico, in ogni territorio
aggiunto allimpero. Questi successi esaltano la plebe di Roma, dandole qualcosa di cui essere fiera
mentre cerca di sopravvivere in uno spaventoso degrado.
E voi, tribuno?. Niso fiss Vitellio con i suoi occhi scuri. Voi come la pensate?.
Io?. Vitellio abbass lo sguardo sugli stivali. Io credo che i Romani non siano migliori n
peggiori di altri popoli. Credo che alcuni dei nostri governanti siano abbastanza cinici da capire che da
una simile verit non si pu ricavare alcun vantaggio politico. Anzi, si rendono conto che finch
riusciranno a focalizzare il malcontento del popolo su argomenti distanti dalle loro reali condizioni di
vita, le masse si comporteranno bene e non daranno problemi. Questo  uno dei motivi per cui abbiamo
tante feste e spettacoli pubblici. Pane, divertimento e pregiudizi: le tre gambe sulle quali si regge
Roma.
Niso lo scrut in silenzio per un momento. Ancora non mi avete detto come la pensate,
tribuno.
Non lho fatto?. Vitellio si strinse nelle spalle. Forse  perch di questi tempi bisogna essere
molto cauti per quanto riguarda le proprie opinioni. Portando una mano alla cintura, sganci un
piccolo otre, ne tolse il tappo e si vers un po di liquido in bocca. Ah, che bont! Ne vuoi un po?
Grazie. Niso afferr lotre, inclin la testa allindietro e bevve.
Che cos?, chiese, facendo schioccare le labbra.
Un vino di famiglia, di una vigna che mio padre possiede in Campania.
Lo bevo da quando ero ragazzo. Buono.
Buono? Squisito!.
Forse. In ogni caso, trovo che aiuti a chiarire i piccoli problemi della vita, se preso in misura
sufficiente.  forte, e una piccola quantit dona un grande piacere. Ancora?
S, signore.
Bevvero a turno. Ben presto il vino ag su di loro e Niso entr in uno stato danimo pi
disponibile e ricettivo. Sembrava che lalcol avesse fatto lo stesso effetto su Vitellio. Il tribuno sollev
un ginocchio, poggiandovi sopra le mani con le dita intrecciate.
Viviamo in una strana epoca, Niso, sospir, farfugliando con un certo sforzo. Dobbiamo
stare attenti a ci che diciamo e a chi lo diciamo.
Mi hai chiesto come la penso.
S.
Posso fidarmi di te?. Vitellio guard il medico sorridendo. Posso fidarmi del mio amico
cartaginese? Posso credere che tu sia quello che sostieni di essere e non unastuta spia
dellimperatore?.
Come Vitellio aveva sperato, Niso si offese.
Signore, non ci conosciamo da molto tempo, il vino lo faceva incespicare sulle parole, ma
credo, anzi sono sicuro, che possiamo fidarci luno dellaltro. Almeno, io mi fido di voi.
Il tribuno sorrise e gli diede una pacca sulla spalla.
E io mi fido di te. Davvero. E ti dir come la penso. Sinterruppe per guardarsi attentamente
intorno. A parte gli infaticabili genieri, solo pochi uomini si muovevano tra le tende allineate. Certo che
nessuno potesse udirli, si protese verso il medico.
Ecco il mio pensiero. Io credo che il destino di Roma sia stato snaturato dai Cesari e dai loro
tirapiedi. Lunica preoccupazione dellimperatore  tener buona la plebe. Nullaltro conta. Elimina
Claudio, e non sar pi necessario viziare cos il popolo romano. E ci significa un fardello minore per
le altre popolazioni. Allora forse potremo costruire un impero fondato sullassociazione tra nazioni
civili, invece che sulla paura e loppressione. Chiss,  perfino possibile che Cartagine riacquisti la
dignit che merita....
Vitellio not leffetto che le sue parole stavano producendo su Niso, che lo ascoltava con
unespressione piena di fervore. Trattenne un sorriso.
Lo divertiva immensamente la facilit con cui gli uomini si lasciavano sedurre da cause
idealistiche. Fornite loro una serie di ideali abbastanza allettanti con cui illudersi, e potrete ottenere
qualsiasi cosa per amore della causa. Trovate un uomo desideroso di assicurarsi la stima e
lammirazione del prossimo, e avete trovato un fanatico. Questi uomini erano degli sciocchi, si diceva
Vitellio. Peggio che sciocchi.
Erano pericolosi per gli altri, ma soprattutto per se stessi. Gli ideali offuscavano menti illuse.
Lui pensava di vedere il mondo romano come realmente era: semplicemente un mezzo piegato al
volere di chi era abbastanza furbo. Le persone troppo stupide per rendersene conto non erano altro che
strumenti che aspettavano di esser usati da uomini migliori di loro.
O donne, riflett, ricordando labilit con cui Flavia si era data da fare contro limperatore
allinsaputa del marito. Lei e i suoi amici sarebbero potuti riuscire nellintento, se non fosse stato per i
metodi brutali di Narciso e degli agenti imperiali, come lo stesso Vitellio. Rammentava luomo che
avevano dovuto quasi ammazzare di botte prima di fargli sputare il nome di lei. Subito dopo era stato
giustiziato e ora lunico, oltre lui, a conoscenza della complicit di Flavia era Vespasiano.
Cartagine rinata, mormor Niso. Finora ho osato soltanto sognarlo.
Prima, per, dobbiamo togliere di mezzo Claudio, disse Vitellio in tono pacato.
S, sussurr il medico. Ma come?.
Laltro lo fiss, domandandosi fino a che punto potesse spingersi.
Prese unaltra sorsata di vino, prima di proseguire con voce appena pi udibile di quella del
Cartaginese. C un modo. E tu puoi aiutarmi.
Ho bisogno di far arrivare un messaggio a Carataco. Sei disposto a occupartene?.
Il momento della decisione era giunto e Niso si prese la testa tra le mani cercando di ragionare.
Il vino contribuiva a facilitare la cosa, se non altro perch impediva al pensiero logico di interferire con
le emozioni e i sogni. Era chiaro che Roma non lo avrebbe mai accolto nel suo grembo. Che Cartagine
sarebbe stata sempre trattata con durezza e disprezzo.
Che le ingiustizie dellimpero sarebbero continuate, a meno che Claudio non fosse stato
eliminato. La verit era evidente e sgradevole.
Per quanto fosse ubriaco, la prospettiva di ci che doveva fare gli riempiva il cuore di freddo
terrore.
S, tribuno. Me ne occuper io.
...
.
...
Capitolo trentadue.
...
.
...
Dov il tuo amico cartaginese?, chiese Macrone. Era seduto con i piedi sul tavolo, intento a
godersi la vista del fiume. La cena era terminata e minuscoli insetti turbinavano nellultima luce. Si
diede una manata sulla coscia e sorrise, mostrando la macchia rossa lasciata da una zanzara spiaccicata.
Ah!.
Niso?. Catone alz gli occhi dalla lettera che stava compilando sul suo scrittoio da campo, lo
stilo in equilibrio sullorlo del calamaio.
Sono giorni che non lo vedo, signore.
Non mi dispiace. Dammi retta, ragazzo. Meglio evitare persone di quel genere.
Che intendete dire?
Sai, Cartaginesi, Fenici e tutti quei popoli di furbi mercanti. Gente di cui non ci si pu fidare.
Sempre in cerca di un tornaconto personale.
Niso mi  sembrato abbastanza onesto, signore.
Sciocchezze. Voleva qualcosa, come tutti gli altri. Quando ha capito che da te non avrebbe
ottenuto nulla,  sparito.
Io credo invece che sia sparito, come dite voi, a causa della conversazione che abbiamo avuto
la sera in cui ci ha cucinato il pasticcio di pesce, signore.
Pensa quello che vuoi. Macrone si strinse nelle spalle, sollevando una mano per schiacciare
un altro irritante insetto che svolazzava pericolosamente vicino al suo braccio. Manc il bersaglio e la
zanzara vol via con un acuto ronzio. Carogna!.
Mi sembra un po esagerato, signore.
Mi riferivo alla zanzara, non al tuo amico, replic stizzosamente il centurione. Anche se non
so quale dei due sia pi fastidioso.
Se lo dite voi, signore.
Lo dico, e ora ho bisogno di mangiare un po!. Si alz, inarcando la schiena, con le mani sui
fianchi.  tutto pronto per stanotte?.
Era il turno di guardia della centuria sul lato orientale dellaccampamento; a causa delle perdite
subite nella recente battaglia, le ore di vigilanza erano state raddoppiate. Non era regolamentare ma,
come Catone aveva ben presto imparato, il regolamento non costituiva una priorit nella pratica
militare.
S, signore, ho mandato lelenco degli uomini di servizio al quartier generale e per sicurezza
ho organizzato io stesso i giri di ronda.
Ottimo, non voglio che nessuno dei nostri cerchi di farsi un pisolino da qualche parte. Siamo
gi abbastanza pochi, grazie ai nativi. Non possiamo permetterci di peggiorare la situazione lasciando
che qualcuno venga ucciso a sassate mentre dorme.
Catone annu. Dormire durante il servizio di guardia, come molti altri reati analoghi, era un
crimine punito con la morte, e il colpevole veniva giustiziato dai suoi stessi camerati.
Bene allora, se qualcuno mi cerca, sono alla mensa.
Catone lo osserv scomparire nelloscurit con passo energico. Il centurione era riuscito a
procurarsi con linganno alcuni orci di vino da una delle navi da trasporto. Il carico era destinato a un
tribuno della Quattordicesima, che per era annegato andando a fare una nuotata dopo aver bevuto
troppo e la nuova fornitura aveva preso il volo prima che allottuso capitano venisse in mente di
restituirla al mercante gallico.
Questultimo presto si sarebbe accorto che il suo cliente non era pi in condizioni di pagare il
conto, ma il vino sarebbe stato ormai tracannato.
Rimasto solo, Catone si affrett a completare il lavoro quotidiano di amministrazione e mise via
i rotoli. Era loccasione buona per avere un po di pace e tranquillit. Per quanto ammirasse e amasse il
suo superiore, Macrone era fastidiosamente socievole e insistente nei momenti meno opportuni, al
punto di fargli digrignare i denti per la frustrazione, quando lo ascoltava blaterare con il suo fare
marziale.
Il giovane era dolorosamente consapevole di quanto gli fosse difficile andare daccordo con i
camerati, nonostante militasse ormai da mesi nellesercito. La facile, virile giocosit dei legionari lo
irritava terribilmente.
Rozza, ovvia e imbarazzante, era come una seconda natura per loro, ma per lui era impossibile
parteciparvi, se non altro perch qualsiasi suo tentativo di comportarsi alla stessa maniera sarebbe stato
immediatamente smascherato. Non cera nulla di peggio, si diceva, che essere accusato di trattare con
condiscendenza gente socialmente inferiore.
Ogni tanto cercava di portare le conversazioni con Macrone su argomenti pi stimolanti, ma
lespressione vacua e talvolta annoiata che accoglieva i suoi sforzi lo faceva subito ammutolire. Il
centurione compensava la mancanza di raffinatezza con la generosit danimo, il coraggio, lonest e
lintegrit morale, ma adesso Catone aveva bisogno di qualcuno con cui parlare, una persona come
Niso. Si era divertito alla battuta di pesca e aveva sperato di stabilire una vera amicizia con il
Cartaginese. La tranquilla sensibilit del medico era un balsamo per langoscia che lo tormentava. Ma
Niso era stato allontanato dalla rude ostilit di Macrone. Per di pi, sembrava attratto dal tribuno
Vitellio.
Con chi avrebbe potuto confidarsi, ora? Si chiese se potesse risolvere i suoi problemi tenendo
un diario, affidando i suoi affanni alla carta. Meglio ancora, avrebbe scritto a Lavinia sfruttando al
massimo limmagine di tormentato poeta-filosofo che usava per fare colpo su di lei. Nonostante la sua
reazione alle traumatiche esperienze fatte in battaglia, era anche abbastanza intelligente da considerarle
in qualche modo istruttive e in grado di conferirgli unaria vissuta che avrebbe sicuramente
impressionato Lavinia.
Svolgendo con cura un rotolo, intinse lo stilo nel calamaio, elimin linchiostro in eccesso e
pos la punta sulla superficie della pergamena.
Cera ancora abbastanza luce per non dover ricorrere al fioco chiarore della lampada a olio, e si
concentr per riordinare le idee. Per prima cosa, scrisse con nitida calligrafia la formula dapertura:
Quinto Licinio Catone saluta Flavia Lavinia.
Poi si ferm, riflettendo su come affrontare la familiare sfida della prima frase. Aggrott la
fronte nello sforzo di elaborarne una che colpisse senza essere inutilmente ampollosa. Uneccessiva
leggerezza avrebbe messo Lavinia nello stato danimo sbagliato per ci che sarebbe seguito; viceversa,
un tono troppo serio allinizio poteva risultare sgradevole.
Si schiaffeggi la testa.
Andiamo! Pensa!.
Alz lo sguardo per accertarsi che nessuno lo avesse udito e arross incontrando lo sguardo
ammiccante di un legionario di passaggio. Restitu locchiolino con un sorriso imbarazzato, quindi
immerse lo stilo nellinchiostro e scrisse le prime parole.
Mia cara, penso a te in ogni momento libero.
Non male, si disse, e perfettamente vero. Le poche volte in cui non era occupato a svolgere
qualche compito, i suoi pensieri andavano a Lavinia, specialmente a quando avevano fatto lamore a
Gesoriacum poco prima che lei partisse per Roma insieme a Flavia, la sua padrona.
Chin la testa e riprese a scrivere. Ora lispirazione arrivava facilmente, e lo stilo formava le
parole che gli sgorgavano dal cuore facendo rapidamente la spola tra il calamaio e il rotolo. Parl a
Lavinia dellintensit con cui lamava, della passione che gli ardeva nei lombi al suo ricordo e di come
ogni giorno che passava accorciasse la distanza che li separava dal momento in cui sarebbero stati di
nuovo luno tra le braccia dellaltra.
Si ferm per rileggere lo scritto, storcendo la bocca ogni volta che notava unespressione vuota,
un luogo comune o una frase mal costruita.
Ma nel complesso rimase soddisfatto. Ora avrebbe desiderato raccontarle ci che aveva fatto da
quando si erano lasciati, confidarle tutte le cose terribili che lo tormentavano senza che riuscisse a
comprenderle.
Il senso di colpa ripensando alluccisione di un nemico, il lezzo di un campo di battaglia due
giorni dopo, il fumo denso e fetido delle pire funerarie che oscurava il sole e riempiva i polmoni di chi
si trovava sottovento, il luccichio del sangue e degli intestini in una luminosa giornata estiva.
Pi di ogni altra cosa, avrebbe voluto confessare il terrore che gli aveva afferrato le budella
mentre la nave da trasporto si avvicinava alle schiere urlanti dei Britanni sulla sponda opposta del
Tamesis, dire a qualcuno quanto fosse stato vicino a rannicchiarsi tremando sotto la murata gridando il
suo rifiuto di sopportare altra sofferenza.
Ma come sapeva che i camerati avrebbero reagito con disgusto e commiserazione davanti alla
sua debolezza, cos temeva che anche Lavinia potesse pensare che non era un vero uomo. E,
consapevole della propria giovinezza e inesperienza rispetto agli altri legionari, aveva paura che lo
disprezzasse giudicandolo un ragazzino spaventato.
Il crepuscolo aveva ormai ceduto il passo alla notte, illuminata solo dal debole chiarore della
luna calante e tutto sommato Catone decise di fornire a Lavinia soltanto un sobrio resoconto delle
battaglie alle quali aveva partecipato. Accese la lampada e alla luce incerta della fiammella si chin
sulla pergamena, descrivendo in toni semplici e vivaci i progressi della campagna. Aveva quasi finito,
quando Macrone torn dalla mensa imprecando ad alta voce dopo essere inciampato in un picchetto
della tenda.
Chi cazzo ha piantato qui questo coso?. La collera non faceva che rendere pi confuse le sue
parole. Pass barcollando accanto a Catone e si gett pesantemente sul lettino da campo, che cedette
con uno schianto. Il giovane alz gli occhi al cielo scuotendo la testa, poi asciug lo stilo e lo mise via
insieme al rotolo e al calamaio.
Tutto bene, signore?
Un accidenti! Questa dannata merda di letto si  rotta, bofonchi il centurione irritato. Ora
togliti dalle palle e lasciami in pace.
Come desiderate, signore. Catone sorrise e si alz sfiorando la tenda con la testa. Ci
vediamo domattina, signore.
Domattina, perch no?, replic Macrone distrattamente, dimenandosi per liberarsi della
tunica. Alla fine rinunci, accasciandosi sulle rovine della branda. Poi si sollev faticosamente su un
gomito.
Catone!.
Signore?
Domani abbiamo lordine di presentarci dal legato di buonora. Non te ne dimenticare,
ragazzo!.
Dal legato?
S, dal maledetto legato. E adesso vattene e lasciami dormire un po.
...
.
...
Capitolo trentatr.
...
.
...
Il segnale dinizio del primo turno di guardia diurna risuon dal quartier generale, seguito
immediatamente da quelli delle tre legioni accampate sulla riva settentrionale e della quarta ancora
sulla sponda meridionale. Anche se Plauzio aveva con s il grosso delle forze e stava coordinando i
preparativi per la fase successiva dellavanzata, le aquile di tutte e quattro le legioni erano state lasciate
dallaltra parte del fiume, che quindi non era stato ancora ufficialmente attraversato dallesercito.
Lonore sarebbe spettato a Claudio, che avrebbe varcato il Tamesis insieme alle insegne. Sarebbe stato
uno spettacolo magnifico, Vespasiano non ne dubitava. Dallavanzata verso la capitale nemica a
Camulodunum bisognava trarre il massimo vantaggio politico.
Limperatore, indossando una splendente armatura cerimoniale, avrebbe guidato il corteo, e da
qualche parte nel numeroso seguito ci sarebbe stata sua moglie.
Flavia, come tutte le persone vicine allimperatore, sarebbe stata attentamente sorvegliata dagli
agenti imperiali; qualunque sua conversazione sarebbe stata ascoltata di nascosto e riferita a Narciso.
Vespasiano si chiese se il pi fidato liberto dellimperatore avrebbe accompagnato il suo padrone nella
campagna. Dipendeva da quanta fiducia riponeva Claudio in Messalina e nel prefetto della Guardia
Pretoriana a capo delle coorti rimaste a Roma.
Il legato aveva incontrato la donna solo una volta, durante un banchetto a palazzo, ma era stata
sufficiente a fargli capire che dietro labbagliante bellezza si celava una mente astuta e priva di
scrupoli. I suoi occhi, pesantemente truccati secondo lo stile egiziano, lo avevano passato da parte a
parte, e solo a stento egli era riuscito a non abbassare lo sguardo. Messalina aveva sorriso con aria
dapprovazione davanti alla sua temerariet, offrendogli la mano da baciare. Faresti bene a tenerlo
docchio, Flavia, aveva detto. Un uomo che resiste cos facilmente allo sguardo della moglie
dellimperatore sarebbe capace di qualunque cosa. Flavia aveva sorriso a fior di labbra, affrettandosi a
trascinare via il marito.
Strano, pens il legato rievocando lepisodio: era stato lui, non Flavia, a essere considerato un
potenziale cospiratore, sia pur vagamente. Flavia appariva sotto ogni riguardo una moglie fedele e una
cittadina modello e non gli aveva mai dato motivo di temere che potesse fare qualcosa di pi pericoloso
di una visita alle terme.
A ripensarci ora, i pranzi sociali che aveva offerto o cui era stata invitata in sua assenza
sembravano decisamente inquietanti, soprattutto perch alcuni di coloro con cui lei aveva desinato
erano stati successivamente condannati, dopo le indagini svolte da Narciso e dalla sua rete di spie.
Vespasiano non sapeva ancora fino a che punto fosse coinvolta con le persone che complottavano
contro Claudio. Finch non lavesse incontrata faccia a faccia, non poteva averne la certezza. E anche
allora, supponendo che fosse anche solo in parte la spietata traditrice che Vitellio laccusava di essere,
come avrebbe potuto sapere se la sua versione dei fatti era veritiera? La possibilit che Flavia lo
ingannasse senza che lui riuscisse a riconoscere la menzogna lo riempiva di un tremendo senso
dinsicurezza.
Ud un rumore di passi fuori della tenda adibita a ufficio e si affrett a prendere la pergamena
pi vicina: la richiesta di una struttura ospedaliera supplementare da parte del primo medico della
legione.
Vi fu uno scambio di parole pronunciate a bassa voce, poi la sentinella intim: Aspettate qui!.
Il lembo della tenda si apr e un raggio di sole colp lo scrittoio, costringendo Vespasiano a
socchiudere gli occhi mentre sollevava lo sguardo. Che c?
Perdonatemi, signore, c il centurione Macrone con il suo optio. Dice che ha ricevuto lordine
di presentarsi al segnale dellora prima.
Be, allora  in ritardo, brontol Vespasiano. Falli entrare.
La sentinella usc e si fece da parte, tenendo il lembo sollevato. Tutto a posto, signore. Il
legato vi ricever subito.
Due figure entrarono nel fascio di luce, marciarono fino allo scrittoio e batterono i piedi a terra
immobilizzandosi sullattenti.
Il centurione Macrone e loptio Catone a rapporto come da ordini, signore.
Sei in ritardo.
S, signore. Macrone pens per un attimo di scusarsi, ma prefer tacere.
Nellesercito non si accettavano scuse. O facevi come ti era stato ordinato o non lo facevi, e in
tal caso non cerano giustificazioni.
Perch?
Signore?
Perch sei in ritardo, centurione? Il segnale dellora prima  suonato da un pezzo.
S, signore.
Vespasiano sapeva riconoscere lostruzionismo. Quando la sua vista si riadatt alla penombra
della tenda, not che il centurione aveva gli occhi gonfi e appariva stanco. Tenendo conto del suo stato
di servizio, decise che un richiamo non ufficiale sarebbe stato sufficiente. Molto bene, centurione, ma
se accadr di nuovo vi saranno delle conseguenze.
S, signore.
E se vengo a sapere che hai bevuto in servizio, giuro che ti rispedisco a marciare con la truppa.
Mi sono spiegato?
S, signore, rispose Macrone con un enfatico cenno del capo.
Allora, signori, ho un lavoro per voi. Anche se si tratta di un compito importante, non ha nulla
di particolarmente pericoloso e non comprometter la guarigione delloptio. Vespasiano frug tra
alcuni documenti e ne estrasse con cura un piccolo foglio con un sigillo. Ecco il mandato. Riporterete
la vostra centuria a Rutupiae. L troverete i rimpiazzi mandati dallOttava. Voglio che scegliate i
migliori per la Seconda.
Fateli firmare arruolandoli nel nostro organico e lasciate il resto alle altre legioni. Capito?
S, signore.
E se vi sbrigate, potrete caricare i vostri uomini a bordo di una delle navi che portano i feriti
gi alla costa. Ora andate.
Di nuovo solo nella tenda, Vespasiano volse lattenzione a unaltra faccenda che lo
preoccupava. Poco prima, era stato convocato da Plauzio insieme ai comandanti delle altre legioni per
un aggiornamento sugli ultimi tentativi di negoziare con i Britanni. Le notizie inviate da Adminio non
erano buone. La mancata avanzata dellesercito romano sulla capitale di Carataco aveva allarmato le
trib che avevano promesso di schierarsi dalla parte di Roma. Erano state indotte a credere che la
confederazione guidata dai Catuvellauni sarebbe stata messa fuori combattimento nel giro di qualche
settimana. Invece, i Romani si nascondevano dietro le loro difese, mentre Carataco ricostituiva
rapidamente il suo esercito. I Catuvellauni avevano minacciato spaventose rappresaglie contro le trib
che avessero indugiato a unirsi a quelle che gi si opponevano agli invasori. Plauzio aveva risposto
preannunciando, tramite Adminio, terribili conseguenze per chi avesse rinnegato i vaghi accordi presi
con Roma.
Adminio riferiva che le trib avevano proposto un compromesso. Se Camulodunum si fosse
arresa prima della fine della stagione, avrebbero onorato la promessa di fare la pace con i Romani. Ma
se per allora Carataco avesse avuto ancora il controllo della sua capitale, si sarebbero sentite obbligate
a entrare nella confederazione che aveva giurato di distruggere Plauzio e le sue legioni. Grazie al loro
apporto, lesercito di Carataco sarebbe stato numericamente assai superiore a quello del generale.
La ritirata, se non la sconfitta, sarebbe stata inevitabile, e le aquile sarebbero state ricacciate
dalle coste britanniche.
Ancora una volta Vespasiano maled il ritardo forzato per attendere Claudio e la sua corte.
Erano gi trascorse quattro settimane e Plauzio diceva che forse ne sarebbero passate altrettante, prima
di poter avanzare su Camulodunum. Le aquile non sarebbero arrivate davanti alla capitale prima di
settembre, sempre che fossero riusciti ad annientare facilmente Carataco e il suo nuovo esercito. E
questo solo perch limperatore voleva essere presente al momento dellavanzata.
La vanit di Claudio avrebbe potuto ucciderli tutti.
Sulla riva del fiume, i superstiti della Sesta Centuria attendevano pazientemente che venisse
completato limbarco dei compagni meno fortunati.
Gli infermieri portavano con attenzione i feriti su per le rampe dimbarco delle navi da
trasporto, posando le barelle allombra dei tendoni stesi sopra i ponti. Era uno spettacolo deprimente.
Quegli uomini sarebbero stati congedati dallesercito e rimandati a casa senza un arto o con lesioni che
non sarebbero mai completamente guarite. Erano dei camerati, alcuni anche dei buoni amici, e i soldati
della centuria di Macrone li osservavano in silenzio, sapendo quale triste futuro fosse riservato agli
invalidi. Molti soffrivano ancora e gridavano a ogni movimento un po brusco.
Catone percorse limprovvisato pontile in cerca di Niso, nella speranza di poter rinnovare in
qualche modo la loro amicizia. Non fu difficile trovare il Cartaginese. Era in piedi su un cumulo di
sacchi di grano, imprecando e sbraitando ordini agli infermieri che portavano le barelle a bordo delle
navi. Notando il giovane che si avvicinava, lo apostrof bruscamente.
Buon giorno, optio. Cosa posso fare per te?.
A quel tono freddo, Catone, che stava per raggiungerlo, si arrest.
Allora, optio?
Ecco, io... vi volevo soltanto salutare.
Be, lhai fatto. C qualcosaltro?.
Catone lo guard aggrottando la fronte, poi scosse la testa.
In tal caso, se non ti dispiace, ho del lavoro da fare... Fatelo di nuovo e vi butto nel fiume a
calci in culo!, grid allindirizzo di due infermieri che avevano colpito la fiancata dellimbarcazione
con il moncherino della gamba di un ferito troppo pesante. Luomo stava urlando.
Catone attese un altro minuto sperando in un cambiamento nellumore del Cartaginese, ma il
suo atteggiamento gli fece chiaramente capire che non aveva pi nulla da dirgli. Rassegnato, si gir per
tornare alla centuria. Si sedette a una certa distanza da Macrone e rimase a fissare il fiume.
Finalmente anche lultimo ferito fu sistemato a bordo, e il capitano chiam Macrone con un
cenno.
 ora di muoversi, ragazzi! Tocca a voi!.
Gli uomini salirono sulla passerella in fila indiana lasciandosi pesantemente cadere sul ponte,
dove furono accompagnati a prua. Macrone diede loro il permesso di posare lequipaggiamento e
togliersi larmatura.
I marinai scostarono limbarcazione dalla banchina sotto lo sguardo ozioso di alcuni legionari,
mentre gli altri si sdraiavano sulle tavole della coperta per schiacciare un pisolino al sole.
Osservando la riva che si allontanava, Catone vide Niso riportare i suoi infermieri alle
tende-ospedale sul pendio. In quel momento, Vitellio stava scendendo nella direzione opposta. Notando
il Cartaginese, il tribuno lo salut sollevando la mano con un ampio sorriso.
...
.
...
Capitolo trentaquattro.
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...
Bench fossero passati solo due mesi da quando la Seconda Legione era arrivata a Rutupiae, il
forte costruito frettolosamente a difesa dellarea di sbarco era stato trasformato in un vasto deposito di
rifornimenti.
Decine di navi erano ancorate nel canale, in attesa del loro turno di attraccare. Pi di una
dozzina di imbarcazioni erano ormeggiate al molo e centinaia di truppe ausiliarie prelevavano sacchi e
anfore dalle profondit delle stive, ammassandoli sui carri per trasportarli al magazzino.
A poca distanza dalla riva si innalzava una porta fortificata, oltre la quale si estendevano il
terrapieno e la palizzata. Vicino al deposito cera una serie di granai poggiati su bassi supporti di
mattoni e accanto ad essi mucchi ordinatamente separati di anfore piene di olio, vino e birra.
Altre aree erano adibite allo stoccaggio di materiale militare come giavellotti, spade, stivali,
tuniche e scudi.
Un piccolo recinto ospitava una folla di prigionieri britannici che da giorni attendevano sotto il
sole. A tempo debito sarebbero stati ammassati nella stiva di una nave di ritorno in Gallia per poi finire,
dopo un lungo viaggio, nel grande mercato degli schiavi a Roma.
Poco oltre il recinto del deposito cera il mattatoio da campo, dove abili macellai squartavano
maiali e buoi. Su un lato della struttura erano ammucchiati intestini, organi e altre parti inutilizzabili
che luccicavano sotto il sole, mentre stormi di gabbiani si ingozzavano lasciando sbattere
freneticamente le ali e lanciando stridii laceranti che una lieve brezza portava attraverso il canale,
purtroppo insieme al fetore.
Il lezzo aument mentre il trasporto si avvicinava al molo, e pi duno degli uomini di Macrone
si sent rivoltare lo stomaco. Ma a una trentina di metri dalla riva, la nave non fu pi direttamente
sottovento al cumulo di interiora e laria divenne pi respirabile. Catone si afferr al parapetto di legno
e fece alcuni profondi respiri per purificare i polmoni.
Con mano esperta, il timoniere ruot la pesante pala sospesa allanca e limbarcazione accost
agevolmente, presentando la fiancata alla banchina.
Remi!, grid il capitano con le mani a imbuto intorno alla bocca e lequipaggio si affrett a
eseguire lordine tirando dentro i remi e accatastandoli sul ponte. A prua e a poppa cerano marinai
pronti con le gomene e mentre limbarcazione si avvicinava lentamente al molo, le cime furono lanciate
agli uomini in attesa accanto ai pali dormeggio.
Questi ultimi le raccolsero e cominciarono a tirare, portando la nave contro i piloni di legno con
un leggero urto e poi assicurandola in posizione.
Subito una passerella venne sistemata fuoribordo e un tribuno subalterno scese dal pendio e
attravers il pontile, dove decine di uomini erano stesi a terra sulle barelle. Alcuni ausiliari spagnoli
erano accovacciati nei pressi. Giunto sul ponte, il tribuno si guard intorno, vide Macrone e si affrett
verso di lui.
Centurione! Che carico avete?
La mia centuria e qualche ferito, signore. Dopo aver salutato, Macrone tir fuori una tavoletta
cerata dalla sacca che portava alla cintola.
Ecco i miei ordini, signore. Dobbiamo prendere i rimpiazzi per la Seconda Legione e condurli
al Tamesis.
Il tribuno diede unocchiata alla tavoletta e annu vedendo limpronta del sigillo della Seconda
Legione.
Molto bene, fai sbarcare i tuoi e portali su al quartier generale. Vi daranno tende e razioni per
la notte. Muovetevi. Fece un cenno impaziente con la mano e rimase accanto alla passerella
tamburellando con le dita sul parapetto finch lultimo soldato di Macrone fu sceso a terra. Catone lo
ud urlare un ordine e gli ausiliari cominciarono a imbarcare i feriti. Molti esibivano moncherini al
posto di braccia e gambe, mentre un uomo con la testa avvolta in bende insanguinate sbraitava a pieni
polmoni imprecando con parole prive di senso contro tutti quelli che gli erano vicino. Catone lo fiss
rabbrividendo.
Ve ne saranno altri come lui, prima che questa campagna finisca, disse Macrone a bassa
voce.
Preferirei piuttosto morire.
Il centurione osserv il poveretto che si dibatteva con violenza sul barcarizzo, rischiando di
cadere insieme ai portantini nellacqua tra la nave e la banchina. Anchio, ragazzo.
Raccogliendo il proprio bagaglio, Macrone ordin ai suoi di fare altrettanto e i legionari
marciarono su per laltura e varcarono la porta principale del deposito. Al quartier generale, un
mellifluo impiegato civile accett di malavoglia la richiesta di nuovo equipaggiamento mandata
dallintendente della Seconda Legione. Luomo cont rapidamente i componenti della centuria e
assegn loro alcune tende in un angolo del perimetro.
E le nostre razioni?
Potete prendere qualche galletta dalle provviste dellOttava.
Gallette! Non voglio gallette. I miei soldati e io vogliamo carne e pane freschi. Provvedi.
Limpiegato pos lo stilo e si appoggi allo schienale incrociando le braccia. Carne e pane
freschi non sono disponibili. Sono per gli uomini al fronte. E ora, centurione, se non vi dispiace, avrei
del lavoro da fare.
Al diavolo il tuo fottuto lavoro!, sbott Macrone. Lasci cadere il bagaglio e si protese sullo
scrittoio afferrando il malcapitato per la tunica.
Con un energico strattone, lo tir sul piano del tavolo, sparpagliando i documenti e rovesciando
il calamaio.
Stammi a sentire, piccolo stronzo, sibil a denti stretti. Vedi questi uomini? Sono tutto ci
che  rimasto della mia centuria. Gli altri sono morti al fronte. Mi sono spiegato? E tu dove cazzo eri
mentre venivano uccisi?. Respir pesantemente, poi lasci andare lentamente la tunica. Te lo ripeter
solo unaltra volta. Voglio carne e pane freschi.
Voglio che vengano portati alle nostre tende. Se non saranno arrivati prima che venga chiamato
il turno di guardia notturno, torno qui e ti sbudello personalmente. Afferrato il concetto?.
Limpiegato fece un cenno col capo, gli occhi dilatati per il terrore.
Non riesco a sentirti. Alza la voce.
S, centurione.
S cosa?
S, procurer il cibo per i vostri uomini e... forse gradireste anche un po di vino?.
Alle spalle di Macrone, i legionari approvarono rumorosamente. Il centurione sorrise e annu.
Questo  molto gentile da parte tua. Credo che potremo andare daccordo, dopo tutto.
Si gir verso gli uomini, che lo applaudirono prima che li conducesse alle loro tende. Catone
lanci unocchiata di scherno allimpiegato e li segu.
Pur gradendo quelle acclamazioni, Macrone si rendeva conto che doveva imparare a controllarsi
meglio. Aggredire un semplice impiegato non rafforzava la sua autorit. Era colpa della stanchezza e
dei postumi della sbornia, si disse, prendendo mentalmente nota di non bere troppo, quella sera. Poi
ricord che il vino era un regalo: sarebbe stato da villani e da sciocchi non approfittarne. Avrebbe
compensato bevendo meno unaltra volta, decise.
Poco dopo, il centurione era intento a mangiare una tenera bistecca cotta al sangue sulle braci di
un fuoco da campo. Davanti a lui era seduto Catone. Il giovane si pul il sugo della carne e infil di
nuovo lo straccio nella cintura.
Riguardo ai rimpiazzi che avremo domani....
S?
Come procederemo?
Alla vecchia maniera militare. Macrone inghiott prima di proseguire.
Abbiamo la prima scelta. Il fior fiore lo teniamo per la nostra centuria. Una volta raggiunto il
numero che ci occorre, quelli un po meno buoni andranno alle altre centurie della coorte, poi alle altre
coorti e il resto lo lasciamo alle altre legioni.
Non mi sembra molto giusto, signore.
No, non lo , convenne Macrone. Non lo  affatto, ma  una splendida occasione. E adesso
pensiamo a rilassarci. Era ora che avessimo un po di riposo. Perci divertiamoci e sfruttiamo al
massimo questa opportunit, daccordo?
S, signore.
Lidea di reintegrare i ranghi della sua malconcia centuria era gratificante e Macrone mand gi
il vino rimasto nella tazza ammaccata, se ne vers dellaltro e bevve anche quello. Poi emise un potente
rutto che fece voltare gli uomini nelle vicinanze e si stese a terra con le mani incrociate dietro la testa.
Sorrise, sbadigli e chiuse gli occhi.
Qualche istante dopo, un noto e profondo russare si lev dallombra oltre il bagliore del fuoco e
Catone maledisse la sorte che gli impediva di fare altrettanto. Anche gli altri uomini della centuria
avevano mangiato a saziet e bevuto pi del solito, perch almeno per quella notte non avrebbero
dovuto fare turni di guardia. Ormai dormivano quasi tutti e per un po il giovane rimase seduto accanto
al fuoco abbracciandosi le ginocchia. Le fiamme rossastre danzavano con movimenti ipnotici e la sua
mente annebbiata dal vino cominci a riempirsi di seducenti fantasie. Limmagine di Lavinia gli si
present spontaneamente alla mente e egli ne contempl a lungo la grazia prima di poggiare il capo sul
mantello ripiegato e scivolare nel sonno.
...
.
...
Capitolo trentacinque.
...
.
...
Nome?, url Macrone al legionario in piedi davanti allo scrittoio.
Gaio Valerio Massimo, signore.
Trib?
Velina.
Da quanto sei sotto le aquile?
Otto anni, signore. Sette con la Ventitreesima Marzia, prima che venisse sciolta e mi
mandassero allOttava.
Capisco. Macrone annu con espressione seria. La Ventitreesima era stata gravemente
implicata nella rivolta di Scriboniano e aveva pagato a caro prezzo la tardiva lealt verso il nuovo
imperatore. Ad ogni modo, luomo di fronte a lui era un veterano e sembrava un tipo coriaceo.
Soprattutto, il suo equipaggiamento era in condizioni perfette: cinghie e fibbie scintillavano al
sole e indossava la nuova lorica segmentata che stava diventando popolare nellesercito.
Vediamo la tua spada, Massimo, grugn Macrone.
Il legionario port la mano al fianco ed estrasse rapidamente larma dal fodero, poi la gir
presentando limpugnatura al centurione, che lafferr esaminando attentamente la lama. La cura con
cui era trattata saltava subito agli occhi e una lieve sfumatura rivelava un taglio ben affilato.
Ottimo!. Macrone restitu la spada. Entro stasera saprai a quale reparto sei stato assegnato.
Puoi andare!.
Il legionario fece il saluto e si volt allontanandosi a passo di marcia, un po troppo rigidamente
per i gusti del centurione.
Devo arruolarlo nella Seconda, signore?, chiese Catone, che sedeva allo stesso scrittoio con
quattro rotoli spiegati davanti a s. Intinse lo stilo nel calamaio, pronto a scrivere.
Macrone scosse la testa. No, non ci sarebbe molto utile. Guarda la gamba sinistra.
Loptio vide una nitida linea bianca che correva dalla coscia al polpaccio. La rigidit causata nei
tessuti dalla cicatrice costringeva luomo a zoppicare leggermente.
Si troverebbe in difficolt durante una marcia forzata, e soprattutto rallenterebbe gli altri.
Segnalo per la Ventesima.  buono solo per compiti ausiliari.
Macrone alz gli occhi verso la fila di legionari in attesa di destinazione.
Il prossimo!.
Col trascorrere delle ore, il numero dei rimpiazzi da assegnare diminuiva sempre pi, mentre gli
elenchi di nomi sui rotoli si allungavano.
La procedura fu completata solo a tarda sera, quando alla luce della lampada Catone controll le
liste con quella mandata dallOttava Legione, per accertarsi che non fosse stato dimenticato nessuno.
Bisognava riconoscere che Macrone aveva distribuito equamente i nuovi arrivati, in modo che ogni
legione ricevesse effettivi sufficienti a compensare le perdite. Tuttavia, gli elementi migliori erano
andati alla Seconda.
Il mattino dopo Catone si alz allalba e con quattro uomini suddivise i rimpiazzi in base alle
rispettive assegnazioni, affinch si abituassero quanto prima alla loro nuova posizione. Da parte sua,
Macrone si rec al quartier generale per procurarsi lequipaggiamento necessario ai nuovi arruolati
della Seconda. Per qualche motivo le richieste erano finite nel posto sbagliato e un impiegato and a
cercarle lasciando il centurione seduto su una delle panche allineate allesterno. Mentre aspettava, il
centurione cominci a sentirsi come un umile cliente che aspetta il suo protettore a Roma e divenne
sempre pi nervoso, finch la sua pazienza si esaur. Irrompendo nella tenda, vide limpiegato allo
scrittoio con accanto le richieste.
Sono saltate fuori, eh? Adesso verr con te a prendere quelle che ci servono.
Sono occupato. Dovrete aspettare.
No, non aspetto. In piedi, ragazzo.
Non potete darmi ordini, replic laltro sdegnosamente. Io non appartengo allesercito, ma
al servizio imperiale.
Oh, davvero? Devessere una pacchia. Ora andiamo, prima che lo sforzo bellico sia
ulteriormente ritardato per colpa tua.
Come osate? Se fossimo a Roma vi denuncerei al prefetto delle Guardie Pretoriane.
Ma non siamo a Roma, ringhi Macrone, allungandosi sopra lo scrittoio.
Giusto?.
Limpiegato vide la violenza nello sguardo torvo del centurione.
Molto bene, signore, si arrese. Ma sbrighiamoci.
Dipende solo da te. Io non sono pagato a ore.
Seguito da Macrone, il magazziniere si affrett a entrare nel deposito, autorizzando la consegna
di tutte le armi e lequipaggiamento richiesti, inclusi i carri necessari per trasportali fino al Tamesis.
Non posso credere che non abbiate navi disponibili, obiett Macrone.
Purtroppo  cos, signore. Sono state inviate tutte a Gesoriacum per limperatore e i suoi
rinforzi.  per questo che noi siamo stati mandati avanti. Per dare una mano nellamministrazione.
Gi, mi domandavo che ci fate al quartier generale.
Quando  necessario organizzare qualcosa come si deve, replic limpiegato gonfiando il
petto, bisogna chiamare gli specialisti.
Sul serio?, chiese Macrone con aria beffarda. Molto rassicurante.
Dopo il rancio di mezzogiorno, il centurione radun i rimpiazzi destinati alla sua centuria e li
fece schierare davanti alla tenda. Erano tutti ottimi elementi: sani, esperti e con stati di servizio
esemplari. Quando avrebbe guidato di nuovo la Sesta Centuria contro i Britanni, si sarebbero fatti
strada nel cuore dello schieramento nemico. Soddisfatto della scelta, si volse sorridendo verso Catone.
Allora, optio. Ti affido il compito di dare a questa gente il benvenuto nella Seconda Legione.
Devo farlo io, signore?
S, tu.  un buon esercizio per il comando.
Ma signore!.
E di qualcosa di stimolante, aggiunse il centurione, dando una gomitata al subalterno.
Forza, muoviti. Rientr nella tenda e, sedendosi su uno sgabello, cominci ad affilare con calma la
lama del suo pugnale.
Catone rimase solo di fronte agli uomini dallaspetto pi bellicoso che avesse mai visto. Si
schiar nervosamente la gola, raddrizz la spina dorsale nel tentativo di sembrare pi alto e strinse le
mani dietro la schiena, cercando disperatamente le parole adatte.
Bene, sono qui per darvi il benvenuto nella Seconda Legione. Finora abbiamo ottenuto molti
successi in questa campagna e sono certo sarete fieri di farne parte come quando eravate con lOttava.
Lanci unocchiata alle file di visi impassibili e la sua sicurezza vacill.
Io... io penso che i ragazzi della Sesta Centuria vi accoglieranno con gioia; in un certo senso,
siamo come una grande famiglia. Digrign i denti, rendendosi conto che si stava impantanando in una
palude di luoghi comuni. Se avete qualche problema e desiderate parlarne, la mia tenda  sempre
aperta.
Qualcuno sbuff con aria di scherno.
Mi chiamo Catone e sono sicuro che imparer i nomi di tutti voi prima di raggiungere la
legione... Qualcuno ha delle domande?
 Optio!. Un uomo in fondo alla fila alz la mano. I suoi lineamenti sembravano tagliati con
laccetta. Fortunatamente, Catone riusc a ricordare come si chiamava.
Tu sei Cicerone, giusto? Cosa posso fare per te?
Mi stavo solo chiedendo se il centurione sta prendendoci per i fondelli.
Siete davvero il nostro optio?
S, certo che lo sono!. Catone arross.
Da quanto siete nellesercito, optio? Si ud una serie di risatine lungo lo schieramento.
Da quanto basta. Altre domande? Nessuna? Bene, allora. Lappello  allalba. Presentatevi in
ordine di marcia. Potete andare!.
Mentre i rimpiazzi si allontanavano con andatura rilassata, Catone serr irosamente i pugni
dietro la schiena, vergognandosi di se stesso.
Alle sue spalle, Macrone continuava tranquillamente ad affilare la sua lama con la cote. Il
giovane non sopportava lidea di affrontare linevitabile ironia del centurione. Finalmente il rumore
cess.
Catone, vecchio mio.
Signore?
Potresti essere uno dei ragazzi pi intelligenti e coraggiosi con cui abbia mai prestato
servizio.
Il giovane avvamp. Be, grazie signore.
Ma quello che hai fatto era il pi misero discorso di benvenuto che abbia mai sentito. Ho udito
cose migliori alle feste di pensionamento dei contabili. Credevo che sapessi tutto di retorica ispiratrice
e roba del genere.
Ho letto qualcosa sullargomento, signore.
Capisco. Allora faresti meglio a integrare la teoria con un po pi di pratica. Macrone
sogghign, compiaciuto per la felice scelta delle parole.
Si sentiva pi che gratificato dallinsuccesso del subordinato, nonostante la sua raffinata
educazione a palazzo. Come spesso avveniva, la scoperta di un punto debole in un altro uomo suscit
in lui un sentimento di caldo affetto, e egli sorrise al suo optio.
Non prendertela, ragazzo. Hai gi dimostrato a sufficienza quanto vali.
Mentre si sforzava di trovare qualcosa da dire per salvare la faccia, Catone avvert un mormorio
di eccitazione diffondersi per il deposito.
Dalla parte del molo, vide numerosi uomini risalire il pendio per andarsi ad affollare sul
camminamento dietro la palizzata.
Ehi, che succede?. Macrone usc dalla tenda e si avvicin alloptio.
Devessere qualcosa che viene dal mare, opin Catone.
Nel frattempo, la folla affacciata alla palizzata aumentava, mentre altri legionari affluivano
dallaccampamento. Si sentivano delle grida, appena udibili al di sopra del baccano generale.
Limperatore! Limperatore!.
Andiamo!, esclam Macrone, affrettandosi verso il lato opposto del recinto, seguito da vicino
da Catone. Ben presto si trovarono presi in mezzo alla fiumana che correva in direzione del canale. A
spintoni e gomitate, cercarono di farsi strada verso il camminamento.
Largo!, url Macrone. Largo! Fate passare il centurione!.
Riluttanti, gli uomini ubbidirono rispettando il suo grado, e poco dopo pot affacciarsi alla
palizzata con a fianco Catone per osservare il grandioso spettacolo che si presentava nelle acque
antistanti. A qualche chilometro di distanza, nella luce abbagliante del sole pomeridiano, la squadra
imperiale avanzava verso di loro. Al centro, fiancheggiata da quattro triremi che in confronto
apparivano piccole, spiccava lammiraglia dellimperatore. Era una nave imponente, molto lunga e
larga, con la prua e la poppa merlate e due alberi torreggianti dai cui pennoni pendevano enormi vele
purpuree, ben tese per mostrare al meglio le aquile doro che le decoravano. Catone laveva vista una
sola volta prima, a Ostia, e si era stupito delle sue colossali dimensioni. Grandi remi emergevano
allunisono dalle onde, si muovevano scintillando in avanti e tornavano a immergersi senza sforzo
apparente. Dietro di essa, una fila di navi da guerra stava entrando nel canale, seguita dai trasporti e
infine dalla retroguardia, che comparve quando lammiraglia si stava ormai avvicinando alla riva con
tutta la maestosa grazia conferitale dal suo equipaggio altamente addestrato. Il suo pescaggio era tale
che se avesse tentato di attraccare al pontile sarebbe finita in secca. Pertanto, il gigantesco vascello si
ferm a quattrocento metri da terra, e a prua e a poppa vennero filate le ancore. Le triremi proseguirono
verso la banchina, i ponti brulicanti di uniformi bianche della Guardia Pretoriana.
Una volta ormeggiate, i pretoriani sbarcarono ordinatamente e andarono a schierarsi lungo il
pendio davanti al deposito.
Riesci a vedere limperatore?, chiese Macrone. I tuoi occhi sono pi giovani dei miei.
Catone esamin il ponte dellammiraglia scrutando lo stuolo dei cortigiani che lo gremivano,
ma non vide segno di particolare deferenza e scosse la testa.
I legionari attendevano ansiosamente di vedere Claudio. Qualcuno cominci a scandire:
Vogliamo limperatore! Vogliamo limperatore!, subito seguito da tutti gli altri. Il grido echeggi
lungo la palizzata e si diffuse sul canale verso lammiraglia. Ma non cera traccia dellimperatore,
nonostante vari falsi allarmi, e lentamente lumore cambi, passando dalleccitazione alla delusione e
poi allapatia, mentre i pretoriani venivano fatti marciare oltre il mattatoio e iniziavano a preparare il
campo per la notte.
Perch limperatore non sbarca?, domand Macrone.
Avendo trascorso linfanzia al palazzo imperiale, Catone ricordava i lunghi protocolli che
accompagnavano i movimenti ufficiali dellimperatore e poteva indovinare facilmente il motivo del
ritardo. Penso che sbarcher domani, quando sar tutto pronto per la cerimonia di accoglienza.
Oh. Il centurione ci rimase male. Nulla che valga la pena di vedere stasera, allora?
Ne dubito, signore.
Bene, immagino che avremo qualcosa da fare anche noi. E c ancora un po di quel vino che
aspetta di essere bevuto. Vieni?.
Il giovane conosceva ormai abbastanza bene il centurione da riconoscere la differenza tra una
scelta e un ordine espresso garbatamente.
No, grazie, signore. Vorrei rimanere a guardare ancora un po.
Come preferisci.
Cominciava a imbrunire e gli altri uomini sul camminamento stavano lentamente andandosene.
Catone infil un gomito tra due pali e poggi il mento sul palmo osservando la squadra che gremiva il
canale intorno allammiraglia. Alcune navi avevano a bordo soldati, altre i servi della famiglia
imperiale, altre ancora i membri dellentourage abbigliati con abiti costosi. Pi al largo erano ancorati
alcuni grandi trasporti, con strane gibbosit grigie che sporgevano oltre il bordo delle stive.
Una volta sbarcati i pretoriani, le triremi si allontanarono dalla banchina lasciando il posto ai
trasporti e Catone ebbe una chiara visione del loro carico.
Elefanti!, esclam.
La sua sorpresa fu condivisa dai pochi uomini rimasti lungo la palizzata.
Era pi di un secolo che non si usavano elefanti in battaglia. Bench costituissero uno
spettacolo terrificante per coloro che si trovavano ad affrontarli, soldati ben addestrati erano in grado di
neutralizzarli facilmente. E, se mal guidati, potevano rivelarsi pericolosi non solo per i nemici. Gli
eserciti moderni non se ne servivano pi e gli unici che Catone avesse mai visto erano quelli nei recinti
dietro il Circo Massimo.
Che cosa ci facessero in Britannia, soltanto gli di lo sapevano.
Sicuramente, pens, limperatore non aveva intenzione di impiegarli in combattimento.
Dovevano essere l per qualche motivo cerimoniale o per mettere una paura del diavolo ai Britanni.
Mentre osservava uno dei trasporti, una sezione della murata venne tolta e un largo barcarizzo
abbassato sul pontile. I marinai calarono una pesante rampa nella stiva e sparsero su questa e sulla
passerella un miscuglio di paglia e terra, il cui odore familiare aveva lo scopo di tranquillizzare gli
animali dopo il difficoltoso viaggio per mare da Gesoriacum.
Accertatosi che tutto fosse a posto, il capitano impart lordine di sbarcarli. Un minuto dopo, tra
barriti pieni di nervosismo, un conduttore pungol il primo, facendolo salire sulla rampa fino al ponte.
Anche se non era uno spettacolo nuovo per Catone, limprovvisa comparsa della grande massa
grigia con le sue temibili zanne gli fece trattenere il respiro per lemozione, prima di ricordare che si
trovava in un punto abbastanza sicuro. Il conduttore colp con la verga la nuca del bestione, che
cominci a scendere pesantemente facendo inclinare leggermente la nave. Dopo qualche passo si ferm
sollevando la proboscide, ma luomo lo percosse di nuovo e, con evidente sollievo dellequipaggio,
riusc a fargli raggiungere la banchina.
Quando le operazioni di sbarco terminarono, stava ormai scendendo la notte e gli elefanti
furono condotti in un recinto a una certa distanza dal deposito per evitare che spaventassero gli altri
animali. Mentre Catone e i legionari rimasti li osservavano muoversi con la loro curiosa andatura
dondolante, i trasporti lasciarono il molo per consentire lattracco ad altre imbarcazioni, questa volta le
eleganti navi da guerra che avevano a bordo la servit e lentourage dellimperatore. Dalle passerelle si
rivers llite sociale di Roma: patrizi in toga orlata di porpora e le loro mogli in esotici abiti di seta e i
capelli splendidamente acconciati.
Dietro di essi scese la nobilt minore, gli uomini in costose tuniche, le donne in decorose stole.
Infine furono sbarcati i bagagli, portati a spalla da file di schiavi attentamente sorvegliati dai
maggiordomi per accertare che non rompessero nulla.
Mentre le varie famiglie si raggruppavano sul molo, gli impiegati del quartier generale si
aggiravano controllando nomi sugli elenchi e scortando gli ospiti alle tende allestite in unarea
fortificata annessa al deposito.
Pochi dei nuovi arrivati si degnavano di alzare gli occhi verso i legionari allineati lungo la
palizzata intenti a fissare pieni di meraviglia la vistosa ricchezza dellaristocrazia romana, il cui stile di
vita dipendeva dal sangue e dal sudore versati da loro.
Mentre Catone lasciava vagare lo sguardo sulla pittoresca folla che gremiva la banchina,
improvvisamente un volto attrasse la sua attenzione.
Sent il cuore battere forte e le pulsazioni aumentare rapidamente.
Trattenendo il fiato, assapor la visione dei lunghi capelli neri trattenuti da pettini, dellelegante
linea scura delle sopracciglia e del viso ovale che terminava nella delicata punta del mento. La giovane
indossava una vivace stola gialla che metteva in risalto le snelle curve del corpo. Era lei, non poteva
sbagliarsi, e rimase a guardarla abbagliato, desideroso di gridare il suo nome, ma non osando farlo. La
vide voltarsi di nuovo verso la sua padrona e riprendere la conversazione.
Allontanandosi dalla palizzata, Catone corse verso la porta principale del deposito. Tutta la
stanchezza delle ultime settimane scomparve alla prospettiva di stringere di nuovo Lavinia tra le
braccia.
...
.
...
Capitolo trentasei.
...
.
...
Lavinia!, grid Catone facendosi largo tra il seguito dellimperatore, incurante delle
esclamazioni di sconcerto e delle imprecazioni che accompagnavano il suo passaggio. A breve distanza
davanti a s vide balenare la stola gialla in uno spiraglio tra la folla, e si lanci in quella direzione
chiamando di nuovo a gran voce: Lavinia!.
Udendo invocare il suo nome, lei si gir e i suoi occhi si posarono su Catone, che stava
infilandosi tra un senatore e sua moglie a una ventina di metri di distanza.
Catone?.
Donna Flavia si volt per seguire lo sguardo di Lavinia e un sorriso le illumin il volto quando
scorse il giovane che aveva conosciuto a palazzo dieci anni prima. Bench fosse solo una figura minore
a corte, si era interessata al timido ragazzo, facendo in modo che avesse accesso alla biblioteca e
proteggendolo il pi possibile dalle prepotenze degli schiavi imperiali. In cambio, Catone le era sempre
stato assolutamente fedele.
Ma dico!, protest il senatore. Guarda dove vai, idiota!.
Catone lo ignor, superando di corsa gli ultimi metri, mentre la giovane lo salutava
gioiosamente precipitandosi tra le sue braccia. Rimasero stretti luno allaltra per un momento, poi lui
si stacc sollevando le mani per carezzarle le guance morbide, turbato ancora una volta dalla
misteriosa, penetrante bellezza dei suoi occhi. Lavinia non pot fare a meno di prorompere in una risata
di pura felicit, e Catone rise con lei.
Oh, Catone! Speravo tanto di trovarti qui!.
Be, eccomi!. Si chin a baciarla sulla bocca, prima che la sua maledetta timidezza gli
ricordasse che si trovavano in mezzo alla folla. Si tir indietro, guardandosi intorno. Varie persone li
stavano fissando, alcune con espressione sorpresa e divertita, altre accigliate davanti alla sconvenienza
di un simile comportamento in pubblico. Il senatore aveva ancora unaria irritata. Catone gli lanci un
sorriso di scusa e riport lo sguardo su Lavinia.
Co... cosa ci fate qui? Credevo che foste in viaggio per Roma.
Lo eravamo, disse Flavia, avvicinandosi alla coppia. Avevamo appena raggiunto Lutetia,
quando ho ricevuto da Narciso lordine di tornare a Gesoriacum e attendere larrivo dellimperatore.
Ed eccoci qui!, concluse allegramente Lavinia. Poi abbass gli occhi e not la livida cicatrice
sul braccio di Catone. Oh, no! Che ti  successo? Stai bene?
Sto benissimo.  solo una scottatura.
Mio povero piccolo, tub lei, baciandogli la mano.
Te la sei fatta medicare come si deve?, chiese Flavia, esaminando la ferita. So come
lavorano questi ciarlatani dellesercito. Non mi fiderei di loro nemmeno per farmi curare un
raffreddore.
Tanta attenzione stava mettendo in imbarazzo il giovane, che ripet che era tutto a posto: s,
aveva un brutto aspetto, ma stava guarendo; no, non cerano altre ferite; s, avrebbe cercato di essere
pi prudente in futuro; no, non era colpa di Macrone.
E ti sono davvero mancata?, domand Lavinia a bassa voce, guardandolo intensamente.
I pesci non vivono forse nel mare?, replic Catone sorridendo.
Oh, tu!, protest lei colpendolo al petto con i piccoli pugni. Potevi dire semplicemente s.
Be, allora s. Mi sei mancata. Moltissimo. La baci di nuovo, facendo scorrere
automaticamente una mano gi per la schiena fino alla curva dei glutei. Lavinia ridacchi. Per Giove!
Non puoi proprio aspettare, eh?.
Lui scosse la testa.
In tal caso, gli sussurr lei allorecchio, dovremo trovare un posticino un po pi tardi....
State a sentire, si intromise Flavia. Mi dispiace interrompere questa disdicevole rimpatriata
amorosa, ma non credete che sarebbe meglio andare in un luogo pi appartato?.
Le tende allestite per lentourage imperiale erano lussuosamente arredate e per Catone,
disabituato ormai da quasi un anno a un simile stile di vita, rappresentavano un gradito, sia pur
temporaneo, cambiamento rispetto ai rozzi alloggiamenti riservati ai legionari. Donna Flavia, Lavinia e
lui erano seduti su pesanti sedie di bronzo disposte intorno a un basso tavolo, su cui pasticcini e
antipasti erano sistemati ad arte in vassoi doro. Catone sedeva accanto a Lavinia, mentre Flavia si
trovava dallaltra parte del tavolo, dove la luce delle lampade a olio era pi fioca.
Hanno un aspetto allettante, approv Catone indicando gli elaborati spuntini, memore della
misera gavetta che lo aspettava nella sua tenda.
Non li ho preparati io, disse Flavia. A mio marito non piacciono i fronzoli. Fanno parte del
servizio che Narciso ha organizzato per il seguito dellimperatore. Nel caso soffrissimo di nostalgia.
Piuttosto appetitosi, non  vero?. Lavinia sorrise, facendo balenare i denti perfetti. Prese un
pasticcino ripieno e lo port alla bocca, facendo cadere delle briciole. Catone osserv la piccola
cascata, abbassando gli occhi sul petto di lei. Poi si affrett a rialzarli arrossendo.
Sicuramente invitanti, mia cara. Flavia allung una mano spazzolando abilmente la stola
della sua ancella. Ma sono soltanto degli spuntini, alla fin fine. Non bisognerebbe preoccuparsi troppo
delle apparenze.
 la sostanza che conta. Dico bene, Catone?
S, mia signora. Il giovane annu, chiedendosi perch mai Flavia stesse cercando di metterlo
in guardia contro Lavinia. Ma dal momento che la sostanza di una cosa  sempre oggetto di
congetture, non faremmo meglio a giudicare semplicemente dalle apparenze?.
Pensala pure cos, se vuoi. Flavia si strinse nelle spalle, per nulla impressionata dal facile
sofisma. Temo per che la vita si riveler una dura maestra, se persisterai in questa opinione.
Catone fece un cenno dassenso. In realt non era daccordo, ma non voleva correre il rischio di
turbare la felice atmosfera dellincontro.
Posso avere ancora del vino, mia signora?.
Flavia schiocc le dita e uno schiavo con una caraffa usc rapidamente dallombra in fondo alla
tenda. Il giovane sollev la coppa e luomo la riemp, per poi ritirarsi discretamente, rimanendo
immobile e silenzioso come prima.
Non ne berrei troppo, osserv Lavinia con un sorriso impertinente, dandogli un colpetto nelle
costole.
Alla vostra salute, signora, esclam Catone. Alla vostra e a quella di vostro marito.
Flavia ringrazi abbassando graziosamente la testa, poi si appoggi allo schienale fissando il
giovane optio. E il legato sta conducendo una campagna vittoriosa?.
Catone non rispose subito. La campagna stava senza dubbio avendo un esito positivo, ma il
ricordo di come tale successo era stato conseguito fino a quel momento dagli uomini delle legioni era
ancora troppo vivido per provare un senso di trionfo. Qualunque vittoria esaltata in futuro dagli storici
scrivendo non avrebbe mai tenuto conto del dolore, del sangue, della sporcizia e della tremenda
stanchezza che era costata. Nella sua mente balen una chiara immagine di Piras fatto a pezzi mentre
lottava per liberarsi dal fango. Sapeva che la sua morte sarebbe stata considerata un dettaglio troppo
piccolo per meritare un posto nella storia.
S, mia signora, disse scegliendo con cura le parole. Il legato ha avuto la sua parte di gloria.
La Seconda si  comportata piuttosto bene.
Pu darsi. Ma temo che la plebe voglia eroismo, non competenza.
Catone sorrise con amarezza. Tecnicamente, il suo recente status di cittadino romano lo
collocava tra quei plebei menzionati con tanto disprezzo da Flavia. Tuttavia, losservazione era valida.
La Seconda se l cavata con onore in ogni battaglia che ha combattuto.
Potete essere fiera di vostro marito. Ma sembra che qualcuno stia aiutando i Britanni.
Davvero?
S, mia signora. Abbiamo scoperto che usano frombole e spade romane.
Le hanno prese ai nostri uomini?
Non credo. Finora abbiamo sempre vinto e non hanno avuto alcuna possibilit di raccoglierle
sul campo di battaglia. Devono riceverle da qualcuno.
E chi potrebbe essere questo qualcuno?
Non ne ho la minima idea, mia signora. So solo che il legato sta indagando sulla questione
dietro richiesta del generale.
Capisco. Flavia annu pensierosa, tormentando lorlo della veste.
Senza alzare gli occhi, prosegu: Be, a questo punto credo che voi due abbiate qualcosa da
dirvi.  una bella sera per una passeggiata.
Una lunga passeggiata, immagino.
Lavinia balz in piedi, afferrando la mano di Catone. Il giovane si alz, abbassando il capo in
segno di rispetto per Flavia. Sar un piacere per me rivedervi, mia signora.
E io sar felice di rivedere te, Catone.
Lavinia fece strada verso luscita della tenda. Un attimo prima che scomparissero, Flavia grid
loro dietro: Divertitevi, finch potete.
...
.
...
Capitolo trentasette.
...
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...
Mancava poco allalba e una nebbia biancastra si era levata dal canale, avvolgendo la porta del
deposito come un viscido sudario illuminato dal bagliore morente delle torce sul camminamento. Gli
uomini erano silenziosi mentre aspettavano incolonnati nei rispettivi reparti, le rare e sommesse
conversazioni punteggiate da occasionali colpi di tosse: i polmoni non erano abituati allaria umida
dellisola. Avevano davanti una lunga giornata di marcia. La tiepida farinata davena inghiottita in
fretta pesava come una pietra nei loro stomaci.
Una nuova vita attendeva la maggior parte di essi in una legione di cui avevano solo sentito
parlare e nella quale sarebbero stati accettati malvolentieri nei primi mesi, finch non avessero
dimostrato di essere migliori di quanto suggerisse il loro status di riserve. Per alcuni il trasferimento in
ununit combattente si sarebbe rivelato abbastanza agevole, dal momento che erano stati mandati
allOttava da una delle legioni di frontiera.
In vista dellinvasione della Britannia, lo stato maggiore imperiale aveva richiamato coorti di
veterani dalle legioni che tenevano sotto controllo barbari inattivi, assegnandole temporaneamente
allOttava in Gallia.
I legionari pi anziani che avevano sperato di terminare pacificamente la loro carriera sotto
laquila erano naturalmente contrariati per il fatto di dover partecipare alla fase decisiva della
campagna di quellanno.
Non avevano pi la forza e lagilit di un tempo e le probabilit di sopravvivere alle future
battaglie non erano incoraggianti.
Poi cerano i giovani, le reclute fresche di addestramento che temevano i loro ufficiali pi del
nemico. In lucenti loriche segmentate il cui costo sarebbe stato trattenuto per molti anni dai loro grami
salari e tuniche rosse che ancora non avevano cominciato a scolorire, e con le else delle spade non
ancora levigate dalluso, erano impazienti di entrare in azione e acquisire la spavalderia dei veterani.
Macrone raggiunse loptio a grandi passi. Tutti presenti?, chiese, allacciandosi il sottogola
dellelmo.
S, signore.
Allora muoviamoci. Si volse verso la testa della colonna appena visibile nella foschia e grid:
Serrate i ranghi!.
Gli uomini si disposero rapidamente in fila per quattro.
Colonna pronta!... Avanti, marsch!.
Perfino le reclute pi inesperte avevano compiuto abbastanza esercitazioni da rispondere
immediatamente al comando e la colonna si mosse come un sol uomo nel regolare ordine di marcia.
Lumidit assorbiva il calpestio degli stivali sul terreno gessoso. Con Catone al fianco, il centurione
attese che lavanguardia li superasse, prima di prendere il suo posto davanti al grosso delle truppe.
Mentre varcavano la porta principale del deposito, Catone sollev lo sguardo verso il camminamento
scrutando il profilo indistinto della palizzata finch individu Lavinia. Alz rapidamente una mano
perch lei lo vedesse e sent un tuffo al cuore quando la giovane agit un braccio in risposta.
Immagino che tu non abbia dormito molto, eh?
No, signore. Catone torn a girarsi. Per niente, in realt.
Buon per te, ragazzo!. Macrone gli diede una gomitata nelle costole, ma loptio non se la
prese per la sua rudezza. Ti senti meglio, ora? Io trovo che una sveltina tra lerba mi faccia sentire
fresco come una rosa.
Non  stata proprio tanto svelta, signore. Catone non riusc a trattenere uno sbadiglio.
Capisco. Be, cerca di non addormentarti durante la marcia. Provaci, e ti lascio alle tenere cure
dei Britanni.
Il percorso per tornare alla legione era lo stesso lungo il quale lesercito era avanzato solo poche
settimane prima. Nel frattempo, i genieri si erano dati molto da fare. Il terreno ai lati della pista era
stato liberato dai cespugli e da qualsiasi possibile nascondiglio per le forze nemiche e ogni altura e
guado era difeso da un piccolo forte presidiato da ausiliari.
La colonna dei rimpiazzi super una fila di carri carichi di provviste ed equipaggiamento per le
legioni. Nella direzione opposta, carri vuoti tornavano dal fronte diretti al deposito, dove avrebbero
caricato rifornimenti per il viaggio successivo. Ci rientrava nella meticolosa ed efficiente
organizzazione romana per far s che lavanzata su Camulodunum venisse effettuata con le truppe
adeguatamente armate e nutrite.
Quando fossero nuovamente scese in campo, le legioni avrebbero avuto alla loro testa
limperatore in persona, accompagnato dalle coorti dlite della Guardia Pretoriana e dai grandi elefanti
destinati a fare il vuoto tra le file del nemico. Catone provava quasi pena per i nativi.
Ma non del tutto. Non dopo il terrore e la disperazione delle recenti battaglie. Ci che ora
desiderava era una rapida conclusione della campagna, ununica strepitosa vittoria che togliesse ai
Britanni ogni velleit di opporsi allinevitabile. Se i Romani fossero riusciti ad annientare
definitivamente Carataco e il suo esercito, sicuramente le altre trib si sarebbero rese conto
dellinutilit di resistere. Un giorno lisola sarebbe divenuta una provincia, su questo non vera dubbio.
Non adesso che limperatore era l. Non importava quante legioni o elefanti sarebbero occorsi; i
Britanni sarebbero stati sottomessi. Catone promise a se stesso, quando tutto fosse finito, di trovare il
modo per stare con Lavinia.
Ogni sera, quando anche lultima luce era scomparsa, Macrone dava lalt ai suoi uomini per
trascorrere la notte in uno dei campi di marcia temporanei annessi ai forti. Prima dellalba li svegliava e
la colonna era gi in cammino quando il sole non era ancora spuntato sul lontano orizzonte. Oltre a
costituire una prova per i nuovi arrivati, landatura forzata rifletteva il desiderio del centurione di
tornare alla base. Era gratificante constatare che nessuno degli uomini che aveva scelto per la sua
centuria usciva dai ranghi per unirsi al gruppo dei ritardatari sfiniti destinati alle altre legioni. Solo una
manciata di quelli selezionati per la Seconda non riusciva a mantenere il passo. Vespasiano sarebbe
stato contento dei suoi rimpiazzi. Con simili soldati, la Seconda si sarebbe fatta uneccellente
reputazione nel resto della campagna. E il legato, come Macrone sapeva, non era uomo da dimenticare
chi lo serviva bene.
Sembrava strano ripercorrere una via conquistata di recente a un prezzo tanto alto. Ecco la
foresta dove la Seconda era caduta in unimboscata tesa da Togodumno e dove sarebbe stata fatta a
pezzi se non fosse intervenuta tempestivamente la Quattordicesima. Il centurione riconobbe perfino la
quercia sullaltura dove aveva ucciso in duello il capotrib, mentre fuggiva con i suoi verso le paludi.
Il giorno dopo attraversarono il Medway su un ponte di barche nel punto in cui appena qualche
settimana prima i loro camerati erano stati investiti da una tale pioggia di frecce e colpi di frombola che
lacqua del fiume si era tinta di rosso. Da qui, seguirono la strada che si dirigeva a nord superando un
crinale non molto alto e scendendo poi verso il Tamesis attraverso acquitrini pieni di ginestre spinose
fino alla fortezza sulla sponda meridionale, dove attesero di essere traghettati per raggiungere il grosso
dellesercito. Il ponte era quasi terminato e i genieri stavano lavorando sodo per completarlo in tempo
perch limperatore potesse guidare le aquile e i suoi rinforzi in territorio nemico.
La colonna aspett stancamente mentre i trasporti facevano la spola tra le due rive. Finalmente
venne il turno dei rimpiazzi della Seconda.
Una volta sbarcati, Macrone conged la sua centuria e condusse gli altri al quartier generale
della legione facendoli sfilare lungo lampio viale davanti alla porta principale. Poi si rec alla tenda
adibita a ufficio per consegnare lelenco dei nuovi arrivati, su cui aveva evidenziato i nomi di quelli
destinati al suo reparto.
Si direbbe che tu abbia scelto solo i migliori per noi, centurione.
Macrone si volt, mettendosi immediatamente sullattenti alla vista del legato.
S, signore. I migliori.
Ben fatto. Vespasiano indoss lelmo con il cimiero rosso vivo.
Ora andr a presentarmi ufficialmente.
Nel frattempo, dopo aver lasciato lequipaggiamento nel suo alloggio, Catone and in cerca di
Niso, deciso a scoprire il motivo della freddezza del medico. Non aveva ancora raggiunto let nella
quale le opinioni altrui non sono pi un fattore determinante. Si sforzava in tutti i modi di essere degno
di rispetto e voleva che il Cartaginese gli spiegasse perch aveva cambiato idea sulla loro amicizia.
Ma Niso non era nellospedale da campo, n nella sua tenda o sul molo.
Alla fine, Catone chiese a uno degli infermieri dove potesse trovarlo.
Niso?. Luomo inarc le sopracciglia.
Il giovane annu e il viso dellinfermiere sillumin.
Siete quel suo amico, vero? Strano che non sappiate nulla.
Che non sappia cosa?. Catone si sent gelare il sangue. Ero altrove.
Che  successo?
Niso se n andato.
Andato?
Sparito. Due giorni fa.  uscito dallaccampamento per andare a pescare e non  pi tornato.
Chi  stato lultimo a vederlo?
Non lo so. Linfermiere si strinse nelle spalle. Doveva incontrare qualcuno al fiume e non 
pi ricomparso. Questo  ci che dice il rapporto.
Chi avrebbe dovuto incontrare?
Un tribuno. Quello anziano.
Vitellio. Catone annu lentamente.
...
.
...
Capitolo trentotto.
...
.
...
Era ormai mezzogiorno quando Vespasiano raggiunse lultimo degli avamposti fortificati che
circondavano laccampamento principale.
Non aveva avvertito dellispezione, preferendo visionare ciascuna guarnigione nel normale
grado di efficienza operativa, piuttosto che intenta a offrire il meglio di s in occasione della visita di
un ufficiale superiore. Rimase soddisfatto nel vedersi sbarrare il passo prima di ogni postazione e
rifiutare il permesso di proseguire senza la parola dordine.
Allinterno, la maggior parte dei fortilizi era ben organizzata, con le armi della fanteria a portata
di mano e unadeguata scorta di munizioni sulle piattaforme delle baliste.
Lultimo avamposto non faceva eccezione e quando Vespasiano varc lentrata al piccolo trotto
si trov davanti una schiera di legionari. Il loro optio impart lordine di richiudere la porta appena
lultimo uomo della scorta fu dentro.
Chi sono quelli, Catone?, chiese il legato, indicando i soldati mentre smontava. Una guardia
donore?
Una precauzione, signore, rispose il giovane salutando. La porta  sempre il punto pi
debole di una difesa.
Archimede?
S, signore. Dal suo trattato sulla guerra dassedio.
Be, ha ragione, e tu fai bene a dargli ascolto. Quali sono le tue forze?
Quaranta uomini, signore. E laltra met della centuria  nellavamposto vicino con il
centurione Macrone.
Quindi il vostro organico  di nuovo al completo, con i rimpiazzi migliori.
Dora in avanti non posso aspettarmi altro che il massimo dalla Sesta Centuria della Quarta
Coorte. Fate in modo di non deludermi.
S, signore.
Ora diamo unocchiata in giro.
Vespasiano si avvi a grandi passi per iniziare la sua ispezione, seguito ansiosamente dalloptio.
Esamin le tende per accertarsi che non vi fossero tiranti allentati, cuciture strappate e coperte fuori
posto, e la latrina per controllare che non avesse raggiunto il livello oltre il quale doveva essere
riempita per scavarne unaltra. Poi sal sul terrapieno e percorse la palizzata. Giunto alla piattaforma
delle macchine da guerra, verific attentamente i meccanismi di caricamento per assicurarsi che fossero
sufficientemente ingrassati e annu con aria dapprovazione avvertendo lodore dellolio di lino sui
bracci di torsione. Stava provando i congegni delevazione, quando si ud un grido dalla torre di
guardia.
Nemico in vista!.
Il legato e loptio alzarono immediatamente lo sguardo verso la sentinella sullimpalcatura
sopra di loro.
Da quale direzione e quanti sono?, chiese seccamente Catone.
Da ovest, signore! A circa tre chilometri. Il legionario punt il giavellotto.
Un piccolo gruppo di cavalieri, forse quindici o venti. Vengono da questa parte.
Andiamo!. Vespasiano sinerpic per primo su per la scaletta di legno.
Emerse sulla piattaforma e si port al fianco della sentinella, seguito dalloptio.
Laggi, signore. Luomo indic unaltura in lontananza. Il legato scorse le minuscole sagome
di alcuni cavalli che galoppavano sollevando una nuvola di polvere. Il terreno era per lo pi erboso,
punteggiato da qualche boschetto di querce, ma i cavalieri non facevano alcun tentativo di nascondersi,
dirigendosi direttamente verso il forte.
Non credo che abbiano intenzione di attaccarci, mormor Vespasiano.
Tuttavia, signore, penso sia meglio tenerci pronti.
Molto bene.
Catone impart un ordine e la mezza centuria afferr le armi disponendosi lungo la palizzata. Il
legato continu ad osservare i cavalieri, che si stavano rapidamente avvicinando. Not che erano divisi
in due gruppi. Il primo era formato da tre uomini, e dal modo in cui continuavano a guardarsi alle
spalle, era chiaro che qualcuno li inseguiva. Si cominciavano a udire le grida concitate degli
inseguitori.
Caricate le baliste!, grid Catone verso la palizzata. Gli addetti alle macchine azionarono le
leve di caricamento e lo scatto dei denti darresto si sovrappose al vocio dei soldati che seguivano la
caccia.
Leccitazione era comprensibile ma non tollerabile, e il legato guard loptio inarcando un
sopracciglio. Il giovane si affacci al parapetto.
Silenzio l sotto! Il prossimo che apre bocca sar punito!.
I cavalieri erano ormai a quattrocento metri e Vespasiano vedeva chiaramente i mantelli
purpurei e i lunghi capelli svolazzanti degli inseguiti.
La distanza tra i due gruppi si era ridotta a poche decine di metri e gli inseguitori emettevano
urla di trionfo preparandosi ad abbattere le prede con le loro lance acuminate. A un tratto, luomo pi
vicino allavamposto sollev lo sguardo e agit il braccio verso i Romani.
Vespasiano trasal.  Adminio! Fai aprire la porta, optio! Sbrigati, ragazzo!.
Il picchetto di guardia allentrata tolse la sbarra e spalanc i battenti.
Catone ordin agli uomini alle macchine di tenersi pronti a lanciare.
Mirate al secondo gruppo. Lanciate appena il primo  fuori pericolo!.
Tra prede e cacciatori cerano ormai non pi di quindici metri. Adminio e le sue guardie del
corpo cambiarono bruscamente direzione formando un arco e avvicinandosi lateralmente alla porta,
liberando cos il campo al tiro delle macchine. Un legionario azion la leva di lancio e il proiettile part
con uno schiocco secco. Il dardo attravers la gola di uno dei Britanni e and a piantarsi nella fronte del
cavallo dietro di lui. Animale e cavaliere caddero in una confusa massa scalciante davanti a quelli che
sopraggiungevano. Solo alcuni riuscirono a superare lostacolo, continuando linseguimento. Quando
vide la porta spalancata, il Britanno che era in testa si rese conto di aver perso la partita e scagli la
lancia verso Adminio e i suoi. Lasta vol con una traiettoria curva e colp tra le scapole luomo pi
arretrato, che croll al suolo mentre Adminio spronava la cavalcatura entrando nel forte.
I soldati del presidio uscirono allaperto presentando gli scudi e i giavellotti ai Britanni. Alla
vista dei legionari i cavalieri si arrestarono, i lineamenti contratti per la rabbia e la frustrazione.
Uccideteli!, grid Catone dalla torre di guardia. Usate i giavellotti!.
Lordine fu eseguito allistante e pochi secondi dopo altri due assalitori caddero nella pista
polverosa. Gli altri fuggirono al galoppo, piegandosi sul collo dei cavalli nel tentativo di schivare i
colpi.
Loptio scese dalla torre con il legato, e insieme corsero verso Adminio, che era caduto a terra e
ansimava con gli occhi serrati per il dolore.
Cera un largo squarcio sulla sua tunica intrisa di sangue.
 ferito. Vespasiano si gir verso la scorta, ordinando di far venire immediatamente un
medico dallaccampamento. Riconoscendo la sua voce, Adminio apr gli occhi e cerc di sollevarsi su
un gomito.
Non muoverti! Riposati. Ho mandato a chiamare un medico. Il legato singinocchi accanto a
lui. Mi sembra di capire che questa volta le trattative con le trib non sono andate troppo bene.
Adminio sorrise debolmente, il viso cereo per la perdita di sangue, e gli afferr il mantello.
Catone cerc di intervenire, ma un gesto brusco lo trattenne.
Ho... ho qualcosa da dirvi!, sussurr ansiosamente il ferito. Un avvertimento.
Un avvertimento?
C un complotto per uccidere il vostro imperatore.
Cosa?
Non conosco i particolari... Ho solo sentito una voce allultima riunione dei rappresentanti
delle trib.
Che voce? Spiegati.
Partecipavo sotto mentite spoglie... perch Carataco era l e cercava di convincere gli altri a
unirsi a lui nella lotta contro Roma... Uno dei suoi consiglieri era ubriaco... ha cominciato a fare lo
smargiasso, dicendo che presto gli invasori avrebbero lasciato lisola... che ci sarebbe stata una guerra
tra i Romani dopo lassassinio dellimperatore. Luomo mi ha detto che a ucciderlo sarebbe stato un
Britanno... e che i mezzi glieli avrebbe forniti un Romano.
Un Romano?. Vespasiano non riusc a nascondere il suo turbamento.
Questo consigliere ha fatto un nome?.
Laltro scosse la testa. Non ne ha avuto il tempo. Carataco lha richiamato.
E Carataco sa che cosa ha rivelato?.
Adminio si strinse nelle spalle. Non ne ho idea.
Quegli uomini che vi inseguivano... erano stati mandati per uccidervi?
No. Li abbiamo incontrati per caso. Non ci stavano dando la caccia.
Capisco. Il legato riflett un momento, poi si volse verso Catone.
Hai sentito?
S, signore.
Non dire una parola di quanto hai udito, a meno che io non ti autorizzi espressamente. A
nessuno, capito?.
Vespasiano torn allaccampamento nel tardo pomeriggio. Dopo aver licenziato la scorta, si
rec direttamente al quartier generale di Plauzio. Lespressione accigliata rivelava chiaramente il suo
stato danimo, mentre percorreva in fretta il passaggio tra le tende. La voce di cui Adminio aveva
parlato era forse semplicemente la vanteria di un ubriaco che voleva far intendere di essere ben
informato, ma la minaccia non poteva essere ignorata, considerando la grande quantit di armi romane
scoperte in possesso dei nativi. La faccenda puzzava di complotto. Si chiese se la rete dei Liberatores
potesse estendersi fino alla Britannia. In tal caso, era unorganizzazione con cui bisognava fare i conti.
Se linformazione di Adminio era fondata, allora nellesercito si nascondeva un traditore.
Il primo nome che gli veniva in mente era quello di Vitellio. Ma il tribuno sarebbe stato
disposto a correre un rischio cos terribile? Avrebbe desiderato conoscerlo meglio per poterne essere
sicuro. Possibile che fosse tanto arrogante e imprudente da compiere un altro tentativo diretto per
favorire le proprie smodate ambizioni politiche? Sicuramente era dotato di maggiore buonsenso.
Daltro canto, il contatto romano dellattentatore poteva non essere affatto un militare. Ora che
lesercito si era saldamente attestato sul Tamesis, erano gi arrivati numerosi civili: trafficanti di
schiavi giunti da Roma in cerca di affari, mercanti di vino ansiosi di rifornire le legioni, mediatori
intenti a individuare i terreni migliori per acquistarli dallimperatore e ogni sorta di gregari e
commercianti. Forse il traditore era nello stesso entourage imperiale. Senza dubbio, doveva trattarsi di
una persona ben piazzata per aiutare un assassino. Pensando a quelleventualit, si sent mancare il
cuore e improvvisamente fu assalito da una stanchezza e una depressione profonde.
Flavia era nel seguito imperiale.
Tutta la tremenda incertezza sulla donna che voleva amare senza riserve torn a torturarlo.
Come avrebbe potuto osare tanto? Non solo per se stessa, ma per lui e il loro figlio Tito. Come avrebbe
potuto metterli tutti in un simile pericolo? Ma, si disse, lei poteva essere innocente.
Forse non aveva nulla a che vedere con quella faccenda. Con tutta probabilit era cos.
Qualunque fosse la verit, se esisteva davvero un complotto per uccidere limperatore, il
generale Plauzio doveva essere informato immediatamente.
Senza badare ai rischi per Flavia.
...
.
...
Capitolo trentanove.
...
.
...
Quando Vespasiano arriv, Aulo Plazio stava per lasciare il quartier generale. Indossava
larmatura da cerimonia e il sole pomeridiano si rifletteva sui pettorali e lelmo dorato. Intorno a lui, gli
ufficiali superiori erano abbigliati in maniera altrettanto sgargiante. Gli stallieri stavano conducendo su
per il pendio una fila di cavalli perfettamente strigliati verso il gruppo in attesa.
Ah! Eccoti qui, Vespasiano. Spero che tu abbia avuto una buona giornata.
Ho qualcosa da dirvi, signore. In privato.
In privato?. Plauzio assunse unespressione infastidita. Allora dovrai aspettare.
Ma signore,  vitale che vi informi immediatamente di quanto ho saputo.
Ascolta, non possiamo ritardare oltre. Limperatore e i suoi rinforzi sono appena oltre quel
crinale, sullaltra riva del fiume. Deve essere accolto con tutti gli onori quando entrer
nellaccampamento meridionale.
Ora va a prepararti per la cerimonia e raggiungimi il prima possibile sulla sponda opposta.
Signore....
Ti ho dato un ordine, Vespasiano. Abbi la compiacenza di eseguirlo.
I cavalli erano ormai davanti alla tenda e senza degnare il legato di un altro sguardo, il generale
mont in sella a una giumenta dal lucido pelo nero e tir le redini per voltarla in direzione del ponte
recentemente ultimato. Diede un brusco colpo di tacco e lanimale part al piccolo galoppo, mentre gli
altri ufficiali si affrettavano a salire sulle loro cavalcature per raggiungerlo. Vespasiano li osserv
allontanarsi, alzando un braccio per proteggere la bocca dalla polvere sollevata dagli zoccoli.
Poi si schiaffeggi rabbiosamente una coscia e si diresse a passo di marcia verso la sua legione.
Claudio e il suo seguito sarebbero arrivati al campo sulla riva meridionale poco prima del
crepuscolo, se non fosse stato per Narciso. La colonna venne fatta arrestare prima del crinale, mentre il
liberto andava avanti con la sua lettiga per preparare unentrata in scena spettacolare.
La portantina giunse davanti agli ufficiali schierati, che attesero con impazienza di vederne
uscire lillustre occupante. Con scrupolosa precisione, gli schiavi la posarono a terra e due valletti si
precipitarono a scostare le tendine di seta. I cimieri ondeggiarono mentre i presenti allungavano il collo
per avere una visuale migliore, aspettandosi che comparisse limperatore in seguito a qualche
capricciosa modifica al protocollo. Si ud un mormorio di delusione quando Narciso scese dalla lettiga
e salut il generale.
Aulo Plauzio! Avete un grazioso accampamentino, qui. Sinterruppe per esaminare i mantelli
scarlatti e le corazze lucenti allineati davanti a lui. Salve gente, sono commosso da questa accoglienza.
Non avreste dovuto, davvero.
Il generale digrign i denti nel tentativo di controllarsi, rimanendo in silenzio mentre il liberto si
avvicinava per stringergli calorosamente la mano.
Ora non perdiamo altro tempo. Dobbiamo fare i preparativi per larrivo dellimperatore. Dite
al vostro stato maggiore di dare una mano nellorganizzazione. Gli altri possono aspettare nel posto in
cui andate voi soldati tra una battaglia e laltra.
Mentre gli ufficiali si aggiravano impazienti nella mensa sovraffollata, Narciso impart
rapidamente degli ordini, mandando i legionari a cercare il materiale necessario per ottenere leffetto
spettacolare che desiderava.
Vespasiano, lavato, profumato e vestito con unelegante tenuta da cerimonia, riusc a
raggiungere gli altri, che si erano radunati di nuovo davanti al quartier generale, proprio mentre
iniziava lo spettacolo.
Molto dopo che gli ultimi raggi del sole erano stati inghiottiti dalla notte, uno stridulo squillare
di trombe alla porta principale annunci larrivo di Claudio. Allineati lungo il viale fra lentrata e il
pretorio di legno, i legionari tenevano sollevate torce fiammeggianti. Alla loro luce rossastra, la Prima
Coorte della Guardia Pretoriana marci nellaccampamento.
Il bianco immacolato delle uniformi e degli scudi provoc un risentimento represso negli
uomini che avevano dovuto aprirsi combattendo la strada fino al Tamesis. Seguirono altre coorti, che
andarono a schierarsi sulla piazza darmi di fronte al pretorio. Poi arriv un gruppo di fanciulli in
tuniche purpuree con cesti di vimini dorati che lanciavano petali di fiori lungo il percorso. Infine, un
altro squillo di trombe lacer laria notturna, accompagnato questa volta da un suono di genere diverso,
che pochi uomini dellesercito invasore avevano sentito prima.
Avanzando pesantemente tra le file di torce, apparvero gli elefanti, con limperatore sulla
groppa del primo. Con perfetto tempismo, i legionari cominciarono a gridare:  Imperator! Imperator!
Imperator!, la tradizionale acclamazione riservata a un comandante amato e rispettato.
Senza piegare o girare la testa, Claudio  che sedeva dietro il conduttore su un elaborato trono
appositamente costruito  agit una mano in segno di apprezzamento. Indossava una splendida corazza
dargento tempestata di gioielli, che scintillavano come occhi rossi e verdi alla luce delle fiaccole. Sulle
spalle era drappeggiato un mantello color porpora. Una ghirlanda doro posata sul capo rifletteva il
bagliore delle fiamme.
Nonostante la magnificenza dello spettacolo, il protagonista avrebbe tratto vantaggio da una
prova generale, per abituarsi al movimento oscillante dellinsolita cavalcatura e imparare a mantenere
la corona in una posizione esteticamente gradevole. Per il resto, pens Vespasiano, limperatore se la
cavava abbastanza bene.
Il conduttore ferm lanimale e lo spron a inginocchiarsi con una serie di calci e ordini. Le
zampe anteriori si piegarono con grazia e limperatore, che stava ancora agitando disinvoltamente la
mano allindirizzo delle truppe plaudenti, fu quasi sbalzato fuori e riusc ad evitare questa umiliazione
solo lanciandosi allindietro e afferrandosi ai braccioli.
Ma la ghirlanda imperiale cadde rimbalzando sul fianco del pachiderma e sarebbe finita a terra,
se Narciso non fosse scattato in avanti afferrandola con abilit. Lelefante abbass il didietro e Claudio
azion una leva nascosta per aprire il lato del trono, da cui discese una scaletta pieghevole.
Ohh! Molto ingegnoso!, si stup Vitellio, in piedi accanto a Vespasiano.
Limperatore smont, si rimise in testa la corona discretamente restituitagli da Narciso e si
avvi zoppicando verso il generale del suo esercito.
Mio caro Aulo Plauzio. Che p-piacere rivederti!.
Il piacere e lonore sono miei, Cesare, replic Plauzio chinando rispettosamente la testa.
S, m-molto gentile da parte tua, d-devo dire.
Il viaggio di Cesare  stato piacevole?.
No, n-non proprio. Una t-tempesta ci ha colto dopo aver lasciato Ostia e le strade della Gallia
hanno b-bisogno di essere migliorate. Ma gli uomini della f-flotta britannica sono stati molto
premurosi. E sai una cosa, Plauzio, in ogni forte che ho visitato dopo lo sbarco a Rutupiae sono stato
acclamato imperator! Che ne dici?. I suoi occhi brillavano di soddisfazione e il tic nervoso che non
era mai riuscito a eliminare sottoline il suo orgoglio: un improvviso scatto della testa per poco non
fece cadere di nuovo la ghirlanda, che sinclin sullocchio sinistro.
Dietro di lui Narciso trattenne a stento la mano, che gi si allungava a raddrizzare il simbolo
dellautorit del suo padrone. Claudio si gir bruscamente verso il primo segretario.
Narciso!.
Cesare?
Quante volte mi hanno chiamato imperator?
Diciotto volte, compresa stasera, Cesare.
D-diamine! Che te ne pare? Pi di Augusto e Tiberio!.
Narciso inclin il capo sorridendo modestamente.
Non pi di quelle che meritate, Cesare, disse Plauzio ossequiosamente.
Si spost di lato indicando i suoi ufficiali superiori con un cenno.
Posso presentarvi i miei legati e tribuni, Cesare?
Come dici?. Claudio si protese verso di lui. Le acclamazioni delle truppe stavano diventando
un po troppo chiassose ed era difficile condurre una conversazione mantenendo la distanza prescritta
tra imperatore e subordinato. Con il liberto le cose stavano diversamente, trattandosi di una persona
talmente in basso nella scala sociale, che non esisteva alcun protocollo al riguardo. Claudio fece segno
al segretario di avvicinarsi.
Ascolta, gli grid nellorecchio,  terribilmente gentile da parte loro eccetera eccetera, m-ma
manda qualcuno a farli star zitti. Non sento una p-parola.
Subito, Cesare!. Narciso indietreggi con un inchino, poi fece un cenno al gruppo dei
centurioni anziani della Guardia Pretoriana indicando un punto davanti a s. Sbalordito, Vespasiano
vide i centurioni avvicinarsi di corsa. Chiaramente, la posizione del liberto al fianco dellimperatore era
cos salda da permettergli di esigere obbedienza immediata da cittadini di Roma nati liberi, che in
teoria erano socialmente superiori a lui. Gli ordini furono impartiti rapidamente. Gli ufficiali si
affrettarono ad agitare le braccia verso i legionari allineati lungo il viale e ben presto il clamore
diminu.
Ah! Molto m-meglio! Allora, Plauzio, cosa s-stavi dicendo?
La mia squadra, Cesare. Gradirei presentarvela.
Ma certo! E-eccellente idea!.
Limperatore pass in rassegna i legati e i tribuni, raggruppati per legione, ripetendo una serie
di frasi fatte man mano che procedeva.
Allora,  una buona campagna? Avrei voluto p-poter arrivare prima.
Magari la p-prossima volta, eh?.
C stata qualche bella b-battaglia, ho sentito. Spero che tu abbia mmostrato loro quanto siamo
tosti noi Romani!.
Spero che mi abbia lasciato abbastanza b-barbari per una battaglia decente! Ho un bel po da
combattere per rimettermi in pari!.
Poi giunse davanti a Vespasiano.
Pass zoppicando dallultimo tribuno della Nona Legione al legato della Seconda.
Stai avendo... Ehi, ma  Flavio Vespasiano! Come va, ragazzo mio?
Bene, Cesare.
Questa  unottima cosa. Davvero f-fantastica. Ho avuto splendide notizie su tuo fratello. Devi
essere fiero di lui.
S, Cesare, replic Vespasiano in tono gelido, senza riuscire a frenarsi.
Be, continua a fare un buon lavoro e forse un giorno avrai anche tu il comando di una
legione.
Cesare, intervenne Narciso con tono deferente.  questo il Flavio che comanda la Seconda.
E allora laltro chi ?
Flavio Sabino. Assegnato allo stato maggiore.
Un lampo di comprensione comparve lentamente sul volto dellimperatore.
Ah! Allora  lui che ha quella m-moglie. Qual  il suo nome?
Flavia, Cesare, rispose Vespasiano.
Giusto! Ecco come si chiama. Ha con s quello s-schianto di ancella, vero? Non mi
dispiacerebbe darle unocchiata pi da vicino, una volta o laltra. Allancella, intendo dire, aggiunse in
fretta, mentre Vespasiano cercava di celare il proprio sdegno. Ma anche la tua Flavia ha un bel
personalino. Forse un p-po troppo impertinente, eh, Narciso?.
Strizz locchio al liberto, ma il tic prese il sopravvento e il suo viso si contrasse. Arrossendo
lievemente, Narciso si rivolse a Plauzio.
Presentate il prossimo ufficiale, vi prego.
Vitellio, tribuno anziano della Seconda, Cesare.
Vitellio, amico mio, tutto bene?
Come sempre, Cesare, sogghign il tribuno.
Tuo padre ti manda i suoi s-saluti e spera... e spera.... Aggrott la fronte nello sforzo di
ricordare. Ah, ora rammento! Spera che tu tenga alto lonore della famiglia, ecco! Ti unirai a noi per i
festeggiamenti di stanotte?
Mi dispiace, Cesare, ma a causa dei gravosi doveri impostimi dal mio legato devo andare a
letto presto.
Claudio rise. Non sai quello che ti perdi, ragazzo mio. D-dacci dentro, giovane Vitellio, e farai
molta strada.
 questo il mio proposito, Cesare.
Claudio riprese lispezione e Vitellio arrischi una rapida strizzatina docchio verso il suo
furibondo legato. Una volta salutato lultimo degli ufficiali superiori, limperatore rese gli onori alle
insegne e fece la libagione rituale allaltare dellesercito.
Poi Narciso lo accompagn ai lussuosi quartieri preparati per lui allinterno del perimetro del
pretorio. Appena fu scomparso, Plauzio licenzi gli ufficiali, fece condurre gli elefanti nel recinto e
diede il segnale di rompere le righe ai reparti dei pretoriani. Questi ultimi sarebbero stati alloggiati in
tende gi pronte vicino al campo di Marte, nelle immediate vicinanze di colui che avevano giurato di
difendere fino alla morte.
Vespasiano si avvicin al suo comandante piantandoglisi davanti con aria risoluta, deciso a
parlargli senza ulteriori indugi. Plauzio gli lanci unocchiata diffidente, storcendo la bocca. Non puoi
aspettare dopo aver visto tua moglie?
No, signore.
Va bene, allora. Ti concedo solo un momento. Gli impegni ancora da assolvere prima di
ritirarsi avrebbero dovuto essere posticipati.
In privato, signore, insistette Vespasiano, notando che alle spalle del generale Vitellio si
aggirava, a portata dorecchio. Ci che ho da dire  soltanto per voi.
Maledizione! Non ho il tempo di ascoltarti!.
S che lo avete, signore. Credetemi.
Il fatto che il legato rischiasse linsubordinazione non sfugg a Plauzio, che con un rapido cenno
del capo fece strada nel vestibolo del quartier generale entrando nel primo ufficio. Alcuni impiegati
alzarono sorpresi gli occhi dalle loro pratiche.
Andate, ordin, e loro posarono immediatamente gli stili, affrettandosi a uscire. Rimasti soli,
il generale si gir con espressione adirata.
Ora abbi la compiacenza di spiegarmi cosa c di cos dannatamente importante da dovermelo
dire personalmente e in privato.
Vespasiano gli raccont ci che aveva saputo.
...
.
...
Capitolo quaranta.
...
.
...
Laccampamento sulla riva meridionale era da tempo immerso nel silenzio della notte, quando
il lembo della tenda di Flavia venne sollevato.
Unombra scivol allinterno e si avvicin silenziosamente al letto da viaggio.
Al debole chiarore dellunica lampada a olio ancora accesa su una mensola, Vespasiano osserv
la moglie addormentata, ammirandone la perfezione nel riposo. Il viso di Flavia risaltava delicatamente
nel fioco bagliore arancione e con le labbra leggermente socchiuse respirava profondamente: un ritmo
regolare che ricordava quello delle onde del mare. I capelli scuri ricadevano sul guanciale di seta e il
legato si chin ad annusarli, sorridendo allodore familiare. Lasci vagare lo sguardo sul suo petto, che
si sollevava e si abbassava morbidamente a ogni respiro, poi segu le curve piene del corpo messe in
risalto dalle lenzuola di seta.
Per un attimo cedette al puro amore che provava per lei. Era talmente vicina al suo cuore da
essere quasi carne della sua carne, cos innocente nel suo abbandono che aveva limpressione di essere
tornato ai primi inebrianti giorni della loro passione, il cui frutto ora dormiva nella camera accanto.
Prima di andare dalla moglie, era passato dal piccolo Tito. Il bambino era steso sulla schiena, un
braccio sulla testa, la bocca aperta, la massa dei capelli neri soffici. I lineamenti della madre erano ben
visibili su quel piccolo volto da cherubino, eppure Vespasiano aveva avvertito una fitta di collera verso
di lei, per aver rovinato quel momento.
Rimase a guardarla per un po, prima di sedersi lentamente sul bordo del letto. Vi fu un lieve
fruscio di seta contro la ruvida lana della tunica militare e il corpo abbandon la comoda posizione che
aveva assunto nel sonno. Flavia si gir su un fianco e il ritmo della respirazione cambi. Sbatt le
ciglia, poi apr gli occhi con gioiosa sorpresa.
Credevo che non saresti mai venuto.
Sono qui, ora.
Questo lo vedo. Mi chiedevo dove fossi finito.
Avevo del lavoro da fare.
Flavia si sollev su un gomito, poggiando il mento sulla mano. Qualcosa di tanto importante
da non consentirti di vedermi prima?.
Vespasiano annu. Gi, proprio cos importante, temo.
Dopo averlo fissato per un attimo, improvvisamente lei gli gett le braccia al collo, attirandolo a
s. Le loro labbra sincontrarono, dapprima esitanti, poi con la confortante sicurezza di una lunga e
affettuosa relazione. Vespasiano si tir indietro, abbassando lo sguardo sugli occhi chiusi di lei.
Ne avevo bisogno, sussurr Flavia. Non me ne dai un altro?
Pi tardi.
Pi tardi?
Ora dobbiamo parlare. Non posso aspettare.
Parlare?. Flavia sorrise. Non credo proprio.
Afferrando lorlo del lenzuolo, lo abbass scoprendo il corpo nudo: come un serpente sinuoso
che si spoglia della pelle, pens Vespasiano.
Linquietante analogia lo riport a ci che doveva fare. Ora. Senza altri indugi. Le prese
gentilmente la mano, tirando su il lenzuolo fino a coprirle di nuovo il petto. I suoi movimenti deliberati
sconcertarono la donna, che si accigli con espressione offesa.
Che succede? Ti prego, tesoro, dimmelo.
Lui la guard freddamente in silenzio, non osando aprire bocca prima di avere il pieno controllo
delle sue emozioni.
Adesso Flavia era seriamente allarmata e si tir a sedere per poter guardare bene in faccia il
marito. Tu non mi ami pi. Si tratta di questo, vero?. I suoi occhi a mandorla si riempirono di paura,
le labbra tremarono. Serr la mascella per non scoppiare a piangere.
Non era ci che Vespasiano si aspettava: doverla rassicurare sul suo amore prima di accusarla
di tradimento. Scosse la testa.
E allora di cosa? Perch sei cos freddo con me?.
Ora aveva unespressione spaventata, e negli occhi quello che Vespasiano interpret come il
nascente sospetto che i suoi intrighi fossero stati scoperti. Fortunatamente, non era cos.
Bastardo!, esclam lei schiaffeggiandolo. Chi ? Come si chiama quella piccola
sgualdrina?
Di che stai parlando?. Vespasiano le agguant il polso prima che lo colpisse ancora. Non c
nessunaltra donna! Si tratta di te!.
Di me?. Flavia sirrigid. Che significa?
Devo sapere di te... e dei tuoi legami con i Liberatores. Lei si port le mani al petto,
ricambiando il suo sguardo indagatore con franchezza, o perlomeno cos gli parve.
Sai chi sono i Liberatores, non  vero?
Naturalmente. Sono mesi che tutti ne parlano. Ma cosa hanno a che vedere con me?.
Lui abbass gli occhi e quando riprese a parlare la sua voce aveva un tono duro. Flavia, so che
hai collaborato con i cospiratori che cercavano di far ammutinare lesercito prima che iniziasse
linvasione. Hai cercato di tenermi alloscuro, ma ora so tutto. Tramare con i cosiddetti Liberatores era
gi abbastanza disgustoso, ma perch hai coinvolto Tito nel tuo tradimento? Il tuo stesso figlio? Come
hai potuto? So anche che hai tentato di far uccidere Narciso. E cosa state facendo adesso tu e i tuoi
amici? Fornite armi ai nostri nemici! Tramate per uccidere limp....
Questo  assurdo!, esclam Flavia con ira. Da quale delirio viene tutto questo veleno?
Da te, moglie mia.
Sei pazzo.
No, soltanto cieco, replic sommessamente Vespasiano. Fino a poco tempo fa.
Lei stava per rinnovare le sue proteste, ma il marito alz una mano.
No! Lasciami finire. Non avrei mai sospettato di te, mai. Pensavo che fossimo unanima sola,
che avessimo lo stesso scopo nella vita. Mi fidavo di te in tutto e per tutto. Poi, quando mi hanno
riferito i tuoi intrighi, ho ritenuto ridicole quelle accuse. Ma nel momento in cui ho costretto me stesso
a mettere insieme i vari dettagli, la tua colpevolezza  apparsa evidente. Oh, Flavia! Se solo potessi
capire il dolore che provo.
Chi te lha detto? Chi mi accusa?
Non ha importanza.
Invece s. Sei tanto ingenuo da prendere per oro colato le parole del primo venuto? E sei
pronto a credere a un altro prima che a tua moglie?
Credo al mio cervello. La maggior parte delle conclusioni lho tratta io stesso.
Marito, non ti sei chiesto quali motivi possa avere la persona che ti ha spinto a sospettare di
me? Perch vuole insinuare il dubbio nella tua mente? Se mi riveli la fonte di queste false accuse,
potrei spiegarti qual  il suo vero fine.
La sincerit nellespressione e nella voce fece esitare Vespasiano. Era quella la dimostrazione
dinnocenza che cercava? Era possibile che fosse del tutto estranea? Che lui si fosse completamente
sbagliato? Il nome?, insistette lei.
Perch era cos determinata a conoscerlo? Se era davvero innocente, avrebbe dovuto
preoccuparsi assai meno della fonte che del contenuto delle accuse. Ma forse il suo scopo poteva essere
leliminazione di chi laccusava per proteggere i complici.
Non  necessario che tu lo sappia.
Ti sbagli, lo . Per la ragione che ti ho detto.
Pensavo ti interessasse pi convincermi della tua innocenza che della colpevolezza di unaltra
persona. Sarebbe pi naturale.
Capisco. Flavia torn a posare la testa sul cuscino, osservando freddamente il marito mentre
rifletteva sulla mossa successiva. Credi che io mi comporti in maniera innaturale, che sia una specie di
mostro? Lo stesso mostro che ha partorito tuo figlio!.
Adesso basta, Flavia!. Vespasiano era troppo stanco per litigare. La discussione stava
prendendo una piega che non gli piaceva. Sperava di conoscere sua moglie abbastanza bene da
accorgersi subito se stava mentendo. Le aveva mosso delle accuse, ma lei le aveva respinte, e lui ancora
non riusciva a capire con chiarezza se era o no coinvolta con i Liberatores.
Ascolta, dovevo chiedertelo. Ho bisogno di sapere in cosa sei implicata.
Se stai lavorando con i nemici dellimperatore, anche indirettamente, devi dirmelo. Far del mio
meglio per proteggerti dalle conseguenze.
Non sono uno stupido, Flavia. Se esiste un modo per celare questa faccenda agli agenti di
Narciso, lo trover. Meglio un segreto colpevole che una pericolosa denuncia. Ma devi giurarmi di
troncare ogni rapporto con questi traditori e di non aver pi nulla a che fare con loro. Raccontami tutto,
giura di dire la verit e ogni cosa rimarr sepolta nel passato. La guard intensamente per valutare
leffetto delle sue parole e attese la risposta.
Flavia gli prese una mano e se la mise sul petto. Marito, giuro sulla mia vita che non sono
coinvolta con i Liberatores. Lo giuro.
Vespasiano avrebbe voluto crederle. Lo voleva disperatamente, eppure nonostante il giuramento
nutriva ancora qualche piccola riserva di dubbio e non riusciva a cancellarla.
Molto bene. Accetto la tua parola. Per, Flavia, se scopro che mi stai ingannando....
Non erano necessarie minacce. Lei sapeva bene cosa sarebbe successo in una simile eventualit.
Flavia ricambi per un attimo il suo sguardo indagatore, poi annu solennemente.
Ci siamo capiti. Vespasiano le strinse la mano per rassicurarla sui suoi sentimenti, qualunque
cosa succedesse tra loro. Senti, sono sfinito.
C posto per due in questo letto?
Naturalmente, marito.
Ottimo. Non sai quanto mi sia mancato dormire tra le tue braccia.
Lo so, mormor Flavia.
Vespasiano si sfil la tunica, poi si chin per slacciare gli stivali. Mentre si spogliava, Flavia gli
fece scorrere le dita sulla schiena come piaceva a lui, ma senza troppa convinzione. Non ci sarebbe
stata passione, quella notte. Troppa diffidenza, troppa amarezza erano passate tra loro. Lui sinfil sotto
le lenzuola e la baci dolcemente sulla fronte.
Lei attese, ma vide che il marito chiudeva gli occhi, mentre il suo respiro assumeva il ritmo
regolare del sonno.
Rimase a guardarlo per qualche minuto, poi si volt adattandosi alla curva del suo corpo e
avvert la ruvida carezza dei peli dei genitali contro la morbida pelle dei glutei. Ma cera ben poco
piacere in quel contatto, e molto tempo dopo che il marito era caduto addormentato pensieri tormentosi
continuavano a tenerla sveglia.
Laddolorava avergli mentito, ma aveva gi fatto un giuramento in passato  sulla vita di suo
figlio  e doveva rispettarlo. I Liberatores esigevano segretezza assoluta, minacciando le pi
spaventose rappresaglie contro coloro che non lavessero mantenuta. Bench li avesse serviti
fedelmente per quasi due anni, la quotidiana, angosciosa paura di essere scoperta aveva finito per
diventare insopportabile. Non lavorava pi per loro, in questo era stata sincera. Tuttavia, era abbastanza
informata da sapere che la fornitura di armi ai Britanni era stata organizzata dai Liberatores quando il
precedente imperatore, il folle Caligola, aveva deciso di conquistare lisola. Il piano era sempre stato
quello di compromettere qualunque campagna intesa ad aumentare il prestigio imperiale. Ogni
sconfitta, ogni voce negativa fatta circolare per le vie di Roma avrebbero contribuito a diminuire il
prestigio della famiglia regnante.
Alla fine, il popolo avrebbe implorato laristocrazia di assumere il controllo dellimpero.
Sarebbe stato il trionfo dei Liberatores.
Flavia era arrivata a capire che quel giorno era ancora lontano. I pochi uomini legati
allorganizzazione che aveva conosciuto ormai erano morti, e non voleva condividere il loro destino.
Aveva mandato un messaggio in codice al solito indirizzo a Roma, una cassetta numerata nellufficio
dellagente addetto alla corrispondenza sullAventino, dichiarando che non avrebbe pi collaborato alla
causa. Sapeva che non avrebbero accettato tanto facilmente. Doveva stare in guardia.
La turbava profondamente il fatto che il suo coinvolgimento fosse stato scoperto da Vespasiano.
E oltre a lui, da chi altro? Narciso? Ma se il primo segretario fosse stato al corrente, lei sarebbe
sicuramente gi stata uccisa. A meno che quelluomo non stesse giocando una partita pi astuta,
usandola come esca per attirare gli altri membri del complotto.
...
.
...
Capitolo quarantuno.
...
.
...
Lontano dai festeggiamenti per larrivo dellimperatore, Catone stava compiendo il giro
dispezione del forte assegnato alla sua met della centuria. Cinquecento passi pi avanti lungo il
crinale cera quello presidiato da Macrone con gli altri quaranta uomini. La linea di avamposti formava
un perimetro intorno allaccampamento principale, a circa due chilometri di distanza presso il fiume, e
laltura offriva una buona visuale sul territorio a nord del Tamesis. Di giorno, nessuna forza britannica
avrebbe potuto avvicinarsi senza essere individuata e se necessario le piccole guarnigioni avrebbero
avuto tutto il tempo di raggiungere il grosso dellesercito.
Di notte, per, la situazione era assai diversa e le sentinelle aguzzavano occhi e orecchi per
identificare qualunque rumore sospetto e ombre in movimento al di l del terrapieno. Con larrivo di
Claudio, gli uomini erano pi nervosi del solito e Catone aveva ordinato il cambio di guardia ogni volta
che allaccampamento le trombe suonavano lo scoccare dellora. Meglio cos che avere uomini esausti
il giorno dopo o inclini ad avvistare nemici che esistevano solo nella loro fantasia sovreccitata.
Il giovane sal i rozzi scalini di legno che portavano al camminamento ed esamin i quattro lati
del forte per assicurarsi che ogni legionario fosse allerta e non dimenticasse di dare lalto l e chiedere
la parola dordine.
Ognuno fece a bassa voce il suo rapporto e come di consueto non cerano segni di attivit
nemica. Infine, Catone si arrampic sulla torre di osservazione con le pareti di vimini. A dodici metri
dal suolo, emerse attraverso lapertura nella piattaforma e salut luomo che controllava le vie
daccesso da nord.
Tutto tranquillo?
Nulla da riferire, optio.
Catone annu e appoggiandosi al massiccio palo sulla parte posteriore della torre, osserv il
pendio verso laccampamento, delineato dal bagliore rossastro dei fuochi. Pi in l, due file parallele di
torce indicavano il ponte sulle acque grigio argento del Tamesis, che scompariva nella notte con
unampia curva. Sulla riva opposta brillavano le luci del campo dove ora dormivano limperatore, il
suo entourage e i rinforzi.
E da qualche parte tra loro cera Lavinia. Al pensiero della ragazza, il cuore prese a battergli
forte.
Scommetto che quei bastardi laggi se la stanno spassando.
Immagino di s, replic il giovane, condividendo linnato sospetto di tutte le sentinelle, che
temevano che il divertimento cominciasse sempre quando erano di guardia. Lidea che Lavinia stesse
godendosi la bella vita della corte imperiale ad appena tre chilometri di distanza lo riempiva dansia e
di gelosia. Mentre il dovere lo teneva inchiodato in quel piccolo avamposto, altri potevano corteggiarla.
Limmagine dei giovani ed eleganti aristocratici al seguito di Claudio lo allarmava e, sferrando
impulsivamente un pugno contro il parapetto, distolse la mente da Lavinia costringendosi a
concentrarsi su questioni pi immediate. Erano trascorse alcune ore dallultima volta che aveva
ispezionato le sentinelle esterne, cos decise di effettuare un altro controllo. Cos si sarebbe tenuto
occupato, senza macerarsi nel dubbio.
Tieni gli occhi aperti, sussurr alla sentinella, mentre si calava attraverso la botola per
scendere di nuovo nelloscurit sottostante. Non avevano perso tempo a costruire ripari permanenti e
gli uomini fuori servizio dormivano coricati a terra, preferendo il rischio delle punture dinsetti allaria
soffocante nelle tende di pelle. Catone prosegu lungo il terrapieno fino allunica porta dellavamposto.
Con un secco ordine al capo del presidio, fece togliere la sbarra e aprire uno dei pannelli, poi usc nella
notte mantenendosi in linea con il forte di Macrone. Alle sue spalle, la porta si richiuse con un cigolio.
Fuori della confortante protezione del terrapieno aleggiava unatmosfera di pericolo imminente
e loptio avvert un brivido freddo lungo la schiena. Guardandosi indietro, scorse il vago profilo della
palizzata gi fin troppo lontana e port la mano sullelsa della spada, mentre avanzava silenziosamente
attraverso lerba alta. Dopo un centinaio di passi rallent in attesa del primo alto l, e come previsto
una voce sibil nel buio vicino a lui. Una forma scura emerse da un cespuglio.
Fermati e fatti riconoscere!.
Azzurri vittoriosi, replic Catone sommessamente. Usare come parola dordine il nome della
sua squadra di cocchi preferita non era forse molto originale, ma non correva il rischio di dimenticarla.
Passa, amico, disse la sentinella in tono arcigno. Doveva trattarsi di un sostenitore della
squadra avversaria, pens il giovane. Ma almeno stava allerta. Quello era il punto pi pericoloso del
turno di guardia, e chiunque si addormentasse correva il pericolo di farsi tagliare la gola da uno degli
esploratori britannici che si aggiravano nei pressi. Anche se si era ritirato con il grosso del suo esercito,
Carataco conosceva bene il valore di un buon servizio informazioni e continuava a far sorvegliare le
linee romane col favore delle tenebre. Nelle ultime settimane cerano state alcune violente scaramucce
nel cuore della notte.
Dopo una trentina di metri, Catone cominci a cercare la sentinella successiva. Camminando
chino, si avvicin al punto in cui avrebbe dovuto trovarsi la sentinella. Nessuno gli intim lalto l e
alz gli occhi per controllare di essere ancora in linea con il suo forte e quello di Macrone. Lo era, e
subito dopo not lerba calpestata dove il legionario era rimasto accovacciato fino a poco prima. Ma di
lui nessuna traccia.
Si chiese se dovesse chiamarlo, ma il terribile sospetto che gli fosse successo qualcosa lo ferm.
E se era stato scoperto e ucciso da un esploratore britannico, che poteva essere ancora nelle vicinanze?
Strinse le dita intorno allimpugnatura della spada ed estrasse cautamente larma, trasalendo allo stridio
metallico della lama contro il fodero.
Fermo, optio, bisbigli una voce in tono talmente basso che avrebbe potuto scambiarla per il
fruscio dellerba, se laria non fosse stata cos calma. Si sent gelare il sangue nelle vene, poi fu assalito
dalla collera.
Non era un alto l corretto. Che diavolo stava combinando quellidiota? Da questa parte, optio.
Tenetevi basso.
Che succede?
Abbiamo compagnia.
Il giovane avanz carponi in direzione della voce. Era quella di Scauro, uno dei rimpiazzi, e si
ricord che aveva un ottimo stato di servizio.
A un tratto lo vide, una forma scura accovacciata con il giavellotto abbassato fuori vista. Non
portava scudo, che lo avrebbe soltanto ostacolato se avesse dovuto correre. Strisci al suo fianco.
Dove?.
Scauro non rispose subito, continuando a fissare il territorio nemico.
Poi alz un braccio indicando le ombre di alcuni alberi che crescevano a met del pendio.
L!.
Catone guard in quella direzione, ma tutto sembrava tranquillo.
Scosse la testa. Non vedo nulla.
Non guardate, ascoltate.
Loptio tese lorecchio, cercando di distinguere qualche rumore anomalo.
Un uccello che non riconobbe lanci un richiamo lamentoso e una civetta chiurl brevemente
prima dinterrompersi di colpo. Il giovane si arrese. Di qualunque cosa si trattasse, o se nera andata o
era il frutto dellimmaginazione di Scauro. Prese mentalmente nota di assegnarlo in futuro solo ai turni
di guardia sulla torre. In quel momento, si ud uno sbuffo provenire dal boschetto. Un cavallo.
Sentito?, domand il legionario.
S.
Volete che vada a dare unocchiata?
No, aspettiamo qui. Vediamo chi .
Poteva essere un esploratore romano smarritosi mentre era di pattuglia e ignaro di trovarsi tanto
vicino alle proprie linee. Perci attesero immobili, con tutti i sensi allerta per cogliere altri segni della
presenza dellintruso. La civetta grid di nuovo, questa volta pi forte, e Catone stava per maledirla
quando vi fu un tramestio e dagli alberi emerse una figura indistinta che teneva un cavallo per le
briglie. Lo sconosciuto condusse lanimale su per il pendio, dirigendosi pi o meno verso il punto dove
erano appostati i due Romani. Sarebbe passato a poco pi di tre metri da loro. Continu ad avvicinarsi,
badando a dove metteva i piedi per evitare di attirare lattenzione. Si udiva solo lo scalpiccio degli
zoccoli del cavallo, inconsapevole della necessit di non produrre rumore. Quando luomo fu a circa sei
metri di distanza, Catone diede di gomito a Scauro sussurrando: Ora.
La sentinella balz in piedi, sollevando il giavellotto e arretrando il braccio in posizione di
lancio mentre intimava il chi va l.
Fermati e fatti riconoscere!.
Il cavaliere sobbalz con un grido e il cavallo nitr spaventato. Il momento di sorpresa pass
subito e prima che i Romani potessero reagire luomo era gi in sella e stava spronando la cavalcatura.
Non lasciamocelo scappare!, esclam Catone.
Vi fu un movimento improvviso, seguito da un colpo sordo. Lo sconosciuto emise un urlo di
dolore e vacill per un attimo, poi si pieg da un lato e cadde a testa in gi. Lanimale indietreggi
quasi calpestandolo, ma allultimo momento fece uno scarto e part al galoppo gi per il pendio
scomparendo nella notte. Aprendosi un varco tra lerba, Catone e Scauro corsero verso luomo a terra,
che giaceva sulla schiena ansimando in cerca daria, con il giavellotto piantato nello stomaco.
Il ferito pronunci alcune parole in una strana lingua, poi perse i sensi.
Devo finirlo, optio?, chiese Scauro mettendogli un piede sul petto per estrarre lasta, che
venne fuori con un gorgoglio disgustoso.
No. Il giovane era perplesso. La lingua parlata dalluomo non somigliava al celtico. Aiutami
a trasportarlo dove c un po di luce.
Lo sollevarono prendendolo per le ascelle e per i piedi. Catone valut la distanza dal suo
avamposto e da quello del centurione.
Andiamo, Macrone vorr vederlo!.
Il cavaliere era un individuo robusto e i due avanzarono a fatica con il pesante fardello verso il
forte. Mentre si avvicinavano alla porta, si sentirono intimare lalto l: evidentemente gli uomini di
Macrone facevano buona guardia.
Azzurri vittoriosi!, grid Catone.
Aspetta e spera!, sent borbottare qualcuno.
Aprite la porta!.
Chi  la?
Loptio! Ora aprite questa maledetta porta!.
Un attimo dopo la porta si spalanc verso linterno e i due portarono dentro il corpo, posandolo
a terra e cercando di riprendere fiato.
Cos tutto questo casino?, si ud la voce di Macrone. Chi di voi stronzi ha dato lordine di
aprire la porta? Vuoi farci uccidere tutti?
Sono stato io, signore, ansim Catone. Abbiamo preso un tale che stava tentando di
attraversare la linea delle sentinelle. Un cavaliere.
Portate una luce, ordin il centurione, e un legionario si affrett ad eseguire lordine. Stai
bene, ragazzo?
S, signore... Scauro lha colpito con il giavellotto... prima che potesse fare qualsiasi cosa.
Il legionario torn con una torcia crepitante.
Ora vediamo chi avete catturato. Macrone illumin il corpo steso a terra. Al bagliore incerto
della fiamma, videro un paio di stivali di pelle di buona fattura, un bendaggio intorno al ginocchio e la
coscia sinistri e unelegante tunica azzurra. Catone guard il viso del ferito e rimase a bocca aperta.
Niso!.
...
.
...
Capitolo quarantadue.
...
.
...
Vitellio stava per imitare nuovamente il grido della civetta, quando ud lalto l della sentinella.
Si appiatt immediatamente a terra, con il cuore che gli martellava mentre cercava di capire cosa stesse
succedendo.
Non lasciamocelo scappare!.
Un acuto grido di dolore lacer il silenzio della notte, poi vi fu un rumore di zoccoli che si
perdeva in lontananza, finch si sentirono soltanto gemiti e voci sommesse. Pass qualche minuto
prima che si arrischiasse ad alzare la testa per lanciare unocchiata sopra lerba. Guardando
rapidamente a destra e sinistra, individu la sagoma scura di due uomini che trasportavano qualcosa
verso il forte pi vicino.
Non cerano dubbi: Niso era stato catturato mentre tentava di tornare dietro le linee romane.
Trattenne a stento unimprecazione, colpendo furibondo il suolo con il pugno chiuso.
Maledetto idiota!, inve contro se stesso. Non avrebbe mai dovuto servirsi del Cartaginese; era un
medico, non conosceva larte dello spionaggio. Ma in quel momento non avevo avuto nessun altro a
disposizione, si disse. Si era dovuto accontentare di un dilettante, ed ecco il risultato. A quanto pareva,
Niso era caduto vivo nelle mani dei Romani. E ora? Cera il rischio che parlasse prima di morire. E
sarebbe sicuramente morto, a causa della ferita o lapidato per aver disertato davanti al nemico. Se lo
avessero costretto a parlare, avrebbe sicuramente fatto il suo nome.
La situazione era estremamente pericolosa. Meglio rientrare, prima che qualcuno notasse la sua
assenza. Aveva disperatamente bisogno di riflettere con calma, di escogitare una strategia per
affrontare quel brutto frangente.
Camminando chino, il tribuno scese il pendio in direzione dei fuochi guizzanti
dellaccampamento. Aveva detto allottuso optio della Nona di servizio alla porta che intendeva
compiere unispezione allesterno del terrapieno. Ci avrebbe richiesto parecchio tempo, pi che
sufficiente per raggiungere il crinale e incontrarsi con Niso nel punto concordato alcuni giorni prima.
Ora non aveva modo di sapere come Carataco avesse accolto il suo piano, a meno che non fosse
riuscito ad avvicinare il Cartaginese e parlare con lui prima che morisse. Era una dannata sfortuna. No,
si corresse, era lui che aveva sbagliato. La colpa era solo sua. Non avrebbe mai dovuto impiegare Niso
n scegliere quel posto per incontrarlo. La maggior parte degli ufficiali non disponeva sentinelle tra un
forte e laltro nelle ore notturne. Purtroppo, gli era capitata proprio la sezione del fronte vigilata da un
centurione coscienzioso.
Dopo aver fornito la parola dordine, Vitellio venne fatto entrare.
Ringrazi loptio con un cenno della testa, assicurandogli che le difese perimetrali erano in
perfetto ordine. Poi si diresse a grandi passi verso il suo alloggiamento e si lasci cadere sul letto da
campo completamente vestito. Avrebbe dormito pi tardi, ora doveva riflettere su come risolvere la
spiacevole situazione in cui laveva messo la cattura di Niso. Il medico andava ridotto al silenzio,
questo era fuor di dubbio.
Se la sentinella non laveva gi ucciso, se ne sarebbe occupato lui. Poi avrebbe dovuto
recuperare il messaggio di Carataco prima che il cadavere venisse perquisito. Perfino i codici migliori
potevano essere decifrati nel giro di qualche giorno, e quello che avevano convenuto di usare era
talmente semplice che sarebbe stato capito prima. In tal caso, poteva solo sperare che Carataco non
avesse scritto nulla che lo implicasse direttamente. Se il minimo sospetto della sua complicit fosse
giunto allorecchio di Narciso, sarebbe stato discretamente  e dolorosamente  giustiziato.
Quella che stava giocando era una partita pericolosa. La politica romana lo era sempre stata, e
quanto pi ci si elevava di livello, tanto maggiori erano i rischi che bisognava assumersi. Questo lo
eccitava, anche se non fino al punto di essere imprudente. Rispettava anche troppo lintelligenza degli
altri giocatori per sottovalutarli. Fortunatamente, molti dei suoi rivali non ricambiavano
lapprezzamento; erano persone che si lasciavano fatalmente accecare dallarroganza. Come Cicerone,
sentivano il bisogno di veder riconosciuta continuamente la propria superiorit intellettuale e proprio
tale debolezza sarebbe stata la loro rovina. Vitellio aveva violato questa regola ununica volta, e solo
per far capire a Vespasiano che se lo avesse denunciato le conseguenze sarebbero state peggiori per il
legato che per lui. Ci nonostante, riteneva di essersi comunque scoperto troppo e aveva giurato che in
futuro non avrebbe mai detto una parola pi del necessario.
Era fiero di aver imparato rapidamente quanto fosse sconsigliabile aderire alla causa di qualcun
altro. Lidea stessa di organizzazione segreta era illusoria: ogni volta che veniva reclutato un nuovo
membro, le possibilit di tradimento o di denuncia aumentavano in maniera quasi esponenziale. No, era
di gran lunga pi sicuro agire da soli, per un obiettivo specifico e senza alcun obbligo verso cause o
camerati.
Lindipendenza da simili gruppi costituiva la sua forza e il loro tallone dAchille, come
dimostrava il piano che stava mettendo in atto.
Era ormai diffusa tra gli ufficiali superiori lipotesi che le armi romane trovate in possesso dei
Britanni fossero state fornite dai Liberatores.
Evidentemente, questi traditori pensavano che i nativi avrebbero ricacciato in mare gli invasori
e che una dbcle tanto clamorosa avrebbe portato alla caduta di Claudio. Nel caos che sarebbe seguito,
loro sarebbero emersi come i campioni di una nuova repubblica. Se linvasione fosse fallita, nessuno
sarebbe stato pi felice di Vitellio. E se il sistema politico fosse rimasto instabile abbastanza a lungo,
avrebbe avuto il tempo di affermare la propria posizione. Un giorno, quando la situazione fosse stata
matura, si sarebbe impadronito del potere.
Ora, questultimo presunto tradimento avrebbe screditato i Liberatores a Roma. Dal pi misero
tugurio della Suburra alle pi lussuose ville sul Gianicolo, sarebbero stati condannati con la massima
severit.
Vitellio stava lavorando per aggravare la loro posizione con il complotto per uccidere Claudio.
Se inizialmente gli era sembrato impossibile riuscirci da solo, laccorto uso del radicato risentimento di
Niso nei confronti di Roma aveva dato i suoi frutti. Carataco si era dimostrato un alleato entusiasta
quando aveva ricevuto i dettagli del piano tramite il prigioniero che il tribuno aveva aiutato a fuggire.
Qualsiasi disordine politico a Roma che costringesse gli invasori a ritirarsi dalla Britannia valeva
linfamia di essere coinvolti in un assassinio.
A Vitellio piaceva Carataco. Non aveva mai incontrato di persona il capo britannico, ma le sue
qualit apparivano evidenti nel modo in cui aveva organizzato il complotto. Nonostante il tremendo
svantaggio di provenire da una cultura guerriera che metteva lonore al di sopra di ogni altra cosa, era
straordinariamente pragmatico. Avrebbe opposto resistenza a Claudio davanti a Camulodunum. Questo
era sicuro. Lasciare che la capitale cadesse senza levare una sola spada in sua difesa avrebbe tolto ogni
volont di combattere alle altre trib. La ribellione non sarebbe cessata, anche a costo di unaltra
sconfitta. Cera sempre la possibilit, per quanto improbabile, di vincere la battaglia, o almeno che la
vittoria romana venisse ottenuta a un prezzo tale da ritardare la conquista dellisola.
Se lo scontro si fosse risolto in unaltra sconfitta per i Britanni, lassassinio poteva essere
tentato quando Claudio avesse accettato personalmente la resa delle trib. Carataco era riuscito a
convincere uno dei suoi seguaci ad assumersi il compito suicida di vibrare il colpo. Vitellio non doveva
fare altro che fornire un pugnale al soldato dopo che fosse stato perquisito, prima della presentazione
allimperatore. Ma senza il messaggio portato da Niso, non poteva conoscere lidentit del prescelto e
di conseguenza lattentato non avrebbe avuto luogo.
Che lazione fosse coronata da successo o no, la colpa sarebbe ricaduta sui Liberatores. Poteva
anche essere una lama britannica a trapassare il cuore di Cesare, ma gli incaricati delle indagini
avrebbero trovato il modo di implicarli, soprattutto se fossero stati incoraggiati a farlo.
Vitellio si rizz di scatto a sedere sul letto, irritato con se stesso. Era inutile pregustare i piaceri
che gli offriva il futuro, quando da un momento allaltro il suo ruolo nella vicenda poteva essere
rivelato da Niso.
Analogamente, cera ben poco che potesse fare finch il Cartaginese non fosse stato portato
allaccampamento principale o non fosse giunta la notizia della sua cattura. A quel punto, avrebbe
potuto giustificare la propria presenza accanto a lui recitando la parte dellamico preoccupato. Nel
frattempo, si ammon, doveva mantenere la calma e non dare segni di nervosismo, per evitare che
qualcuno se ne ricordasse testimoniando allinchiesta che sarebbe stata condotta nelleventualit
peggiore. Meglio pensare a qualcosa di pi piacevole.
Fu allora che gli torn in mente di aver visto Flavia tra i membri dellentourage imperiale, e
accanto alla moglie di Vespasiano quella giovane schiava straordinariamente attraente con cui aveva
avuto una breve avventura quando la Seconda era di stanza in Germania. Perfino quel vecchio bacucco
libidinoso di Claudio laveva notata. Rammentando i suoi lineamenti, Vitellio sorrise alla prospettiva di
rinnovare la loro relazione.
...
.
...
Capitolo quarantatr.
...
.
...
Mettetelo sotto la luce!, grid il primo chirurgo ai due legionari entrati con la barella
nellospedale da campo. Fate attenzione, idioti!.
Catone camminava accanto a loro premendo sulla ferita uno straccio intriso di sangue. Il
chirurgo, scuro di pelle come Niso, li aiut a sistemare il ferito sul lettino, poi allent la funicella che
serviva ad abbassare le lampade.
Al loro fioco chiarore, tolse il tampone per esaminare il punto dentrata del giavellotto, ma
larma era interamente coperta da un appiccicoso strato rosso. Allora prese una spugna da una ciotola
di rame lucente e ripul larea, scoprendo un foro scuro del diametro di un pollice da cui il sangue
cominci immediatamente a zampillare. Il medico si affrett a premervi di nuovo sopra lo straccio.
Dove lavete trovato?
Stava cercando di attraversare la linea delle sentinelle, rispose Catone.
Uno dei miei uomini lha fermato.
Direi che c riuscito anche troppo bene. Il chirurgo sollev il tampone per osservare la ferita
e fece una smorfia vedendo che lemorragia non si arrestava.
A un tratto Niso alz la testa con un urlo, poi la lasci ricadere con un tonfo sordo sul lettino,
mugolando e gemendo.
Dobbiamo fermare il sangue. Credo che ne abbia gi perso troppo.
Il chirurgo alz gli occhi. Quanto tempo fa  stato ferito?.
Catone fece un calcolo in base ai segnali di guardia. Mezzora.
E ha sempre sanguinato cos?
S, signore.
Allora  spacciato. Non posso fare nulla.
Ci deve essere un modo, signore, esclam il giovane in tono disperato.
 un tuo amico?.
Catone esit un attimo, poi annu.
Be, optio, mi dispiace davvero per lui, ma non c proprio niente da fare. Questo tipo di ferita
 sempre letale.
Ora Niso stava tremando e i suoi gemiti avevano una nota ansiosa.
Batt le ciglia e spalanc improvvisamente gli occhi, guardandosi intorno con espressione
confusa e spaventata, prima di trovare chi cercava.
Catone..., mormor tendendo una mano.
Non muoverti, Niso, ordin il giovane. Devi riposare. Sta gi.
No. Il Cartaginese sorrise debolmente, poi torse le labbra in preda a un dolore straziante. Sto
morendo, ragazzo. Sto morendo.
Sciocchezze! Non morirai!.
Sono un medico, dannazione! So che cosa mi sta succedendo!. Gli occhi lampeggiarono di
collera, poi si chiusero mentre unaltra fitta di dolore attraversava il corpo. Ahhh! Fa male!.
Non temere, Niso, lo confort il chirurgo dandogli un colpetto affettuoso sulla spalla. Tra
poco sar finita. Vuoi che ti renda le cose pi facili?
No, niente droghe!. Ora ansimava, emettendo respiri brevi e affannosi.
Afferr la mano delloptio con una stretta quasi dolorosa, lottando per mantenere la presa sul
mondo dei vivi mentre gi la morte lo stava trascinando via. Con uno sforzo supremo, spinto
dallultima scintilla di consapevolezza rimasta, tir Catone accanto a s.
Di al tribuno, digli.... La voce si affievol in un sussurro, e Catone non sapeva nemmeno se
fossero parole o gli ultimi rantoli di un moribondo.
Pian piano la stretta del Cartaginese si allent, il respiro si spense. La testa sinclin da un lato,
con gli occhi vitrei e la bocca socchiusa.
Vi fu un momento di silenzio, poi il primo chirurgo gli tast il polso.
Non cerano pulsazioni.
 andato.
Catone teneva ancora la mano di Niso, consapevole che era solo un pezzo di carne senza pi
vita. Avvert un moto di collera per non essere riuscito a salvarlo. Aveva perso tanto sangue; lui aveva
cercato di arrestare il flusso, ma senza riuscirvi.
Dove diavolo  stato negli ultimi giorni?, chiese il medico.
Non ne ho idea.
Che cosa ti ha detto alla fine?.
Il giovane scosse la testa. Non lo so.
Ma ha detto qualcosa?, insistette laltro. Ha parlato dei riti funebri?
Riti funebri?
Era Cartaginese come me. Che cosa ha detto prima di morire? Ti ha sussurrato qualcosa.
S, ma non ho capito bene... Qualcosa a proposito di una campana, credo.
Allora dovr fare i riti funebri per lui.
Il chirurgo prese Catone per mano e lo allontan gentilmente dal cadavere.
Non ci vorr molto.  una cosa che va fatta, altrimenti sar costretto a vagare sulla Terra come
i vostri lemures.
Il pensiero dello spirito inquieto di Niso errante tra le ombre riemp di orrore Catone, che si
allontan dal lettino. Il medico premette la mano destra sul cuore del defunto e cominci a salmodiare
sommessamente un antico rituale punico. Termin rapidamente, poi si volse alloptio.
Vuoi celebrare anche i riti romani?.
Il giovane scosse la testa.
Desideri rimanere un momento con lui?
S.
Il chirurgo e i legionari uscirono e rest solo con il corpo di Niso.
Non era sicuro dei propri sentimenti. Provava dolore per la perdita di un amico e amarezza
perch era morto trafitto da un giavellotto romano.
Ma avvertiva anche collera. Niso aveva tradito la sua amicizia, prima preferendogli Vitellio, poi
disertando o qualunque cosa intendesse fare quando era scomparso dallaccampamento. Le sue ultime
parole erano state per il tribuno e ci lo irritava pi di tutto il resto. Continu a fissare il cadavere in
preda a emozioni contrastanti.
Ormai lo hai salutato, optio, disse sommessamente il medico rientrando.
Temo che adesso dovremo occuparcene noi. Con questo caldo, sar meglio seppellirlo prima
possibile.
Catone annu e si spost su un lato della tenda, mentre laltro chiamava un paio di aiutanti. Con
unefficienza derivante da una sgradevole pratica, i due ricomposero il corpo e iniziarono a spogliarlo e
a recuperare gli effetti personali.
Non  necessario che tu rimanga qui a guardare, se non vuoi, osserv il chirurgo.
Sto bene, signore. Davvero.
Come desideri. Ora devo andare. Ho altri doveri che mi aspettano.
Mi dispiace di non aver potuto salvare il tuo amico, aggiunse il Cartaginese con gentilezza.
Avete fatto del vostro meglio, signore.
Gli infermieri stavano togliendo gli indumenti alla vittima, mettendo da una parte quelli che non
erano macchiati di sangue e potevano essere riutilizzati. Gli altri sarebbero stati gettati via. Ora che il
cuore non pompava pi, lemorragia era cessata. Il sangue sulla pelle circostante venne rapidamente
lavato via con un secchio dacqua. Uno degli uomini cominci a disfare la fasciatura intorno al
ginocchio sinistro di Niso.
Improvvisamente si ferm, chinando il capo per vedere meglio.
Ehi, questo s che  strano, borbott.
Cos strano?, chiese il compagno, che era intento a sfilare gli stivali.
Non c niente qui sotto. Nemmeno un graffio.
Non  possibile, la gente non si benda per divertimento.
Ti dico che non c nulla. Solo questi strani segni.
La curiosit prese il sopravvento sul dolore e Catone si avvicin per scoprire la causa di
quellagitazione.
Qual  il problema?
Ecco, optio, guardate qui. Linfermiere gli consegn la benda.
Non c neanche un graffio sulla gamba. Solo quei segni l sopra.
Catone and verso una rozza panca di legno e si sedette lentamente, studiando le misteriose
linee e curve su un lato della fascia. Non riusciva a capirne il significato. Alla fine sinfil la benda
nella tunica, decidendo di esaminarla pi attentamente alla luce del giorno.
Alz lo sguardo verso il corpo sul lettino. Il volto di Niso era sereno e disteso, ora che il dolore
dellagonia non cera pi. Che cosa aveva fatto in quegli ultimi giorni? A un tratto, divenne
consapevole di una nuova presenza nella tenda.
Vitellio era entrato cos silenziosamente che nessuno laveva notato. Rimase nellombra accanto
allentrata fissando il cadavere. In un primo momento non si accorse di Catone, che pot scorgere sul
suo viso ansia e frustrazione, ma non tristezza. Poi il tribuno lo vide e si accigli.
Cosa stai facendo qui? Dovresti essere in servizio.
Ho portato qui Niso, signore.
Che gli  successo?
Una delle mie sentinelle lha sorpreso mentre tentava di attraversare le nostre linee. Non ha
risposto allalto l, e quando ha cercato di fuggire la sentinella lha colpito a morte con un giavellotto.
Una sfortuna, mormor Vitellio, e poi a voce pi alta: Una vera sfortuna. Non abbiamo
potuto interrogarlo per scoprire cosa stesse combinando dopo essere scomparso dallaccampamento. Ha
detto qualcosa prima della fine?
Nulla di sensato, signore.
Capisco, comment il tribuno in tono sommesso. Sembrava quasi sollevato. Be, ora sar
meglio che torni immediatamente al tuo reparto.
S, signore. Il giovane si mise sullattenti e scambi il saluto con il superiore. Fuori della
tenda surriscaldata, laria era fresca e umida. Non mancava molto allalba. Catone si diresse a grandi
passi verso la porta, impaziente di allontanarsi quanto prima da Vitellio.
Allinterno dellospedale da campo, il tribuno si avvicin al corpo, che ora i due infermieri
stavano trattando con oli profumati per prepararlo alla cremazione. Fece correre rapidamente lo
sguardo sulla salma, poi cominci a esaminare attentamente i vestiti.
Cercate qualcosa, signore?
No, mi stavo solo chiedendo se per caso non avete trovato nulla di...
strano su di lui.
No, niente di insolito.
Capisco. Il tribuno si gratt il mento scrutando lespressione delluomo.
Se doveste trovare qualcosa di particolare, qualunque cosa, portatemela subito.
Dopo che se ne fu andato, laltro infermiere domand al collega: Perch non gli hai parlato
della benda?
Quale benda?
Quella che gli abbiamo trovato addosso.
Be, adesso non c pi. Inoltre, linfermiere sinterruppe per sputare in un angolo della
tenda, preferisco non farmi coinvolgere in cose che riguardano gli ufficiali. Se gli dicevo della benda,
mi trovavo subito in qualche guaio. Capisci?
Hai perfettamente ragione.
...
.
...
Capitolo quarantaquattro.
...
.
...
Allalba vi fu il cambio del personale di guardia ai forti e Catone riport la sua mezza centuria
allaccampamento. La tensione della notte era finita e gli uomini pregustavano il riposo che li
attendeva, specialmente in vista dellimminente avanzata. Ben presto avrebbero ricominciato a dover
sopportare il peso dellequipaggiamento completo, costruire campi di marcia e consumare
innumerevoli pasti a base di farinata di miglio.
Anche se il cielo sereno prometteva unaltra splendida giornata, quel mattino loptio non
riusciva a condividere il loro buonumore. Niso era morto. La guerra esigeva gi abbastanza vite umane
senza dovervi aggiungere simili incidenti. A rendere ancor pi dolorosa la sua perdita erano le
misteriose circostanze che lavevano accompagnata. Se fosse stato ucciso in battaglia, sarebbe stato un
fatto triste ma non inatteso.
Invece cera qualcosa di molto sbagliato nella sua morte, e il modo in cui si era comportato
ultimamente rendeva Catone sospettoso. Doveva saperne di pi e lunico indizio che aveva era la benda
con gli strani segni infilata nella tunica. Era fermamente convinto che la soluzione dellenigma avesse a
che fare in qualche modo con Vitellio. Il tribuno aveva suggestionato il Cartaginese, trasformandolo e
coinvolgendolo in qualche sua losca manovra.
Aveva bisogno di parlare con qualcuno, con una persona di cui potesse fidarsi e che prendesse
sul serio i suoi timori. Macrone si sarebbe fatto beffe di lui o, peggio ancora, avrebbe presentato una
denuncia formale contro il tribuno. Doveva rivolgersi a qualcun altro... Lavinia.
Ma certo. Lavrebbe condotta in qualche luogo tranquillo lontano dallaccampamento e si
sarebbe confidato con lei.
Si liber in fretta di armi e corazza, lav gli schizzi di sangue secco dal viso e dalle mani e
indoss una tunica pulita.
Mentre attraversava il ponte, not una frenetica attivit allaccampamento sulla riva meridionale
del fiume: lesercito si preparava a partire per loffensiva. Dovette farsi strada attraverso i cumuli di
bagagli dellentourage di Claudio e della Guardia Pretoriana. A differenza del campo sulla sponda
opposta, l si avvertiva unatmosfera di impaziente attesa, come se le legioni stessero per mettere in atto
una spettacolare parata militare, anzich marciare contro un nemico deciso e pericoloso.
I carri della corte imperiale erano carichi di costosi arredi che non erano stati creati per lasciare
i lussuosi salotti di Roma e di conseguenza avevano subito parecchi danni. Cerano enormi bauli colmi
di vestiti, strumenti musicali, eleganti servizi da tavola e una pletora di altri oggetti raffinati, tutti
affidati alle cure di stuoli di schiavi. Le coorti pretoriane si portavano dietro uniformi ed
equipaggiamento da cerimonia che avrebbero indossato per la grandiosa celebrazione della vittoria a
Camulodunum.
Catone oltrepass i carri e si diresse verso gli alloggiamenti del seguito dellimperatore. Solo
uno dei battenti dellenorme porta di legno tra il recinto e laccampamento era aperto. Lingresso era
presidiato da una dozzina di pretoriani. Al suo avvicinarsi, i due sulla soglia incrociarono le lance.
Scopo della visita?
Vedere unamica. Lancella di donna Flavia Domitilla.
Hai un lasciapassare firmato dal primo segretario?
No.
Allora non puoi entrare.
Perch?
Ordini.
Il giovane fiss i piantoni sullattenti, che ricambiarono lo sguardo con espressione impassibile.
Sapeva che non sarebbe riuscito a convincerli.
Gli uomini della Guardia Pretoriana erano esperti nel sorvegliare gli accessi e obbedivano agli
ordini alla lettera. Protestare sarebbe stato inutile. Inoltre, quello che gli aveva rivolto la parola
possedeva un fisico da gladiatore; non gli sarebbe piaciuto affrontarlo se lo avesse incontrato fuori
servizio.
Fece dietrofront, tornando sui suoi passi. In mezzo alla confusione di soldati, impiegati e
schiavi, lanci unocchiata allesterno del recinto.
Numerosi carri erano gi pronti, allineati lungo il perimetro. Uno in particolare attir la sua
attenzione: un pesante veicolo a quattro ruote su cui erano impilate e assicurate con corde tende di pelle
riccamente decorate. Il cumulo era talmente alto che raggiungeva la sommit della palizzata. Dopo aver
aggirato larea dei preparativi per potersi avvicinare senza farsi scorgere dalle guardie, controll
rapidamente che nessuno lo stesse osservando e sal in cima al mucchio delle tende, dove si appiatt,
sollevando appena la testa per sbirciare nella zona riservata ai compagni di viaggio dellimperatore.
Separata dallesercito, llite di Roma non sembrava condividere minimamente le privazioni
della campagna. Ovunque sorgevano enormi padiglioni e Catone scorgeva pavimenti decorati e mobili
sontuosi. Alcuni membri della corte giacevano mollemente su divani imbottiti allombra delle tettoie
davanti alle loro tende, serviti dagli schiavi che avevano portato con s. Il centro del recinto era stato
lasciato libero per essere usato come luogo dincontro, ma a causa dei festeggiamenti della notte prima
era quasi deserto. Il giovane esamin attentamente le poche persone presenti, ma Lavinia non era tra
loro. Perci rimase in attesa in cima al carro, cercando di non appisolarsi sotto i caldi raggi solari. Ogni
volta che compariva una figura femminile, aguzzava gli occhi per vedere se era lei.
Finalmente, non lontano dal punto in cui si trovava, il lembo di una tenda si apr e ne emerse
una ragazza snella con una diafana veste verde.
Dopo aver spalancato le braccia sbadigliando, la fanciulla usc dallombra della tettoia e la vista
delle sue splendide trecce corvine riemp il giovane di unesaltante sensazione di leggerezza. Rimase a
guardarla per qualche minuto seguendo ogni suo movimento, mentre si appoggiava a un palo del
tendale e sollevava il viso verso il sole.
Poi lei si gratt la schiena e si volt per rientrare. Catone cominci ad alzarsi, sperando che si
accorgesse di lui e non scomparisse dopo quella breve, seducente apparizione. Se fosse riuscito a farsi
notare, avrebbe potuto farle capire che voleva incontrarla allesterno del recinto.
Stava per richiamare la sua attenzione con un cenno, quando con la coda dellocchio percep un
movimento.
Scorse Vitellio entrare a grandi passi. Il senso di gelo che avvertiva sempre alla vista del tribuno
simpadron immediatamente di lui, mentre luomo si dirigeva con penosa inesorabilit verso Lavinia,
ancora inconsapevole della sua presenza. Avvicinandosi di soppiatto, Vitellio le pose una mano sulla
spalla. Lei si gir di scatto. Catone si mise in ginocchio, pronto a correre in suo aiuto, senza pensare
che era impossibile raggiungerla allinterno della recinzione attentamente sorvegliata.
Stava per gridare, quando si sent improvvisamente afferrare con forza per i piedi e cadde gi
dal carro, restando steso a terra senza fiato. Uno stivale lo colp violentemente al viso e un istante dopo
venne sollevato e si ritrov in piedi, boccheggiante come un pesce fuor dacqua.
Che cazzo ci facevi lass, figliolo?.
Catone riconobbe il pretoriano di guardia alla porta del recinto.
Cerc di dire qualcosa, ma non aveva aria nei polmoni.
Rifiuti di rispondere, eh? Be, vediamo se il mio centurione riesce a scioglierti la lingua,
magari rompendoti anche un paio di denti, tanto per gradire.
Il colosso lo agguant per i capelli, tirandolo e trascinandolo attraverso il posteggio dei carri
verso la tenda del quartier generale. Gli schiavi e i legionari intenti a caricare i veicoli sospesero il
lavoro per osservare quello spettacolo poco edificante. Qualcuno rise e il giovane si sent avvampare di
vergogna nel vedersi trattare come uno scolaretto disubbidiente.
...
.
...
Capitolo quarantacinque.
...
.
...
Tutto pronto?. Plauzio si guard intorno. Gli ultimi ufficiali si stavano allineando su un lato
della strada che andava dal ponte allaccampamento principale. Bene, allora. Date il segnale.
Sabino fece un cenno al tribuno incaricato delle comunicazioni, il quale grid ai suonatori
lordine di tenere pronti i corni e le buccine.
Una breve pausa per prendere fiato e avvicinare le labbra ai bocchini, contando mentalmente
fino a tre, poi un suono lacerante echeggi sul fiume.
Nonostante fossero addestrati alla battaglia, i cavalli dello stato maggiore scartarono
nervosamente, e la formazione degli ufficiali superiori fu momentaneamente scompaginata. Dalla riva
opposta, gli strumenti dottone delle coorti pretoriane risposero al segnale.
Lo spettacolo comincia, disse Plauzio a denti stretti.
Le candide sagome delle prime linee di pretoriani emersero dal secondo accampamento e in
perfetto ordine di parata marciarono sul ponte con passo militare. Gli elmi di bronzo accuratamente
lucidati scintillavano sotto i raggi del sole mattutino, in netto contrasto con le scure nubi che si
avvicinavano minacciose da sud. Laria era immobile e umida prima dellimminente tempesta.
Preferirei che non marciassero, brontol il prefetto dei genieri.
Non fa bene al mio ponte. Qualunque sciocco sa che in questi casi le truppe devono rompere il
passo.
E annullare leffetto estetico?, replic Vespasiano. Narciso non lo permetterebbe mai.
Speriamo solo che non faccia lo stesso con gli elefanti.
Il geniere trasal alla prospettiva, poi cap che il legato lo stava prendendo bonariamente in giro
e si rilass.
Lultima cosa di cui abbiamo bisogno  un ritardo nella campagna, disse Vitellio, e gli
ufficiali sussultarono allidea.
La lunga colonna bianca attravers il ponte come un enorme bruco, finch raggiunse la sponda
settentrionale e si diresse su per il pendio verso laccampamento.
Attenti... a destra!, grid il primo centurione, mentre sfilava davanti al generale con il suo
stato maggiore. Con perfetto tempismo, i pretoriani voltarono di scatto la testa, tranne quelli allestrema
destra, che continuarono a guardare avanti per mantenere lallineamento. Plauzio salut solennemente
il passaggio di ogni centuria.
Dallaltro lato della porta principale, il resto dellesercito era gi schierato e pronto a mettersi in
marcia. Le Coorti Pretoriane avrebbero guidato lavanzata in territorio nemico. La posizione
privilegiata in testa alle truppe avrebbe evitato loro di respirare la polvere sollevata da migliaia di
scarponi chiodati e di sporcare le bianche tuniche e gli scudi scintillanti. Dallaltra parte del ponte si
form un piccolo vuoto nella colonna, subito colmato da una macchia ondeggiante di scarlatto e doro:
le insegne dellesercito. Dietro di esse comparve lenorme mole del primo elefante, riccamente ornato e
con in groppa limperatore.
Ora vedremo quanto vali realmente, disse Plauzio osservando il ponte, attento a individuare il
minimo segno di cedimento. Al suo fianco, il prefetto dei genieri appariva assai preoccupato dalla
possibilit che un imprevisto bagno dellimperatore mettesse fine alla sua carriera.
Londeggiante andatura dei pachidermi contrastava nettamente con la rigida uniformit del
passo dei pretoriani, e con sollievo del prefetto i bestioni procedevano in ordine sparso e non
pregiudicavano la stabilit del ponte. Dietro lultimo animale si apriva un altro vuoto. Lentourage
imperiale con i suoi carri avrebbe viaggiato insieme al resto delle salmerie alla retroguardia
dellesercito e non sarebbe partito prima di qualche ora.
Dopo lultima insegna comparve Claudio e il conduttore colp lelefante sulla testa per farlo
fermare davanti a Plauzio e i suoi ufficiali.
Buon giorno, Cesare.
Generale. Limperatore rispose con un cenno. N-nessun problema con lavanzata, spero.
Nessuno, Cesare. Il vostro esercito  pronto a seguirvi verso una gloriosa vittoria. Era una
frase tremendamente banale, e Vespasiano si sforz di rimanere serio, ma Claudio sembr accettarla di
buon grado.
Fantastico! Davvero f-fantastico! Non vedo lora di incontrare questi B-B-Britanni! Diamogli
una bella dose di acciaio romano, eh, Plauzio!.
S, certo, Cesare.
Lultimo elefante si arrest e Narciso si avvicin in sella a un pony, che scart nervosamente
quando uno dei pachidermi depose un cumulo di escrementi proprio davanti alle sue zampe. Il primo
segretario aggir prontamente il nauseabondo ostacolo e si port a fianco del suo padrone.
Ah, eccoti qui, Narciso! Arrivi giusto in tempo! Penso che ora mi trasferir sulla mia
portantina.
Ne siete sicuro, Cesare? Pensate allimmagine eroica che proiettate su questo magnifico
esemplare. Un dio che guida i suoi soldati in battaglia! Che vista ispiratrice per gli uomini!.
Non se questo st-st-stupido animale continua a cercare di farmi cadere.
Conduttore! Fallo inginocchiare immediatamente!.
Memore della precedente esperienza, Claudio si afferr saldamente ai braccioli del trono,
appoggiandosi contro lo schienale quando la bestia pieg le zampe anteriori. Una volta al sicuro a terra,
limperatore guard lelefante con aria severa.
Non so come facesse quel farabutto di Annibale. Suvvia, Narciso, fa portare la mia lettiga.
S, Cesare. Dovr farla venire dalla retroguardia.
Che ci fa laggi?
Lo avete ordinato voi, Cesare. Forse rammenterete che avevate intenzione di guidare
lavanzata in groppa a un elefante.
Oh?
Volevate fare meglio di Annibale. Ricordate, Cesare?
Hmmm... s. Be, era ieri. Inoltre, Claudio accenn verso sud, non mi va a genio lidea di
trovarmi bloccato su un e-e-elefante quando arriveranno quelle.
Narciso si volt a guardare le nuvole nere che si stavano addensando sul Tamesis. Un bagliore
bianco le illumin, e pochi secondi dopo un brontolio profondo echeggi in direzione
dellaccampamento.
La lettiga, Narciso. E subito.
S, Cesare.
Mentre il primo segretario si affrettava a trasmettere lordine, limperatore osserv accigliato il
temporale che si avvicinava, come se il suo disappunto potesse fermarlo. La linea frastagliata di un
fulmine si abbatt poco distante sugli acquitrini a monte del fiume e si ud un fragore spaventoso,
metallico.
In sella al suo cavallo, Sabino si port accanto al fratello.
Maledetta sfortuna, disse a bassa voce. Ce ne stiamo seduti sulle chiappe per quasi due mesi
in attesa che arrivi limperatore nella gloria di una splendida giornata di sole, e nel momento in cui
riprendiamo finalmente lavanzata si scatena il temporale.
Vespasiano emise una risatina beffarda. E non c speranza di poter aspettare che finisca di
piovere, immagino.
Nessuna, fratello. C troppo interesse per questa campagna e Claudio non intende rimanere
lontano da Roma pi dello stretto necessario.
Loffensiva andr avanti con qualunque tempo.
Oh, merda. Il legato sent una goccia sulla mano, poi la pioggia cominci a scrosciare sugli
elmi e gli scudi. Superando lampia superficie del Tamesis, un fronte grigio si avvicinava alla riva
settentrionale. A un tratto, il temporale scoppi in tutta la sua violenza, investendo ogni cosa sul suo
cammino. Raffiche di vento strapparono i rami degli alberi nei boschi vicini e fecero svolazzare i
pesanti mantelli militari, mentre gli ufficiali cercavano di avvolgerseli intorno al corpo. Claudio alz gli
occhi proprio nel momento in cui esplodeva un lampo abbagliante che illumin brevemente
lespressione adirata sul suo volto.
Credi che questo sia un presagio?, chiese Sabino tra il serio e il faceto.
Che genere di presagio?
Un avvertimento degli di. Forse sul risultato di questa campagna.
O per Claudio?. Vespasiano lanci unocchiata dintesa al fratello.
Credi davvero che si tratti di questo?
 possibile. O magari significa solo che continuer a piovere per qualche giorno.
Questa derisione della volont divina infastid Sabino, che aggrott la fronte. Vespasiano alz le
spalle e si gir a guardare limperatore che stava gridando qualcosa verso il cielo. Le sue parole furono
soffocate dal rimbombo del tuono e dalla violenza della pioggia. Gli elefanti si agitavano urtandosi lun
laltro nonostante gli sforzi dei conduttori e il loro nervosismo stava cominciando a contagiare i cavalli.
Portateli via da qui!, url Plauzio. Via dalla strada! Presto, prima che diventino
incontrollabili!. I conduttori si resero conto del pericolo e presero a pungolare freneticamente i
pachidermi, finch riuscirono a dirigerli verso la riva del fiume, riunendoli lontano dal ponte.
Claudio smise di inveire contro gli di e torn dove lo attendevano gli ufficiali a cavallo.
Dov la mia d-dannata portantina?
Sta arrivando, Cesare, rispose Narciso indicando il ponte, dove una dozzina di schiavi
avanzavano al piccolo trotto portando una grande lettiga dorata a due posti. Quando raggiunsero la riva,
quella che poco prima era una pista di terra battuta era ormai diventata un pantano scivoloso. I
portantini cercarono di mantenere il passo mentre si dirigevano verso limperatore, che li attendeva con
furibonda impazienza.
Una volta arrivati sulla spianata, aumentarono landatura e poco dopo posarono la lettiga
accanto a lui.
Era ora!. Bagnato fino al midollo, i sottili capelli bianchi appiccicati al cranio e il mantello
appesantito dallacqua, Claudio entr nella portantina dopo aver lanciato unultima occhiata furibonda
al cielo e da dietro le tendine chiam a gran voce il generale.
S, Cesare?
Falli muovere! Pioggia o sole, questo esercito andr alloffensiva. Ppprovvedi!.
Cesare!.
Plauzio fece un rapido segnale ai suoi ufficiali, che voltarono i cavalli e si diressero verso i
rispettivi reparti per preparare lavanzata. Sabino continu a cavalcare accanto al fratello minore, la
testa incassata tra le pieghe del mantello. Il pennacchio dellelmo da cerimonia era fradicio e pendeva
tristemente. Intorno a loro la pioggia scrosciava con violenza, accompagnata da frequenti lampi seguiti
da fitte tenebre e tuoni assordanti che facevano tremare la terra. Era difficile ignorare il fatto che la
tempesta fosse scoppiata proprio mentre lesercito stava levando le tende, era come se gli di
disapprovassero lavanzata su Camulodunum.
Tuttavia, i sacerdoti avevano tratto fausti presagi interpretando le viscere alle prime luci del
giorno e il terreno aveva facilmente ceduto le insegne quando gli aquiliferi erano andati a prelevarle nel
santuario.
Nonostante queste indicazioni contrastanti, Claudio aveva ordinato di avanzare in base alla
strategia da lui illustrata agli ufficiali superiori.
Sabino era preoccupato.
Voglio dire, perfino io so che dovremmo mandare avanti degli esploratori.
Questo  territorio nemico, e chiss quali trappole ci ha preparato Carataco. Limperatore non 
un soldato. Tutto quello che conosce della guerra lo ha imparato dai libri, non sul campo di battaglia.
Avanzare alla cieca  come andare in cerca di guai.
Gi.
Qualcuno deve cercare di farlo ragionare. Plauzio  troppo debole per opporsi e limperatore
considera Osidio Geta uno sciocco. Deve pensarci qualcun altro.
Qualcuno come me, suppongo.
Perch no? Sembra che tu gli piaccia abbastanza e Narciso ti rispetta.
Potresti suggerirgli di adottare una strategia pi sicura.
No, replic Vespasiano in tono deciso.
Perch, fratello?
Se limperatore non intende ascoltare Plauzio,  improbabile che dia retta a me. Plauzio
comanda lesercito. Spetta a lui rivolgersi a Claudio.
Non parliamone pi.
Sabino apr la bocca per fare un altro tentativo di convincerlo, ma lespressione risoluta che
conosceva fin dallinfanzia sul viso di Vespasiano lo ferm. Quando decideva che un argomento era
chiuso, non cera modo di fargli cambiare idea; sarebbe stata solo una perdita di tempo.
Nel corso degli anni, Sabino si era abituato a ricevere netti dinieghi da lui; inoltre, era giunto a
capire che il fratello minore possedeva capacit di gran lunga superiori alle sue, anche se non lo
avrebbe mai ammesso e continuava a recitare come meglio poteva la parte del fratello pi anziano e
saggio. Quelli che li conoscevano bene non potevano evitare di fare il confronto tra lequilibrata
competenza e la ferrea determinazione del Flavio pi giovane e la nervosa e troppo accomodante
superficialit di Sabino.
Vespasiano guid il cavallo dietro gli altri ufficiali gi per il pendio verso la porta principale,
lieto che il fratello tacesse. Era vero che Plauzio e i suoi legati avevano accolto con grande
preoccupazione la temeraria strategia esposta da un eccitato imperatore.
Claudio aveva continuato a parlare senza sosta, con la balbuzie che si aggravava sempre pi
mentre teneva una lunga e sconclusionata conferenza di storia militare, esaltando la genialit
delloffensiva audace e diretta. Dopo un po Vespasiano aveva smesso di ascoltare, cominciando a
rimuginare su questioni pi personali. Come stava facendo ora.
Nonostante le proteste di Flavia, non riusciva ancora a togliersi dalla mente il sospetto che sua
moglie avesse a che fare con i Liberatores.
Cerano state troppe coincidenze negli ultimi mesi, perch potesse ignorarle accettando la sua
parola. E ci lo faceva sentire anche peggio riguardo allintera faccenda. Si erano scambiati un
giuramento di lealt reciproca quando si erano sposati, e la parola di lei avrebbe dovuto essere
sufficiente. La fiducia costituiva il fondamento di qualunque rapporto e ne favoriva la crescita. Ma ora
il dubbio si stava insidiosamente facendo strada, erodendo il vincolo coniugale. Sapeva che presto
avrebbe dovuto affrontarla a proposito della minaccia contro limperatore di cui Adminio era venuto a
conoscenza. La diffidenza avrebbe continuato a regnare tra loro finch non fosse riuscito a eliminare
ogni incertezza o avesse scoperto le prove della sua colpa.
Devo tornare alla mia legione, annunci Vespasiano. Stai attento.
Che gli di ci proteggano, fratello.
Secondo me, non dovremmo contare troppo su di loro, replic il legato sorridendo. Ora
siamo nelle mani dei mortali, Sabino. Il cielo  solo uno spettatore.
Piant i talloni nei fianchi del cavallo per spronarlo al trotto, passando accanto alle fitte schiere
di legionari che arrancavano nel fango verso Camulodunum. Laggi, da qualche parte, Carataco li stava
aspettando con la nuova armata messa insieme nel mese e mezzo di tregua concessogli da Claudio.
Questa volta il condottiero britannico avrebbe combattuto davanti alla sua capitale e i due eserciti si
sarebbero affrontati nella pi aspra e cruenta battaglia della campagna.
...
.
...
Capitolo quarantasei.
...
.
...
La tempesta continu a imperversare per la maggior parte della giornata.
Le piste e i sentieri lungo cui lesercito avanzava si trasformarono rapidamente in acquitrini
fangosi che rallentavano la marcia dei legionari, curvi sotto il pesante bagaglio. Il convoglio delle
salmerie rimase ben presto impantanato e fu lasciato indietro sotto la sorveglianza di una coorte
ausiliaria. Al calar della sera le truppe avevano percorso poco pi di quindici chilometri e quando
lesausta retroguardia raggiunse laccampamento bisognava ancora erigere i terrapieni difensivi.
Poco prima del tramonto la pioggia cess e attraverso uno squarcio tra le nuvole un vivido
raggio di luce illumin gli uomini fradici, facendo brillare il metallo delle armi e riflettendosi nelle
pozzanghere.
Lelettricit nellaria burrascosa scomparve, lasciando il posto a unatmosfera calma e fresca. I
soldati si affrettarono a rizzare le tende e a togliersi gli indumenti bagnati. Dopo aver steso ad asciugare
mantelli e tuniche, cominciarono a preparare la cena, brontolando per la mancanza di legna asciutta.
Dovettero accontentarsi delle razioni di gallette e carne essiccata, imprecando mentre strappavano duri
bocconi e li masticavano a lungo prima di poterli mandare gi.
Il sole scomparve allorizzonte, poi le nubi tornarono a chiudersi, pi spesse e fosche di prima,
e il vento ricominci a soffiare. Mentre la notte avanzava, le raffiche sibilavano tra i tiranti delle tende,
facendo sbattere rumorosamente i teli. Allinterno, i legionari rabbrividivano avvolti nei mantelli
umidi, cercando di riscaldarsi abbastanza da poter dormire.
La cappa di malumore incombeva sugli alloggiamenti della Sesta Centuria, e Catone era in
condizioni peggiori degli altri. Aveva le costole ancora dolorati per i calci ricevuti dal centurione della
Guardia Pretoriana dopo essere stato sorpreso a spiare il recinto dellentourage imperiale. Gli occhi
erano gonfi e iniettati di sangue, il viso pieno di lividi violacei. Poteva andare molto peggio, ma cera
un limite alle punizioni sommarie che potevano essere inflitte prima di un interrogatorio.
Ora, una notte dopo, il sonno gli era negato. Sedeva ricurvo, guardando con espressione assente
attraverso lapertura della tenda. A tormentarlo non era lansia nervosa per limminente battaglia, n la
prospettiva di una gloriosa vittoria o di una sconfitta disonorevole, se non addirittura della morte. Era
invece distrutto dalla gelosia, temendo che Lavinia, che aveva tenuto tra le braccia soltanto pochi giorni
prima, potesse anche in quel momento giacere con Vitellio.
Alla fine, il veleno della disperazione divenne troppo amaro per lui.
Voleva dimenticare tutto, smettere di patire quellinsopportabile sofferenza.
La mano corse al pugnale appeso al cinturone e le dita si serrarono intorno allimpugnatura di
legno levigato, irrigidendosi mentre si preparava a estrarre la lama.
Poi allent la presa e inspir a fondo. Non poteva farlo. Era assurdo.
Doveva costringersi a pensare a qualcosaltro, qualunque cosa potesse distrarlo da Lavinia.
Ancora infilata sotto la tunica cera la benda tolta dal ginocchio di Niso.
Catone vi premette sopra una mano, concentrandosi sugli strani segni che vi erano tracciati.
Dovevano essere importanti, riflett, se non altro alla luce delle circostanze sospette in cui la fascia era
stata recuperata.
E se si trattava di una sorta di comunicazione in codice, da chi proveniva? A chi stava tentando
di consegnarla il Cartaginese? Per il secondo interrogativo, sospettava gi di Vitellio. E poich oltre le
linee cerano soltanto i nativi, se ne deduceva che erano stati questi ultimi a mandare il messaggio. La
faccenda puzzava di tradimento, ma il giovane non osava agire contro il tribuno senza disporre di prove
certe. Fino a quel momento, tutto ci che aveva era la propria cattiva opinione di lui e alcuni misteriosi
caratteri neri su una benda: troppo poco per costruire una tesi credibile. Era una situazione frustrante, e
mentre cercava di escogitare un modo per venirne a capo, il sonno cominci a prendere il sopravvento.
Le palpebre divennero pesanti e si chiusero, e poco dopo Catone russava insieme ai veterani della
centuria.
Il mattino seguente, i legionari furono svegliati da una notizia che si sparse nellaccampamento
come un incendio boschivo: lesercito nemico era stato avvistato. A un giorno di marcia verso est,
unavanguardia di cavalleria ausiliaria si era imbattuta in una serie di ridotte e fortificazioni difensive.
Investiti da una pioggia di frecce e lance, gli ausiliari si erano ritirati velocemente lasciando numerosi
morti e feriti davanti alle linee britanniche. Nel momento stesso in cui avevano fatto rapporto
allimperatore, la voce dello scontro era cominciata a circolare fra le truppe. La prospettiva della
battaglia eccit i soldati, sollevati dal fatto che il nemico avesse deciso di combattere in campo aperto,
invece di condurre una logorante guerriglia che si sarebbe trascinata per anni.
I disagi del giorno prima furono dimenticati, mentre gli uomini si vestivano e si armavano
rapidamente. La colazione fredda venne consumata sotto un cielo plumbeo attraversato da scure nubi
portate dal vento. Macrone alz gli occhi preoccupato.
Mi domando se piover.
Sembrerebbe di s, signore. Ma se Claudio si muove in fretta possiamo anticipare la pioggia e
raggiungere i Britanni prima di sera.
Altrimenti, sar unaltra marcia con i vestiti fradici, brontol il centurione.
Abiti bagnati, fango di merda e cibo freddo. Comunque, chi pu dire che questi maledetti
nativi non finiranno semplicemente per squagliarsela?.
Catone si strinse nelle spalle.
Meglio far serrare le file, optio. In un caso o nellaltro, ci aspetta una lunga giornata.
I timori di Macrone sul tempo si rivelarono infondati. Col passare delle ore, il cielo si schiar, il
vento cadde completamente e a mezzogiorno il sole sfolgorava sullesercito. Un sottile velo di vapore
si levava dagli indumenti dei legionari che arrancavano nella melma dietro la Guardia Pretoriana.
Nel pomeriggio, la Seconda Legione gir intorno a una collina e giunse in vista delle linee
nemiche. A circa tre chilometri di distanza cera un basso crinale irto di difese. Sul davanti si vedeva
una serie di terrapieni e fossati progettati per deviare un attacco frontale ed esporre gli assalitori a un
nutrito lancio di proiettili. Sulla destra, il crinale degradava in una vasta distesa paludosa attraversata da
un fiume che formava unampia ansa dietro laltura. Sulla sinistra, una fitta foresta si estendeva a
perdita docchio sul terreno ondulato. La posizione era ben scelta: qualunque assalitore sarebbe stato
costretto a sferrare un attacco frontale risalendo il pendio tra la foresta e lacquitrino.
La Quattordicesima era arrivata prima della Seconda e stava gi approntando le fortificazioni
per la notte. Un reparto di ausiliari era scaglionato ai piedi del colle e pi lontano drappelli di
esploratori a cavallo stavano esaminando da vicino le difese nemiche. Un ufficiale di stato maggiore
indirizz la centuria di Macrone verso la fila di paletti che delimitava larea degli attendamenti e il
centurione diede lordine di deporre il bagaglio. Era impossibile reprimere leccitazione dei legionari,
che si affrettarono a rizzare le tende e per osservare le posizioni avversarie. Il sole al tramonto
scintillava sugli elmi e le armi dei Britanni ammassati dietro i loro ripari. La tensione era accentuata
dalla crescente umidit, mentre verso sud le nuvole cominciavano ad addensarsi di nuovo. Ma questa
volta non cera un alito di vento e i mille rumori di un esercito che si preparava ad andare a dormire
restavano stranamente sospesi nellaria immobile.
Al crepuscolo vennero accesi i fuochi e nelloscurit incombente due sfavillanti distese
arancione si fronteggiarono sugli opposti versanti della valle, mente colonne di fumo si levavano verso
il cielo. Vespasiano aveva dato ordine di fornire ai suoi uomini razioni supplementari perch si
riempissero lo stomaco prima della battaglia e al cader della notte i soldati si sedettero riconoscenti a
mangiare carne salata e stufato dorzo. Catone stava pulendo il piatto con una galletta, quando ud uno
strano suono in lontananza. Era una sorta di cantilena ripetuta pi volte, che aumentava gradualmente
dintensit e terminava in un urlo seguito da un fragore metallico. Si volt verso Macrone, che aveva
gi terminato di mangiare con vorace efficienza e ora era steso sulla schiena, intento a pulirsi i denti
con un piccolo bastoncino di legno.
Che sta succedendo laggi, signore?
Be, sembrerebbe che stiano cercando di suscitare un po di febbre da battaglia.
Febbre da battaglia?
Certo. Sanno che le probabilit sono contro di loro. Gli abbiamo dato delle belle batoste,
finora. Non devono avere il morale alle stelle, cos Carataco sta facendo quello che pu per stimolarli.
Un nuovo ruggito proruppe dal campo avversario, accompagnato da un clangore cadenzato.
E questo cos, signore?
Questo? Lo stesso trucco che usiamo noi. Una spada contro uno scudo. Fai battere tutti con lo
stesso ritmo, ed ecco il risultato. Dovrebbe servire a spaventare a morte il nemico. Questa  lidea,
almeno.
Personalmente, mi fa solo venire il mal di testa.
Catone fin il suo stufato e pos la gamella. Il contrasto tra i due accampamenti lo preoccupava.
Mentre i Britanni sembravano impegnati in qualche sfrenato festeggiamento, le legioni si preparavano
per una notte di sonno come se lindomani fosse semplicemente un giorno come gli altri.
Non dovremmo fare qualcosa contro di loro?
Ad esempio?
Non so. Qualcosa per rovinargli la festa, per farli smettere.
A che scopo?. Macrone sbadigli. Lasciamoli divertire. Non far alcuna differenza quando i
nostri ragazzi verranno alle mani con loro, domattina. Saranno solo pi stanchi di noi.
Gi, immagino. Catone lecc le ultime gocce di sugo sulle dita, poi strapp un ciuffo derba e
pul la gavetta. Signore?
Che c?, rispose il centurione con voce assonnata.
Pensate che le salmerie riusciranno a raggiungerci entro stasera?
Credo di s. Oggi non  piovuto. Perch me lo chiedi?
Ehm, mi domandavo se domani avremo il sostegno dellartiglieria.
Se Claudio ha buonsenso, avremo tutto lappoggio necessario contro quelle fortificazioni.
Catone si alz.
Dove vai?
Alla latrina. Poi forse far due passi prima di andare a dormire, signore.
Due passi?. Macrone si gir a guardarlo. Non hai camminato abbastanza negli ultimi due
giorni?
Vorrei soltanto schiarirmi un po le idee, signore.
Molto bene, allora. Ma hai bisogno di una buona notte di sonno per domani.
S, signore.
Il giovane si diresse verso il centro dellaccampamento. Se le salmerie erano arrivate, avrebbe
rivisto Lavinia. Questa volta non ci sarebbero state recinzioni a tenerlo lontano. Al massimo qualche
guardia, ma al buio poteva evitarle facilmente. E poi avrebbe potuto stringerla di nuovo tra le braccia,
sentire il profumo dei suoi capelli. Quella prospettiva lo riemp di desiderio e si affrett per la via
pretoria in direzione degli alloggiamenti del legato. Camminava con tale slancio che per poco non gett
a terra una persona emersa improvvisamente da una tenda. Vi fu un terribile urto e il mento di Catone
colp la testa dellaltro.
Ehi! Maledetto imbecille... Lavinia!.
Massaggiandosi la testa, Lavinia lo fiss con gli occhi spalancati. Catone!.
Ma... perch..., mormor lui, senza parole per la sorpresa. Che ci fai qui? Come sei
arrivata?, aggiunse, ricordando che le salmerie erano rimaste impantanate nel fango.
Con il convoglio dellartiglieria. Appena sono riusciti a muoversi, donna Flavia ha lasciato il
resto dellentourage e ci siamo fatte dare un passaggio dallequipaggio di una catapulta. Che  successo
alla tua faccia?
Una piccola discussione. Ma adesso non  importante. Avrebbe voluto abbracciarla, ma una
strana, distante espressione nei suoi occhi lo ferm. Che hai, Lavinia?
Niente. Perch?
Sembri diversa.
Diversa!. Lei rise nervosamente. Sciocchezze, sono soltanto occupata.
Devo fare una commissione per la mia padrona.
Quando potr vederti?, chiese il giovane, arrischiandosi a prenderle la mano.
Non lo so. Ti trover io. Dove sono le vostre tende?
Laggi. Basta che chiedi della Sesta Centuria della Quarta Coorte.
Improvvisamente, limmagine di Lavinia che vagava nelloscurit in mezzo a migliaia di
uomini lo allarm. Sarebbe meglio che ti aspettassi qui.
No! Verr a cercarti, se avr tempo. Ma ora devi andare. Gli diede un rapido bacio sulla
guancia, poi gli premette con forza una mano sul petto. Va!.
Confuso, Catone indietreggi lentamente. Lavinia sorrise a fior di labbra, ma aveva negli occhi
unintensit che lo fece rabbrividire. Il giovane annu e scomparve oltre una fila di tende.
Appena fu fuori vista, Lavinia si affrett lungo la via pretoria illuminata dalle torce,
allontanandosi dagli alloggiamenti del legato.
Se avesse aspettato un momento, avrebbe visto Catone spuntare cautamente da dietro una tenda.
Il giovane la osserv correre nella direzione opposta e quando fu certo di non essere visto, la segu con
passo felpato mantenendosi nellombra. Lei non and molto lontano, fermandosi al primo dei sei
alloggiamenti dei tribuni della Seconda Legione.
La fredda inquietudine che Catone aveva avvertito fino a un attimo prima si trasform in una
gelida, dolorosa sensazione dangoscia quando la vide aprire disinvoltamente il lembo della tenda di
Vitellio e scomparire allinterno.
...
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...
Capitolo quarantasette.
...
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...
Claudio tolse con un ampio gesto il drappo di seta che copriva il tavolo.
Illuminata da decine di lampade a olio, apparve una riproduzione del territorio circostante, con
tutti i dettagli che lo stato maggiore aveva potuto mettere insieme in quel lasso di tempo in base ai
rapporti degli esploratori. Gli ufficiali delle legioni si affollarono intorno al tavolo, esaminando
attentamente la riproduzione. Per quelli arrivati dopo il tramonto era la prima opportunit di vedere ci
che avrebbero trovato il giorno dopo. Limperatore concesse loro un breve momento per capire bene il
plastico prima di dare inizio alla riunione tattica.
Signori, domani m-m-mattina avr inizio la fase finale della conquista di questa terra. Una
volta sconfitto Carataco e spazzato via il suo esercito, non vi sar pi nulla tra noi e la capitale dei
Catuvellauni. Con la c-caduta di Camulodunum, le altre trib britanniche si rassegneranno
allinevitabile. Penso di poter affermare con sicurezza che di qui a un anno questa sar una
p-p-provincia dellimpero pacifica come tutte le altre.
Vespasiano ascoltava con muto disprezzo e, a giudicare dalle occhiate maliziose scambiate
furtivamente dagli altri ufficiali, non era il solo a nutrire dei dubbi. Come avrebbe potuto essere portata
a termine unoccupazione completa in appena un anno? Non si conosceva nemmeno la reale estensione
dellisola; secondo alcuni viaggiatori, era solo la punta di un vasto continente. In tal caso, e se le storie
di feroci trib che vivevano nellestremo nord erano vere, ce ne sarebbero voluti molti di pi per
riuscire a pacificarla. Ma per allora Claudio avrebbe gi avuto il suo trionfo a Roma e il popolo si
sarebbe dimenticato da tempo della lontana Britannia, distratto da unorgia interminabile di
combattimenti gladiatori, cacce alle belve e corse di bighe al Circo Massimo.
Lultima pagina della storia ufficiale della conquista di Claudio sarebbe gi stata scritta e
copiata su rotoli destinati a tutte le maggiori biblioteche pubbliche dellimpero.
Nel frattempo, Plauzio e le sue legioni sarebbero stati occupati a eliminare le varie roccaforti
minori che avrebbero continuato a battersi contro linvasore. E finch fosse rimasto un Druido vivo, vi
sarebbe stata una costante, tenace opposizione a Roma, con regolari scoppi di ribellione armata. Fin
dalla cruenta persecuzione messa in atto da Giulio Cesare, i Druidi guardavano a Roma e a tutto ci che
era romano con odio profondo e inestinguibile.
Tra due giorni, prosegu Claudio, festeggeremo a C-Camulodunum.
Pensate, in futuro p-p-potrete raccontare ai vostri nipoti la battaglia d-d-decisiva da voi
combattuta e vinta al fianco dellimperatore C-Claudio!. Gli occhi scintillanti e la bocca contorta in un
sogghigno, guard i volti degli ufficiali del suo stato maggiore. Plauzio si affrett a battere le mani,
dando inizio a uno scroscio di applausi pi meccanici che entusiasti.
Grazie. Grazie. Claudio fece un cenno, e docilmente lovazione cess. E ora lascer a
Narciso il compito di spiegarvi i dettagli del mio p-piano di attacco. Narciso?
Vi ringrazio, Cesare.
Limperatore si allontan di qualche passo e il fido liberto prese il suo posto con una lunga
bacchetta in mano. Claudio si avvicin zoppicando a un tavolo laterale e cominci a sbocconcellare
alcuni degli elaborati pasticcini preparati dalla sua squadra di cuochi. Prestava scarsa attenzione alle
parole di Narciso e pertanto non not il cupo risentimento degli ufficiali superiori nel sentirsi dare
ordini da un burocrate civile, e per di pi un semplice ex schiavo. Godendosi il momento di gloria,
Narciso scrut il modellino con espressione pensierosa, poi sollev la bacchetta e inizi a parlare.
Limperatore ha deciso che per rompere questa noce  necessaria una tattica audace. Batt sui
bastoncini che rappresentavano la palizzata britannica sul crinale. Non possiamo usare il terreno a sud
a causa degli acquitrini, n avanzare attraverso la foresta. Gli esploratori riferiscono che oltre la linea
degli alberi crescono rovi spinosi.
Sono riusciti a penetrare nella foresta?, chiese Vespasiano.
Temo di no. I Britanni hanno mandato dei cocchi a inseguirli prima che potessero dare
unocchiata. Tuttavia affermano che, per quanto hanno potuto vedere, la foresta  impenetrabile e non
ci sono sentieri percorribili.
Vespasiano non era convinto. Non vi  venuto il sospetto che i Britanni abbiano voluto evitare
che gli esploratori si avvicinassero troppo?.
Narciso sorrise. Mio caro Vespasiano, non dovresti giudicare, considerata la tua stessa
incapacit di compiere una ricognizione soddisfacente.
Gli altri ufficiali superiori trattennero il respiro, aspettando la reazione del collega a
quelloltraggioso attacco alla sua professionalit. Il legato serr la mascella per frenare la collera.
Laccusa era ingiusta, dal momento che aveva agito dietro ordine diretto di Plauzio, ma sarebbe stato
assai sconveniente rivelarlo subito.
Allora, questa volta sarebbe saggio farne una migliore, replic in tono calmo.
Ce ne stiamo occupando. Narciso agit una mano con aria annoiata.
Alle sue spalle, limperatore usc dalla tenda con un piatto colmo di ghiottonerie. E ora,
veniamo ai dettagli. Lartiglieria sar posizionata a tiro delle difese nemiche con il favore delle tenebre.
Lesercito verr schierato dietro le guardie pretoriane, con gli elefanti sulla nostra ala destra. Le baliste
martelleranno la palizzata finch i pretoriani e gli elefanti inizieranno a salire su per il pendio. Ritengo
che la sola vista degli animali spaventer i Britanni, distraendoli il tempo sufficiente affinch i
pretoriani possano scalare le difese. Prenderanno e manterranno la palizzata. La Ventesima, la
Quattordicesima e la Nona Legione avanzeranno attraverso il varco aperto da loro e si distenderanno a
ventaglio dallaltra parte del crinale. La Seconda rester di riserva, dopo aver lasciato quattro coorti
insieme alle truppe ausiliarie a difesa dellaccampamento e delle salmerie. Una volta sopraffatto
Carataco, la strada per Camulodunum sar libera. Questo  tutto, signori. Il liberto lasci cadere la
bacchetta, che fin con un tonfo sul pavimento di legno.
Subito Aulo Plauzio si avvicin al tavolo. Grazie, una spiegazione molto sintetica.
Cerco sempre di non dire una parola in pi dello stretto necessario, replic il primo
segretario.
Benissimo. Ci sono domande?
Se ve ne fossero, interloqu Narciso, indicherebbero semplicemente una totale incapacit di
ascoltare. E sono convinto che i vostri uomini siano i professionisti che sembrano. C un ultimo punto
importante.
Mi  giunta voce che nei prossimi giorni potrebbe esserci un attentato alla vita dellimperatore.
Ho spesso a che fare con chiacchiere simili e sono certo che anche questo si riveler un falso allarme.
Fece un lieve cenno in direzione di Vespasiano. Ma non possiamo mai essere troppo sicuri. Di
conseguenza, signori, vi sarei grato se vorrete tenere occhi e orecchie aperti per scoprire qualunque
cosa anche lontanamente sospetta. Generale Plauzio, ora potete congedarli.
Per un attimo Vespasiano credette che il generale sarebbe esploso davanti allimpudenza del
liberto, e gli sarebbe piaciuto se lo avesse fatto.
Ma allultimo momento Plauzio alz lo sguardo sopra la spalla di Narciso e si accorse che
Claudio li stava osservando attentamente attraverso una sottile fessura nel lembo della tenda, mentre
mangiava un pasticcino, incurante delle briciole che gli sporcavano le splendide vesti. Il generale fece
un brusco cenno agli ufficiali, che si affrettarono a uscire per non essere coinvolti in uno scontro tra lui
e il primo segretario.
Vespasiano rimase in attesa vicino al tavolo, deciso a dire la sua, ignorando deliberatamente
locchiata di avvertimento di Sabino, che si era fermato brevemente sulla soglia. Alla fine, rimase solo
con Plauzio, limperatore e il liberto.
Mi sembra di capire che d-disapprovi il mio piano, legato.
Cesare, cominci Vespasiano con cautela, il piano  eccellente.
Voi volete combattere questa guerra come una folgore, colpendo il nemico con un attacco
irresistibile che lo schiacci prima che possa reagire.
Chi non vorrebbe combattere una guerra cos? Ma.... Si guard intorno per valutare
lespressione degli altri due uomini.
Continua, ti prego, disse Narciso freddamente. Il tuo silenzio  preoccupante. Ma?
Il problema  il nemico. Noi diamo per scontato che si limiti a starsene l a difendere quel
crinale. E se avesse delle truppe appostate nella foresta? E se....
Ne abbiamo gi parlato, Vespasiano, replic il primo segretario, come se stesse spiegando di
nuovo qualcosa a uno scolaro particolarmente duro di comprendonio. Gli esploratori dicono che la
foresta  impenetrabile.
E se si sbagliassero?
E se si sbagliassero?, lo scimmiott Narciso. E se ci fossero dei carri nascosti nei fossati
pronti a sbucare fuori nel momento in cui ci avviciniamo? E se avessero migliaia di uomini in agguato
negli acquitrini? E se si fossero alleati con una trib di amazzoni per distrarre i nostri da pensieri di
invasione e conquista?.
Il suo tono beffardo fece infuriare Vespasiano. Come osava quello sciocco mostrare un simile
disprezzo? Il terreno  stato accuratamente controllato, prosegu il liberto.
Conosciamo le posizioni del nemico, sappiamo come sfruttare i nostri punti di forza e i suoi
punti deboli. Abbiamo gi battuto Carataco e lo sconfiggeremo di nuovo. In ogni caso, abbiamo gi
impartito tutti gli ordini, perci ora  troppo tardi per cambiare le cose.
Plauzio intercett lo sguardo di Vespasiano e scosse la testa per prevenire altre obiezioni. La
parola dellimperatore era legge, soprattutto per dei soldati, e su questo non si poteva discutere. Se
Claudio desiderava la sua guerra lampo, nessuno avrebbe potuto negargliela, a parte i Britanni.
...
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Capitolo quarantotto.
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Lumidit degli ultimi giorni e la prossimit degli acquitrini e del fiume diedero luogo a una
bruma particolarmente fitta che si addensava soprattutto nella bassa valle tra i due eserciti. Assai prima
che il sole sorgesse tingendo di arancione le volute biancastre, i legionari si erano gi vestiti, avevano
mangiato e stavano andando a prendere posizione per limminente battaglia. Dalle ali delle coorti
pretoriane giungeva lo stridore meccanico delle baliste, mentre gli addetti facevano forza sulle barre di
torsione e i denti delle ruote dingranaggio si arrestavano negli alloggi. Dardi incendiari venivano
approntati su piccoli bracieri.
Allestrema destra erano raggruppati gli elefanti, innervositi dalle sottili spirali di nebbia che li
avvolgevano da ogni lato.
Sulla cima di una piccola altura erbosa nei pressi dellaccampamento, limperatore e il suo stato
maggiore attendevano notizie sui preparativi per lattacco. Sotto di loro, la foschia copriva la maggior
parte dellesercito romano e solo echi di grida, nitriti di cavalli e sferragliare darmi indicavano la
presenza di migliaia di uomini. Messaggeri andavano e venivano continuamente, mentre Plauzio si
sforzava di coordinare le truppe invisibili. Fortunatamente, prevedendo larrivo della nebbia, durante la
notte aveva fatto sistemare dai genieri alcuni picchetti per indicare la posizione di partenza di ogni
reparto. Ci nonostante, il sole era ormai alto sullorizzonte, quando finalmente ritenne che lesercito
fosse pronto ad attaccare.
Cesare, le aquile attendono i vostri ordini, annunci.
Bene, a-andiamo avanti, eh?, replic Claudio, irritato per il ritardo; non era previsto nel suo
piano di battaglia.
S, Cesare.
Plauzio accenn al tribuno addetto alle comunicazioni di lanciare il segnale dellattacco. Il
suono delle buccine del quartier generale echeggi attraverso la valle, leggermente attutito nellaria
umida. Quasi immediatamente giunse la spavalda risposta dei corni da guerra britannici, insieme alle
grida dincoraggiamento e di scherno dei guerrieri sul crinale. Dalla nebbia sottostante, alle orecchie
degli ufficiali dello stato maggiore romano arriv un clangore ritmico che divenne sempre pi forte,
estendendosi per tutta la lunghezza dello schieramento.
Cos questo fracasso?, chiese bruscamente Claudio.
I nostri che annunciano la loro presenza, Cesare. Percuotono gli scudi con i giavellotti. Serve a
stimolarli e spaventa i nemici.
N-non mi sembrano troppo spaventati. Claudio indic il lato opposto della valle.
Be, in ogni caso giova ai nostri uomini, Cesare.
Che rottura di scatole!.
Nella foschia si ud una serie di forti colpi e una salva di proiettili incendiari tracci un arco
fiammeggiante verso le difese britanniche, prima di abbattersi contro la palizzata. Scintille, schegge di
legno, zolle di terra e membra umane volarono in tutte le direzioni. Le grida di guerra dei Britanni
cessarono bruscamente, ma qualcuno tra loro sapeva che non bisognava subire in silenzio una simile
devastazione e, uno dopo laltro, i corni ripresero a suonare, subito accompagnati dalle urla dei
guerrieri.
Dalla loro posizione lungo il fossato davanti allaccampamento romano, gli uomini della
Seconda Legione avevano una buona visuale dellattacco.
Lartiglieria continuava a martellare senza sosta e laria sopra le fortificazioni nemiche era
costantemente attraversata da masse fiammeggiati e scie di fumo nero. Gi divampavano numerosi
piccoli incendi e volute scure fluttuavano qua e l sul crinale.
Poveri bastardi. Macrone scosse la testa. Non mi piacerebbe trovarmi lass in questo
momento.
Catone lo guard di sottecchi, sorpreso da quella dimostrazione di solidariet verso il nemico.
Hai mai visto quello che pu fare uno di quei cosi, ragazzo?
Ne ho visto le conseguenze, signore.
Non  la stessa cosa. Devi stare dallaltra parte per valutarne in pieno leffetto.
Il giovane osserv le fiamme e le dense nuvole di fumo sul pendio opposto, sperando che i
Britanni avessero il buon senso di fuggire. Nelle ultime settimane aveva imparato ad apprezzare le
battaglie che si concludevano con il minor numero possibile di morti e feriti. Ma quel giorno non gliene
importava nulla. Dopo quello che aveva fatto Lavinia la sera prima, il suo cuore era stretto in una
morsa di fredda disperazione che gli faceva apparire la vita priva di significato.
Senza lasciarsi scoraggiare, i Britanni innalzarono i loro stendardi sopra le difese. A causa della
mancanza di vento, i vessilli dovevano essere agitati avanti e indietro perch fossero visibili, e da
lontano sembravano vermi che si contorcevano freneticamente su una piastra arroventata.
Ecco i pretoriani!. Macrone indic il fondovalle. Nel punto in cui la nebbia cominciava a
diradarsi, emersero gli elmi dai candidi pennacchi e subito dopo le bianche tuniche di una fila
irregolare di uomini.
Una volta fuori, gli ufficiali fecero serrare i ranghi e poi, con perfetta precisione militare, i
pretoriani avanzarono verso la prima linea di difese. Gi la Seconda Coorte stava uscendo dalla foschia.
I tiri delle macchine belliche diminuirono, cessando del tutto quando agli addetti venne comunicato che
lavanguardia era ormai vicina al nemico.
Appena i Britanni si resero conto di non dover pi temere lartiglieria, tornarono ad affollarsi
dietro la palizzata, cominciando a riversare una pioggia di frecce e colpi di frombola sugli assalitori che
cercavano di risalire la ripida parete del primo fossato. Piccoli vuoti si aprirono nelle schiere delle
coorti avanzate, ma la disciplina dellesercito romano mostr una volta di pi i propri meriti e i caduti
furono immediatamente sostituiti. Ma il terreno era gi disseminato di corpi vestiti di bianco. La prima
linea super lultimo fossato, si rimise in formazione e inizi a risalire il tratto finale del pendio.
Improvvisamente, lungo tutta la palizzata si levarono volute di fumo e pochi istanti dopo grandi fascine
fiammeggianti furono sollevate con laiuto di forconi e gettate sulla scarpata, dove rotolarono lanciando
scintille in ogni direzione, prima di investire e disperdere gli attaccanti.
Ahi, mormor Catone. Questo  un brutto tiro.
Ma efficace. Per il momento. Tuttavia, non vorrei essere un Britanno quando quei pretoriani
arriveranno in mezzo a loro.
Basta che ne risparmino qualcuno da vendere come schiavo.
Macrone rise, dandogli una pacca sulle spalle. Ora s che ragioni come un soldato!.
No, signore. Sto semplicemente ragionando come uno che ha bisogno di denaro, replic
loptio.
Dove sono finiti quei maledetti elefanti?. Il centurione aguzz lo sguardo nel tentativo di
individuare qualche movimento allestrema destra delle linee romane. La tua vista  migliore della
mia. Scorgi qualcosa?.
Catone guard, ma nulla smuoveva la foschia sopra gli acquitrini, e scosse la testa.
Una dannata idiozia usare quei pachidermi. Macrone sput a terra.
Mi domando a quale imbecille sia venuta lidea.
Ci devessere la mano di Narciso, signore.
Sicuramente. Attenzione! Le guardie stanno entrando!.
I pretoriani avevano raggiunto la palizzata, riuscendo ad abbatterne alcune sezioni. Sotto gli
occhi di Catone e Macrone, le sottili aste dei loro giavellotti piovvero sui difensori prima che avessero
il tempo di sguainare le spade, aprendo un varco.
Forza, pretoriani, dategli addosso!, url Macrone, come se il suo incitamento potesse
raggiungere laltro versante della valle. Massacra teli!.
La sua eccitazione era condivisa dallo stato maggiore sullaltura erbosa.
Gli ufficiali allungavano il collo per avere una visuale migliore dellattacco.
Limperatore saltellava su e gi sulla sella in preda a incontrollabile entusiasmo, osservando la
carica dei pretoriani, al punto da dimenticare la fase successiva del suo piano di battaglia.
Cesare?, intervenne Plauzio.
Oh, che c ora?
Devo dare lordine di far avanzare le legioni?
Cosa?. Claudio aggrott la fronte nello sforzo di ricordare i dettagli delloperazione. Ma
certo! Perch n-n-non  stato gi dato? Forza, che aspetti?.
Venne suonato il segnale dellavanzata, ma la nebbia nascose ogni movimento finch
comparvero i primi ranghi della Nona Legione, emergendo come forme spettrali sul lontano pendio. Le
coorti superarono luna dopo laltra i fossati con penosa lentezza, o almeno cos sembrava dallaltura.
Alcuni ufficiali osservavano lazione parlando sommessamente tra loro. Cera qualcosa che non
andava. La retroguardia dei pretoriani era ancora visibile sulla palizzata e sembrava che qualcosa
impedisse loro di procedere. Le prime schiere della Nona le stavano gi raggiungendo, mentre le altre
coorti uscivano dalla foschia risalendo la china.
Si direbbe che ci sia qualche o-ostacolo, osserv limperatore.
Lo temo anchio, Cesare.
Perch non fate qualcosa?. Claudio si volt a guardare il suo stato maggiore. Vide solo visi
senza espressione. Allora?
Mander qualcuno a scoprire la ragione del ritardo, Cesare.
Non ti scomodare!, replic Claudio rabbiosamente. Se vuoi una cosa fatta b-b-bene, devi
farla tu stesso!. Afferrate saldamente le redini, piant i talloni nei fianchi del cavallo e si precipit gi
dalla collina.
Cesare!, grid disperatamente Narciso. Cesare! Fermatevi!.
Vedendo che il suo padrone non gli dava ascolto, il liberto imprec e si rivolse ai presenti, che
assistevano sconcertati alla scena. Be? Che cosa aspettate? Limperatore sta andando laggi, e dove
va limperatore vanno i suoi ufficiali. Muoviamoci!.
Mentre Claudio si dileguava nella nebbia, lo stato maggiore part a spron battuto, cercando
ansiosamente di non perdere di vista il capo dellImpero Romano che si dirigeva al galoppo verso il
pericolo.
Che diavolo sta succedendo?, chiese Vespasiano, alla testa delle sei coorti della sua legione.
Senza alcun preavviso, limperatore e tutto il suo staff avevano lasciato laltura di gran carriera, e gli
ufficiali, che sembravano i concorrenti ritardatari di una corsa, stavano scomparendo nella foschia. Si
gir verso il tribuno anziano con aria interrogativa.
Quando scappa, scappa, ridacchi Vitellio.
Molto spiritoso, tribuno.
Pensate che dovremmo seguirli, signore?
No. Abbiamo lordine di rimanere qui.
Mi sembra giusto, signore. Vitellio si strinse nelle spalle. In ogni caso, da qui la visuale 
migliore.
Vespasiano scrut il pendio opposto, dove le ondate di attaccanti erano finite luna sullaltra
prima che gli ufficiali avessero la possibilit di fermarle per riorganizzare i loro uomini. Potrebbe
trasformarsi in un disastro, se non stiamo attenti.
Uno spettacolo assai poco edificante, vero, signore?, disse il tribuno.
C solo da sperare che non succeda nulla di peggio. Il legato sollev gli occhi verso il cielo
terso dove ora brillava il sole, poi guard in basso. Non ti sembra che si stia diradando?
Che cosa, signore?
La nebbia. Credo che si stia alzando.
Vitellio osserv le volute biancastre che si assottigliavano e rivelavano gi i contorni della
foresta sulla sinistra.
Penso che abbiate ragione, signore.
Narciso poteva solo sperare che un intervento divino permettesse allimperatore di sopravvivere
alla spaventosa confusione che si era creata tra le file dellesercito. Nella fitta nebbia era quasi
impossibile non perdere di vista Claudio. Gli uomini si disperdevano a destra e a sinistra sentendo
avvicinarsi il rumore degli zoccoli e guardavano stupefatti limperatore passare al galoppo, seguito a
breve distanza dal generale Plauzio e dallo stato maggiore. A poco a poco le linee romane divennero
sempre pi congestionate, costringendo Claudio a rallentare, e gli altri riuscirono finalmente a
raggiungerlo. Facendosi largo tra la massa caotica dei legionari, il gruppo risal la china e quando
emerse dalla foschia la portata del disastro apparve in tutta la sua gravit. Lungo lintero fronte, gli
uomini erano schiacciati gli uni contro gli altri. La situazione peggiore era intorno ai fossati, dove chi si
trovava dentro non riusciva a uscire e quelli che cadevano venivano calpestati a morte. Soltanto grazie
allimpeto brutale delle loro cavalcature Claudio e i suoi ufficiali poterono aprirsi un varco fino alla
palizzata e capire cosera successo.
Carataco aveva previsto tutto. I fossati e la palizzata costituivano semplicemente una protezione
iniziale prima delle reali difese approntate sullaltro versante del pendio. Per un centinaio di metri su
entrambi i lati si stendeva una rete di buche opportunamente mascherate con pali aguzzi piantati sul
fondo  i gigli tanto cari a Giulio Cesare  che terminava davanti a una profonda trincea e un
terrapieno con una palizzata.
Privi del sostegno dellartiglieria, i pretoriani erano stati costretti ad avanzare da soli in quella
trappola mortale, mentre i Britanni li ostacolavano con ogni mezzo.
Si vedevano ovunque Romani impalati o azzoppati da spuntoni nascosti, le cui affilate punte di
ferro penetravano nelle suole degli stivali trafiggendo i piedi. Cerano solo pochi passaggi liberi e i
pretoriani erano stati incanalati in quegli spazi ristretti, dove una manciata di nemici li teneva a bada,
mentre ai fianchi erano esposti al tiro micidiale di piccole ridotte sistemate intorno allarea. Larrivo di
altre truppe aveva progressivamente peggiorato la situazione, spingendoli sempre pi nella trappola.
Claudio guardava inorridito la catastrofe. In preda a un freddo furore, Plauzio url alcuni ordini
senza attendere la sua approvazione.
Inviate un messaggero a ogni legato. Devono ritirare immediatamente i loro uomini, tornare ai
rispettivi punti di partenza e aspettare istruzioni.
Andate!.
Mentre gli ufficiali dello stato maggiore si facevano largo fra le truppe che affollavano il
pendio, Claudio usc dal suo stato di trance per commentare gli ordini impartiti dal generale. Ottimo,
Plauzio, una ritirata strategica. Molto saggio. Ma prima, facciamo buon uso di questa diversione.
La Seconda pu aggirare il crinale e colpire il nemico sul fianco.
Falla intervenire i-i-immediatamente!.
Plauzio fiss limperatore, sbigottito davanti a tanta idiozia. Cesare, la Seconda  lultima
unit che ci rimane.
Esattamente! Ora falla avanzare!.
Visto che Plauzio non si muoveva, Claudio ripet lordine a Narciso, che subito cerc qualcuno
che potesse andare ad avvertire Vespasiano.
Sabino! Qui!.
Nel frattempo, dalle file nemiche si lev un ruggito alla notizia che limperatore romano in
persona si trovava nelle vicinanze. Intorno a Claudio e al suo stato maggiore cominci a cadere una
pioggia di sassi e frecce, e le guardie del corpo imperiali si affrettarono a disporsi intorno al loro
padrone sollevando gli scudi per proteggerlo. Gli altri dovettero smontare da cavallo per cercare di
ripararsi dalla crescente pioggia di proiettili. Sbirciando da dietro uno scudo britannico, Narciso scorse
i mantelli scarlatti che ondeggiavano tra la confusione generale, e lurlo delle gole nemiche raggiunse il
parossismo quando i guerrieri dlite di Carataco si lanciarono verso la preda.
Ora s che siamo nei guai!, mormor, prima di voltarsi di nuovo verso Sabino.
Stammi bene a sentire. Se tuo fratello non interviene in tempo con i suoi uomini, limperatore
morir e lesercito sar annientato. Muoviti!.
Sabino piant i talloni nei fianchi del cavallo e lanimale simpenn, per poi lanciarsi attraverso
la calca dei legionari. Dietro di essi, il ruggito dei Britanni che convergevano verso limperatore
copriva gli altri rumori della battaglia.
Volti disperati e confusi balenavano davanti a Sabino, mentre spronava la cavalcatura aprendosi
brutalmente un varco, noncurante delle grida degli uomini che finivano sotto gli zoccoli.
Finalmente la ressa dei legionari diminu e discese la china al galoppo verso laccampamento
romano, scrutando ansiosamente nella foschia in cerca della legione del fratello, finch gli apparvero le
spettrali insegne della Seconda. Improvvisamente la nebbia si dirad e, con un urlo, Sabino raggiunse
Vespasiano e gli trasmise ansimando lordine di Claudio.
Stai parlando sul serio?
Assolutamente. Sulla destra del crinale, attaccandoli sul fianco.
Ma c un acquitrino l. Dove sono andati gli elefanti. Che fine hanno fatto?
Non ha importanza, disse Sabino trafelato. Questi sono gli ordini.
Possiamo ancora vincere.
Vincere?. Vespasiano osserv le altre legioni che si ritiravano in disordine gi per il versante
opposto della valle. Saremo fortunati se non ci massacreranno tutti.
Limitati ad eseguire gli ordini, legato!, esclam Sabino con voce dura.
Vespasiano guard il fratello, poi di nuovo il campo di battaglia, prima di prendere la decisione
che listinto e lesperienza militare gli suggerivano.
No.
No?, ripet Sabino spalancando gli occhi. Che cosa vuoi dire con no?
La Seconda rimane qui. Noi siamo la riserva. Se Claudio ci lancia in qualche suo cervellotico
attacco, non rimarr nessuno a contrastare eventuali sorprese da parte dei Britanni. Non finch le altre
legioni sono in quel casino. Indic il pendio. Non ci muoveremo.
Fratello, ti scongiuro. Fa quello che ti  stato ordinato!.
No!.
I Britanni ci hanno gi fatto la loro sorpresa, argoment disperatamente.
E ora noi  tu  possiamo sorprenderli a nostra volta.
No.
Vespasiano. Sabino si protese verso di lui, parlando con sommessa veemenza. Fallo! Se
rimani qui, sarai accusato di codardia. Pensa allonore della nostra famiglia. Vuoi che i Flavii siano
ricordati in eterno per la loro vilt?  questo che vuoi?.
Vespasiano ricambi il suo sguardo con uguale intensit. Qui non si tratta dei posteri, qui si
tratta di fare la cosa giusta. Secondo le regole.
Finch lesercito resta disorganizzato, dobbiamo avere una riserva. Solo uno sciocco potrebbe
dire il contrario.
Parla piano, fratello!. Sabino si guard intorno nervosamente, temendo che qualcuno avesse
udito quelle incaute parole. Vide Vitellio, che alz una mano in un saluto beffardo.
Vespasiano....
Ma il legato non lo ascoltava pi, fissando invece la foresta ormai visibile attraverso lultimo
velo di foschia. A meno che gli occhi non lo ingannassero, cera del movimento laggi. Da sotto i rami
degli alberi, grossi rovi spinosi stavano lentamente emergendo in dozzine di punti.
Che stregoneria era quella? Possibile che quei diavoli di Druidi avessero evocato le stesse forze
della natura perch li aiutassero nella lotta contro Roma? Poi i rovi furono gettati e la parte davvero
geniale del piano di Carataco divenne chiara quando una colonna di pesanti cocchi usc dal profondo
del bosco. Il rombo degli zoccoli e il fragore delle ruote arrivavano fino allaccampamento romano,
mentre i Britanni si dirigevano a tutta velocit verso le posizioni dellartiglieria sul fianco sinistro.
I legionari addetti alle macchine non ebbero il tempo di reagire e furono travolti dalla carica o
trafitti dalle lance dei guerrieri. Dietro i carri, simili a grigi fantasmi nella nebbia che si andava
diradando, sciamarono migliaia di uomini armati di picche che, senza prestare attenzione alle poche
coorti della Seconda Legione, si precipitarono a chiudere la trappola intorno a Claudio e il grosso del
suo esercito. Lungo tutto il margine della foresta apparvero altri Britanni che si lanciarono contro il
congestionato fianco delle legioni. La ferocia dellattacco aggrav leffetto sorpresa e tra le
disorganizzate file romane si cre il vuoto.
Dilag il panico e mentre alcuni legionari indietreggiavano, altri cominciarono a correre verso
lala destra.
Per gli di, mormor Sabino. Stanno cercando di spingerli nellacquitrino.
E ci riusciranno, disse cupamente Vespasiano, a meno che non interveniamo noi.
Noi?, trasecol Sabino. Cosa possiamo fare? Dobbiamo proteggere laccampamento, in
modo che i superstiti abbiano un luogo dove rifugiarsi.
Superstiti? Non ci saranno superstiti. Finiranno tutti nella palude e annegheranno, oppure
rimarranno impantanati e saranno fatti a pezzi. Vespasiano afferr il fratello per un braccio. Sabino,
tocca a noi.
Non c nessun altro. Mi capisci?.
Recuperando la padronanza di s, Sabino annu.
Bene!. Vespasiano gli lasci il braccio. Ora corri al campo e raduna le altre quattro coorti e
tutte le truppe ausiliarie che trovi. Mettile in formazione pi in fretta che puoi e partite direttamente
allattacco facendo il massimo rumore possibile. Va!.
E tu?
Io tenter la sorte con gli uomini di cui dispongo.
Sabino volt il cavallo e lo spron verso la porta principale dellaccampamento, curvandosi sul
collo dellanimale mentre gli piantava i talloni nei fianchi.
Lanciando unultima occhiata al fratello, Vespasiano si chiese se si sarebbero pi rivisti. Poi
scacci quel fosco pensiero e si prepar a fare ci che doveva per tentare di salvare lesercito e
limperatore. Si gir verso i tribuni e fece loro cenno di avvicinarsi. I giovani lo ascoltarono con
attenzione mentre impartiva le istruzioni con la massima concisione, poi si allontanarono al galoppo
per trasmettere gli ordini ai centurioni anziani delle sei coorti. Vespasiano smont da cavallo, consegn
le redini a uno stalliere e chiese che gli venisse portato uno scudo.
Quindi slacci il mantello scarlatto, lasciandolo scivolare al suolo.
Fallo riportare nella mia tenda. Ne avr bisogno stasera, se far freddo.
S, signore. Il suo schiavo personale annu sorridendo. Allora vi rivedr pi tardi, padrone.
Dopo aver controllato il sottogola dellelmo ed essersi assicurato che limpugnatura dello scudo
fosse asciutta, il legato sguain la spada e la brand per migliorare la presa, poi esamin le coorti per
accertarsi che tutto fosse pronto. Gli uomini erano perfettamente allineati e aspettavano in silenzio,
seguendo attentamente gli scontri nella valle.
La Seconda avanzer in diagonale!, grid, e lordine venne immediatamente ripetuto lungo lo
schieramento. Cont fino a tre, quindi url a pieni polmoni: Avanzare!.
Le coorti si mossero con passo uniforme, discendendo diagonalmente il pendio verso le urla e il
frastuono della disperata battaglia in atto nella valle. La nebbia si stava alzando rapidamente e
cominciava a rivelare la gravit della situazione in cui si trovavano Claudio e le altre tre legioni. Colti
alla sprovvista dallattacco sferrato dalla foresta, i ranghi della retroguardia avevano rotto la
formazione e stavano fuggendo alla cieca verso lacquitrino.
Sporadiche sacche di resistenza indicavano i punti in cui un centurione con un po di decisione
e presenza di spirito era riuscito a riunire un po di uomini per affrontare i picchieri britannici.
Riparandosi dietro gli scudi strettamente accostati, piccoli gruppi di legionari cercavano di
ricongiungersi, ma stavano avendo la peggio a causa della portata delle lunghe picche nemiche.
Le insegne della Quarta Coorte si muovevano su e gi con landatura cadenzata degli alfieri, e
gli occhi di Catone ne erano irresistibilmente attratti, mentre le decorazioni dorate riflettevano il sole
con uno scintillio abbagliante. Le coorti marciavano su due file di tre centurie, con la Sesta posizionata
a destra della retroguardia. Il giovane aveva una chiara visuale della linea davanzata. Sulla sinistra
davanti alla Seconda Legione si profilavano le grandi querce della foresta, e ampi sentieri si
addentravano tra le ombre, ben visibili ora che erano stati tolti gli schermi di rovi. Numerosi cadaveri
erano sparsi sulla destra tra lerba calpestata, che era ancora umida e inzuppava gli stivali. La coorte
pass accanto ai resti dellartiglieria del fianco sinistro. La maggior parte delle macchine era stata
rovesciata e i corpi degli equipaggi giacevano tuttintorno. Catone dovette evitare il cadavere di un
centurione e abbassando lo sguardo avvert un rigurgito di bile alla vista della carne sanguinante e dei
tendini recisi nel collo dellufficiale cui una spada aveva quasi mozzato la testa.
Lasciandosi dietro la carneficina, le coorti continuarono ad avanzare, e loptio not che alcuni
nemici stavano cominciando a reagire. I picchieri pi vicini si erano girati per affrontare la minaccia e
urlavano avvertimenti ai compagni, che in numero sempre maggiore si voltarono per attaccare la
Seconda lanciando grida di guerra e puntando le picche.
Alt!, ordin Vespasiano.
I legionari si fermarono, afferrando le armi in attesa dellordine successivo.
Preparare i giavellotti!.
Gli uomini nelle prime file delle centurie assunsero la posizione di lancio con il braccio teso
allindietro. I Britanni esitarono. Privi di scudi per proteggersi, sapevano bene di essere dei bersagli
estremamente vulnerabili.
Lanciare!.
Le braccia scattarono in avanti e un nugolo di aste scure descrisse un arco nellaria. Quando
raggiunsero il punto pi alto della traiettoria, i giavellotti sembrarono arrestarsi per un attimo e il grido
di guerra sinterruppe bruscamente, mentre i Britanni si preparavano allimpatto.
Poi le punte si volsero verso il basso e una pioggia micidiale si abbatt sui corpi indifesi dei
picchieri. I superstiti guardarono terrorizzati le coorti, mentre Vespasiano chiamava in azione la
seconda linea. Ma non ci fu bisogno di unaltra scarica. I Britanni indietreggiarono come un sol uomo,
non volendo fare la fine dei loro camerati che giacevano morti o feriti tra le aste conficcate nella carne
nuda e nel terreno.
Avanzare!, url il legato, e le coorti ripresero a marciare recuperando i giavellotti ancora
intatti e dando il colpo di grazia ai nemici feriti, mentre superavano la carneficina che avevano
provocato. Ora lala sinistra era vicina al margine della foresta e Vespasiano fece cambiare lo
schieramento. I legionari si fermarono, modificando la formazione fino a trovarsi davanti al fianco
sinistro dei picchieri, che cos furono tagliati fuori dalla foresta in un netto capovolgimento di
posizioni.
Adesso erano i Britanni a venire respinti verso lacquitrino, almeno finch le sei coorti fossero
riuscite a mantenere limpeto del contrattacco.
A meno che Sabino non avesse al pi presto messo in campo tutte le unit disponibili, lesito
della battaglia rimaneva molto incerto. Vespasiano lanci una rapida occhiata verso laccampamento
romano in cima al pendio alle sue spalle, ma non si vedeva ancora segno di soccorsi da quella parte.
Diede un ordine ai suoi e, mentre la legione puntava in direzione della mischia nella valle, cominci a
percuotere lo scudo con la spada. Il ritmo venne ripreso dagli uomini intorno a lui e si diffuse
rapidamente alle altre coorti, mentre la doppia linea si chiudeva a tenaglia sui picchieri.
Ora stavano passando accanto ai cadaveri dei camerati delle altre legioni e la ferma
determinazione di vendicarsi riemp i loro cuori, mentre sollevavano gli scudi preparandosi ad
affrontare il nemico. Il trionfante grido di guerra dei picchieri si affievol quando la Seconda marci
allattacco e dietro di essi i gruppi in difficolt degli altri legionari cominciarono a riorganizzarsi
riprendendo animo.
Vespasiano arrest unultima volta i suoi per far lanciare i giavellotti rimasti, poi la legione
caric e un selvaggio urlo di battaglia sal sulle labbra di ogni uomo.
Circondato su ogni lato da legionari dallespressione feroce, Catone si abbandon sfogando
tutta la tensione e laggressivit che aveva accumulato durante lavanzata e corse urlando insieme agli
altri verso il nemico in attesa. Con un fragore di scudi e lance, la Seconda invest lo schieramento
britannico e limpeto travolse la massa dei picchieri che solo pochi minuti prima sciamavano con grida
di trionfo intorno alla confusione disorganizzata delle legioni intrappolate.
Catone abbass la testa e si apr un varco nella fitta mischia di uomini che menavano fendenti
ammazzandosi a vicenda, consapevole della presenza alla sua destra di Macrone che incitava a gran
voce il resto della centuria e agitava in alto la corta spada per radunare tutti intorno a lui.
Improvvisamente, si trov davanti un Britanno ringhiante che teneva una picca con entrambe le mani
puntandogliela allo stomaco.
Dopo aver spezzato lasta con un colpo di gladio, il giovane si gett sullavversario, che ebbe
appena il tempo di rendersi conto dellaccaduto prima che la lama gli penetrasse nel petto. Luomo
cadde riverso sanguinando copiosamente, mentre Catone lo spingeva da parte con lo scudo recuperando
larma e si girava per affrontare un altro nemico.
Catone, alla tua sinistra!, grid Macrone.
Loptio abbass istintivamente il capo e la punta affilata di una lancia gli colp lelmo di
striscio. Il colpo lo accec momentaneamente e quando riacquist la vista si ritrov a vacillare
intontito, prima che il picchiere gli si avventasse contro trascinandolo sullerba insanguinata.
Sentiva il violento ansimare del Britanno e il fetore del suo corpo e davanti agli occhi gli balen
per un istante il tatuaggio azzurro che luomo aveva su una spalla. Poi lassalitore grugn, boccheggi e
rotol di lato, mentre Macrone estraeva la spada.
Alzati, ragazzo!.
Il centurione protesse entrambi con il suo scudo, respingendo gli attacchi e osservando Catone
che si rimetteva faticosamente in piedi e scuoteva la testa per riprendersi dallo stordimento.
Tutto bene?
S, signore.
Ottimo. Muoviamoci.
Esaurito limpeto della carica, gli uomini serrarono i ranghi avanzando dietro un muro di scudi
e travolgendo chiunque cercasse di contrastarli.
I Britanni erano ormai troppo ammassati per poter usare efficacemente le lance e cominciavano
a subire perdite sempre pi gravi.
Dallalto del pendio, le legioni che per poco non erano state sconfitte si gettarono sul nemico
assetate di vendetta. Lesultanza dei guerrieri britannici si trasform in panico, mentre cercavano di
sfuggire ai gladi dei legionari. Nel combattimento a distanza ravvicinata le corte spade erano armi
micidiali e i Britanni cadevano in gran numero. I feriti che scivolavano sullerba resa viscida dal
sangue venivano calpestati dagli uomini che combattevano sopra di loro e finivano orribilmente
soffocati sotto cumuli di altri corpi.
Catone avanzava dietro lo scudo insieme alla centuria, trafiggendo inesorabilmente chiunque gli
si parasse davanti. Alcuni degli uomini, cedendo alla sete di sangue, si esponevano troppo, finendo per
pagare il prezzo della loro mancanza di autocontrollo, e i compagni dovevano scavalcarne i corpi
massacrati. Consapevole del pericolo, il giovane procedeva con cautela temendo di inciampare e di non
riuscire pi a rialzarsi.
Stanno cedendo!, url Macrone al di sopra del frastuono della battaglia.
Il nemico  in rotta!.
Sulla destra, oltre la massa ribollente di armi e corpi, Catone scorse altre insegne romane che si
avvicinavano rapidamente dal pendio opposto.
Sono le coorti di guardia allaccampamento!, grid.
Lintervento del resto della Seconda Legione e delle forze ausiliarie che Sabino era riuscito a
mettere insieme segn la fine dei picchieri britannici. Circondati su tre lati da un impenetrabile muro di
scudi, furono massacrati sul posto, tranne quelli che abbandonarono le armi e corsero verso
lacquitrino. Allinizio, i Britanni presi nella morsa romana cercarono disperatamente di resistere, poi
smisero di lottare e si trasformarono in una fiumana di disperati in fuga inseguiti da un nemico
inesorabile.
Con un urlo di trionfo, gli uomini della Sesta Centuria si lanciarono dietro di loro, ma le pesanti
armature li costrinsero rapidamente a desistere.
Appoggiati agli scudi, cercarono di riprendere fiato ansimando affannosamente, mentre molti si
accorgevano solo adesso delle ferite ricevute nel furore della mischia. Catone era tentato di lasciarsi
cadere a terra per riposare le membra doloranti, ma lesigenza di dare lesempio agli altri glielo
impediva e rimase in piedi pronto ad eseguire nuovi ordini. Macrone si fece strada verso di lui tra i
soldati esausti.
Bel lavoro, eh, optio?
S, signore.
Hai visto come correvano, alla fine?, rise il centurione. Scappavano come un branco di
vergini ai lupercali! Non credo che Carataco ci dar pi molto fastidio, prima della conquista di
Camulodunum.
Un suono lacerante, diverso da qualunque cosa Catone avesse mai udito, si diffuse sul campo di
battaglia, e tutti si girarono verso lacquitrino.
Subito dopo il rumore si ripet, un grido acuto di paura e dolore.
E questo che cazzo ?. Macrone si guard intorno sconcertato.
Guardando al di sopra dei legionari, Catone scorse il piccolo poggio su cui era posizionata
lartiglieria dellala destra. Come i loro camerati sul lato opposto, gli addetti erano stati rapidamente
travolti dai cocchi nemici. I Britanni erano ancora l e avevano girato alcune macchine verso la palude
prendendo di mira gli elefanti impantanati nel fango, mentre i conduttori cercavano freneticamente di
farli muovere. Sotto gli occhi del giovane, un colpo part con una bassa traiettoria e and a piantarsi nel
fianco di uno dei pachidermi.
Lanimale era gi stato colpito alla groppa da un altro dardo e un rivolo di sangue correva gi
per le zampe posteriori; centrato per la seconda volta, sferz laria con la proboscide lanciando barriti
di terrore.
La forza dellimpatto fece penetrare larma negli organi vitali e uno spruzzo cremisi fuoriusc
dalla proboscide, formando una nebbia rossastra prima di disperdersi. Dimenandosi selvaggiamente, il
bestione si abbatt nellacqua trascinandosi dietro il conduttore. Altre lance trafissero gli animali,
uccidendoli tutti uno dopo laltro prima che il pi vicino reparto di fanteria riuscisse a raggiungere il
colle. Poi i Britanni balzarono a bordo dei cocchi in attesa e tra urla e schiocchi di redini risalirono con
gran fracasso il pendio, superarono laccampamento romano e fuggirono lungo il margine della foresta.
Che bastardi, mormor un legionario vicino a Catone.
Un silenzio sbigottito cal sulla valle, reso ancor pi insopportabile dalle grida dagonia degli
elefanti. Notando che i picchieri nemici stavano approfittando della pausa per fuggire costeggiando
lacquitrino, il giovane avrebbe voluto impartire lordine di inseguirli, ma i legionari fissavano come
ipnotizzati lo spettacolo dei pachidermi morenti.
Vorrei che qualcuno facesse tacere quei maledetti animali, disse Macrone a bassa voce.
Loptio scosse la testa incredulo. Ovunque giacevano uomini morti e feriti, tra cui centinaia di
Romani, eppure quei duri veterani intorno a lui erano assurdamente affascinati dalla sorte di una
manciata di stupide bestie. Frustrato, sferr rabbiosamente un pugno contro lo scudo.
Mentre i picchieri fuggivano, i loro compagni sul crinale si resero conto che la trappola non
aveva funzionato. In preda allincertezza e al timore, cominciarono a cedere terreno alle legioni,
dapprima palmo a palmo, poi sempre pi rapidamente, finch la maggior parte di essi si diede alla fuga.
Solo i guerrieri dlite di Carataco resistettero per dare il tempo al resto dellesercito di mettersi in
salvo.
In cima allaltura, limperatore si diede una pacca sulla coscia, ridacchiando soddisfatto alla
vista del nemico in rotta.
Ah! Guardateli come scappano con la coda tra le gambe!.
Plauzio tossicchi. Posso impartire lordine di iniziare linseguimento, Cesare?
Inseguimento?. Claudio inarc le sopracciglia. Naturalmente no! Sarebbe gentile da parte
vostra se risparmiaste un po di questi selvaggi in modo che io possa governarli.
Ma Cesare!.
Ma! Ma! Ma! Basta cos, generale! Sono io che do gli ordini. E mi sembra di darli bene.  il
mio primo comando, e ho ottenuto una strepitosa vittoria. Non  una dimostrazione sufficiente del mio
genio militare? Che mi rispondi?.
Plauzio lanci unocchiata implorante a Narciso, ma il primo segretario si strinse nelle spalle
con un lieve cenno della testa. Stringendo le labbra, il generale annu, fissando i Britanni in ritirata. S,
Cesare.  una dimostrazione sufficiente.
...
.
...
Capitolo quarantanove.
...
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...
Due giorni dopo, lesercito romano arriv davanti ai bastioni di Camulodunum.
Quando la notizia della sconfitta subita da Carataco giunse ai Trinovanti, gli anziani della citt
rifiutarono saggiamente di accogliere nella capitale i malconci resti dellesercito del loro signore,
guardando con sollievo lavvilita colonna scomparire verso nord, attraverso la fertile campagna. La
maggior parte dei Trinovanti che avevano combattuto al fianco di Carataco mantenne la parola data e
prosegu, volgendo tristemente le spalle ai congiunti. Qualche ora pi tardi, alcuni esploratori romani in
avanscoperta si avvicinarono cautamente e per poco non fuggirono quando le porte allimprovviso si
aprirono e una delegazione usc per dar loro il benvenuto. I Trinovanti si mostrarono assai disponibili
verso gli invasori, condannando quei membri della trib che si erano uniti a Carataco nellinutile
tentativo di resistere alla potenza dellimperatore Claudio.
Gli esploratori portarono i saluti dei nativi allesercito in marcia a vari chilometri di distanza e
nel tardo pomeriggio le stanche legioni piantarono le tende di fronte alla citt. Prima di lasciarle
riposare, per, la prudenza professionale spinse Plauzio a far scavare un fossato e costruire un
terrapieno a difesa dellaccampamento.
Il mattino seguente, Claudio e il suo stato maggiore vennero condotti a compiere una visita
ufficiosa della capitale, un centro assai modesto secondo gli standard imperiali, formato soprattutto da
case di legno ricoperte di argilla e fango disposte intorno a una manciata di edifici pi imponenti
costruiti in pietra. La citt era prospiciente a un profondo fiume, lungo il quale correva una solida
banchina con lunghi magazzini, dove i mercanti gallici esercitavano i loro commerci, trasportando
ottimi vini e vasellame dal continente e riempiendo le stive delle navi per il viaggio di ritorno con
pellicce, oro, argento e gioielli esotici destinati ai voraci consumatori dellimpero.
Un luogo eccellente in cui fondare la nostra prima colonia, Cesare, disse Narciso. Forti
legami commerciali con il mondo civile e una posizione splendida per sfruttare i mercati dellinterno.
Ah, s. Certo, borbott Claudio senza realmente ascoltarlo. Ma io credo che un grazioso
t-t-tempio in mio onore dovrebbe avere la p-ppriorit.
Un tempio, Cesare?
Niente di troppo elaborato, solo quel tanto che basti a isp-sp-spirare un po di soggezione.
Come desiderate, Cesare. Il primo segretario sinchin, portando poi la conversazione su temi
pi pertinenti allo sviluppo della colonia.
Udendoli parlare, Vespasiano non pot fare a meno di stupirsi della facilit con cui era stata
presa la decisione di costruire un simile monumento.
Un semplice capriccio dellimperatore, e la cosa era fatta. Un grande tempio contornato da
colonne dedicato a un uomo che regnava da una lontana metropoli sarebbe sorto sopra le misere
casupole di quella citt barbarica, come se lo avesse ordinato Giove in persona.
Eppure quelluomo, quellimperatore che aspirava a essere un dio, era vulnerabile al pugnale di
un assassino come qualunque altro mortale.
Il pericolo che minacciava Claudio era ancora in cima ai suoi pensieri, insieme al timore che
Flavia fosse coinvolta nel complotto.
Come procedono i preparativi per la cerimonia di domani?, stava chiedendo Claudio.
A meraviglia, Cesare, rispose Narciso. A mezzogiorno un corteo di rappresentanza entrer a
Camulodunum, poi vi sar la consacrazione di un altare e la sera si terr un banchetto al centro della
citt. Ho qualche informazione sui nostri nuovi alleati. Sembra che abbiano saputo della sconfitta di
Carataco e siano ansiosi di offrirci la loro fedelt.
Ci potrebbe costituire il pezzo forte del banchetto. Conoscete questo genere di cose: i selvaggi
introdotti alla presenza del potente imperatore, davanti alla cui maest si sentono obbligati a cadere in
ginocchio giurando eterna obbedienza. Sarebbe uno spettacolo drammatico, un evento straordinario che
a Roma tutti leggerebbero negli Acta Diurna. Il popolo ne sarebbe entusiasta.
Bene, allora provvedi a organizzarlo come si deve. Claudio ferm bruscamente il cavallo, e i
suoi ufficiali dovettero affrettarsi a tirare le redini per non investirlo. Avete sentito lultima frase? Non
ho balbettato nemmeno una volta, perbacco!.
A un tratto, Vespasiano ne ebbe fin sopra i capelli di ascoltare limperatore.
La smisurata, congenita arroganza dei membri della famiglia imperiale derivava dalla servile
sottomissione di tutti coloro che li circondavano.
Il legato era fiero dei genuini successi ottenuti dai Flavii.
Da suo nonno, che aveva servito come centurione nellesercito di Pompeo, a suo padre, che
aveva accumulato una fortuna sufficiente per essere elevato allordine equestre, per arrivare a lui e
Sabino: potevano entrambi aspettarsi una brillante carriera. Tutto questo non era stato acquisito
semplicemente per nascita, ma grazie a notevole impegno e comprovata capacit. Guardando Claudio e
Narciso, speriment la prima fitta di desiderio di essere onorato come meritava. In un mondo pi
giusto, sarebbe stato lui, e non Claudio, a reggere le sorti di Roma.
Ancor pi irritante era il commento rivoltogli dallimperatore dopo la schiacciante sconfitta
subita dallesercito di Carataco. Quando lo aveva raggiunto al galoppo per accertarsi che fosse
sopravvissuto incolume alla battaglia, aveva notato con sorpresa la sua aria di compiaciuta
soddisfazione.
Ah, eccoti, legato! Devo ringraziarti per la parte che tu e i tuoi uomini avete svolto nella mia
trappola.
Trappola? Quale trappola, Cesare?
Che diamine, quella di attirare il nemico in una posizione che ne avrebbe rivelato la vera forza,
per distruggerlo. Tu hai saputo ricoprire efficacemente limportante ruolo che ti avevo assegnato.
Vespasiano era rimasto a bocca aperta nelludire quella sconcertante versione degli eventi. Poi
aveva serrato la mascella per impedirsi di dire qualcosa che avrebbe messo in pericolo la sua carriera,
se non addirittura la sua vita. Chinando la testa in segno di rispetto, aveva mormorato un
ringraziamento cercando di non pensare alle centinaia di cadaveri romani sparsi sul campo di battaglia,
un tacito tributo al genio tattico dellimperatore.
In fondo sarebbe stato cos terribile se Claudio fosse caduto sotto il pugnale di un assassino? La
visita alla capitale dei Trinovanti ebbe termine e limperatore torn con lo stato maggiore
allaccampamento, dove venne informato che i rappresentanti di dodici trib erano in attesa al quartier
generale chiedendo unudienza con lui.
Unudienza con Cesare?. Narciso storse il naso. Penso che non sia possibile. Non oggi,
almeno. Forse domani al banchetto.
 saggio respingerli, Cesare?, chiese Plauzio in tono ossequioso.
Avremo bisogno di loro quando riprenderemo la campagna. Sarebbe meglio che si sentissero
accolti come alleati graditi, piuttosto che come supplici disprezzati.
Il che  esattamente quello che sono, rispose il primo segretario.
Accarezzandosi il mento, Claudio alz gli occhi verso il cielo come in cerca di un consiglio
divino. Un minuto dopo annu e disse sorridendo al suo staff: I delegati delle trib possono aspettare.
 stata una lunga giornata, e io sono s-stanco. Dite loro... dite loro che Cesare porge un cordiale
benvenuto, ma le e-e-esigenze del suo ufficio gli impediscono di riceverli personalmente. Che ve ne
pare?.
Narciso applaud. Un modello di eleganza e chiarezza, Cesare!.
S, lo penso anchio. Claudio inclin la testa allindietro, guardando Plauzio dallalto in
basso. Allora, generale?
Cesare, io sono soltanto un soldato e non possiedo la raffinatezza necessaria per giudicare il
valore estetico delleloquenza altrui.
Limperatore e il liberto losservarono in silenzio, il primo con aria di benevola sufficienza, il
secondo cercando qualche traccia di ironia nella sua espressione.
Molto bene, benissimo!, approv Claudio.  unottima cosa essere consapevoli delle proprie
d-d-deficienze.
Avete ragione, Cesare, come sempre. Plauzio chin il capo e Claudio si avvi zoppicando
verso la sua tenda, con Narciso che gli trotterellava al fianco. Poi il generale si gir verso i suoi
ufficiali. Vespasiano!.
S, signore.
Sarebbe meglio che ti occupassi tu dei nostri ospiti.
S, signore.
Assicurati che siano messi a proprio agio e ricevano un buon trattamento.
Ma falli tenere sotto stretta sorveglianza. Niente di troppo indiscreto, ma sufficiente a far capire
loro che li teniamo docchio. Non possiamo permettere che se ne vadano liberamente in giro, se c
qualcosa di vero in questa voce sul complotto per uccidere limperatore.
S, signore. Vespasiano fece il saluto e si allontan. Le persone affidate alla sua cura si
trovavano nella tenda del quartier generale. Appena entr, si rese immediatamente conto di una netta
separazione tra i rappresentanti delle trib: mentre alcuni si alzarono per ossequiarlo, rassegnati
allinevitabile, altri rimasero accovacciati a terra guardandolo torvamente con aperta ostilit. In
disparte, cercando di assumere unaria dignitosa senza sembrare compiaciuto per essersi schierato con i
vincitori, sedeva Adminio. Un uomo di statura gigantesca si volse verso il legato, guardandolo con
laria sprezzante di chi sta esaminando un inferiore.
Poi gli si avvicin con le braccia alzate, salutandolo formalmente.
Quando inizi a parlare, il legato chiese ad Adminio di tradurre.
Venuzio si pregia di informarvi che lui e gli altri qui presenti hanno avuto il privilegio di
assistere alla battaglia come ospiti di Carataco. Dice che ha ancora qualche difficolt a capire la logica
della vostra tattica e sarebbe assai lieto se voi voleste spiegargliela.
Unaltra volta. Ora sono piuttosto occupato, rispose freddamente Vespasiano. E digli che a
prescindere dalla tattica, lesito era ineluttabile.
 sempre cos, quando nativi privi di disciplina tentano di avere la meglio su un esercito di
soldati professionisti. Ci che conta  che abbiamo vinto e che questisola finir per diventare una
provincia romana.
Al momento, non mi interessa altro. Digli che attendo con impazienza di vederlo inchinarsi
insieme agli altri davanti a Cesare e giurargli fedelt domani al banchetto.
Mentre Adminio traduceva, Vespasiano osserv i delegati, rimanendo colpito dallespressione
di scherno sul viso del pi giovane. Cera odio puro in quegli occhi che lo fissavano con fermezza.
Consider per un attimo lidea di fargli abbassare lo sguardo, ma decise che sarebbe stata una perdita di
tempo e si volt per andarsene. Un lieve sorriso di soddisfazione comparve sulle labbra del Britanno. Il
legato chiam Adminio con un cenno e usc dalla tenda.
Chi  quel ragazzo?
Bellonio. Figlio del capo di una piccola trib del nord. Suo padre sta morendo e lha mandato
in sua vece. Una scelta poco saggia, temo.
Perch?
Lo avete visto. Non nasconde ci che pensa.
Pericoloso?.
Adminio riflett un attimo prima di rispondere. Non pi di qualsiasi altro adolescente
impressionato dalla propaganda di Carataco.
E Venuzio?
Quello?, rise Adminio. Una volta era un grande guerriero, ma ora sta invecchiando. Non fa
che parlare dei tempi andati.  solo un vecchio rincretinito.
Ne sei davvero convinto?. Vespasiano inarc un sopracciglio, rammentando lo sguardo
penetrante negli occhi grigi delluomo quando gli si era avvicinato.
Non poteva fare a meno di pensare che in lui ci fosse pi di quanto Adminio credeva.
...
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Capitolo cinquanta.
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Le legioni accampate davanti alla citt avevano il morale alle stelle.
Bench gli uomini fossero infangati e stanchi per aver dovuto avanzare tanto rapidamente dopo
una battaglia campale, lentusiasmo era palpabile. Avevano ottenuto una vittoria decisiva e i resti
dellesercito di Carataco erano in rotta, diretti verso le trib ancora fedeli alla confederazione decisa a
contrastare Roma. Quelli che avevano atteso lesito dello scontro si erano affrettati a raggiungere
Camulodunum per giurare lealt agli invasori. Il pericolo di inimicarsi gli altri nativi non esisteva pi,
ora che i potenti Trinovanti erano stati sconfitti. Fino alla campagna dellanno successivo, lesercito
romano avrebbe potuto consolidare indisturbato le proprie conquiste. La capitale di Carataco aveva
spalancato le porte allimperatore e le imminenti celebrazioni avrebbero segnato la fine di quella prima,
cruenta fase delle operazioni. Naturalmente, loccupazione completa dellisola era ancora lontana, ma
nelleccitazione generale pochi ne parlavano.
I Trinovanti avevano evitato il saccheggio della citt, con disappunto di alcuni duri veterani, ma
cera gi un ricco bottino di guerra: migliaia di prigionieri britannici che sarebbero stati venduti sul
mercato degli schiavi. Ogni legionario aveva diritto a una parte del ricavato della loro vendita. Ma ci
sarebbe stato dellaltro.
Corre voce che limperatore ci pagher una gratifica!. Macrone sogghign lasciandosi cadere
sullerba davanti alla tenda, gli occhi luccicanti alla prospettiva di unabbondante elargizione di denaro
proveniente dalle casse imperiali.
Perch?, chiese Catone.
Perch  un buon modo per tenerci tranquilli. Cosa credi? Inoltre, ce la meritiamo. Ed 
riuscito a convincere i Trinovanti a tirar fuori un po di alcool per farci festeggiare in grande stile
domani dopo la cerimonia.
Lo so che  soltanto quella porcheria di birra celtica che i Britanni si ostinano a produrre  come
la roba che abbiamo bevuto in Gallia  ma qualunque cosa sia, ti fa ubriacare senza troppo sforzo. Poi
vedremo qualche bellezza indigena!. Il suo viso assunse unespressione sognante, mentre ricordava le
bisbocce fatte in passato con i camerati.
Catone non poteva evitare di sentirsi leggermente nervoso a quella prospettiva. Il suo corpo non
tollerava bene lalcool e il minimo eccesso gli faceva girare la testa e maledire il giorno in cui gli
uomini avevano inventato le bevande fermentate. Finiva inevitabilmente per vomitare, finch la bocca
dello stomaco e i muscoli gli dolevano per lo sforzo.
Poi dormiva un sonno agitato e si svegliava con lemicrania, la gola secca e un cattivo sapore in
bocca. Se ci che aveva sentito dire sulla birra locale era vero, gli effetti della sbronza sarebbero stati
anche pi spiacevoli del solito. Ma non essendo astemio, n tanto meno un moralista, non cera modo
di evitare la gozzoviglia.
 saggio bere con Carataco nelle vicinanze?, domand.
Non preoccuparti di lui. Passer parecchio tempo prima che possa causarci qualche altra
difficolt. E comunque, una delle legioni sar in servizio. Prega solo che non sia la nostra.
S, signore, mormor Catone.
Rilassati, ragazzo! Il peggio  passato. Il nemico  in ritirata, domani festeggeremo e il tempo
 migliorato. Macrone si stese sullerba con le mani dietro la testa e chiuse gli occhi. La vita  bella,
goditela.
Il giovane avrebbe voluto condividere lo stato danimo del centurione e degli altri, ma non ci
riusciva. Non finch continuava a essere assillato dallo spettro di Vitellio che seduceva Lavinia. I
membri del seguito dellimperatore avevano raggiunto lesercito a mezzogiorno ed erano occupati a
sistemarsi nellarea allinterno delle fortificazioni assegnata loro dal generale Plauzio. Sapere che
lamata si trovava nei pressi lo elettrizzava, ma allo stesso tempo era angosciato dalla prospettiva di
incontrarla di nuovo. Temeva che gli avrebbe detto che non voleva pi vederlo. Quel pensiero lo
tormentava talmente che a un certo punto divenne insopportabile, e il bisogno di conoscere la verit
prevalse sulla paura di scoprirla.
Lasciando Macrone tranquillamente appisolato al sole, si costrinse ad attraversare
laccampamento in direzione dei padiglioni dellentourage.
Ogni passo verso Lavinia gli costava un tremendo sforzo e la generale allegria dei legionari
aumentava il peso della sua infelicit. Non ci mise molto a individuare lalloggio della moglie del
legato e della sua ancella, ma non gli fu facile trovare il coraggio di avvicinarsi. Un robusto schiavo che
non aveva mai visto prima era di guardia davanti alla tenda, e dallinterno proveniva un brusio
indistinto di voci femminili.
Tese lorecchio per cogliere quella di Lavinia.
Scopo della vostra visita?, chiese lo schiavo, frapponendosi tra lentrata e il giovane optio.
Personale. Desidero parlare con unancella di donna Flavia.
La padrona vi conosce?, domand luomo con aria sdegnosa.
S, sono un suo vecchio amico.
Laltro aggrott la fronte, incerto se mandar via quello sporco soldato o rischiare di
interrompere la padrona intenta a disfare i bagagli.
Digli che  Catone. Che sono qui per vedere Lavinia.
Lo schiavo socchiuse gli occhi, poi prese con riluttanza una decisione.
Molto bene. Attendete qui.
Entr nella tenda lasciandolo solo. Il giovane si gir a guardare laccampamento mentre
aspettava che lo schiavo tornasse. Un fruscio alle sue spalle lo fece voltare di scatto e si trov davanti
donna Flavia, che lo salut con un sorriso forzato.
Mia signora. Catone chin la testa.
Stai bene?, chiese Flavia.
Benissimo, mia signora. Sollev le braccia e fece una piroetta, sperando di divertirla. Come
potete vedere.
Ne sono felice....
Scese un silenzio imbarazzante. Notando in lei lassenza del suo solito buonumore, il giovane
avvert una fredda sensazione di paura.
Mia signora, potrei parlare con Lavinia?.
Con espressione di rammarico, Flavia scosse la testa.
Che succede? Lavinia sta bene?
S, sta bene.
Lansia di Catone diminu. Allora posso vederla?
No, non ora. Non  qui.
Dove posso trovarla, mia signora?
Non lo so, ragazzo mio.
In tal caso, aspetter che torni. Se a voi non dispiace, naturalmente.
Flavia rimase in silenzio, guardandolo negli occhi con aria addolorata.
Poi chiese: Catone, rispetti ancora la mia opinione come un tempo?
Certo, mia signora
Allora dimentica Lavinia. Dimenticala. No! Lasciami finire. Alz una mano per prevenire
obiezioni. Tu meriti di meglio, Catone. Lavinia non fa per te. Ha cambiato idea in queste ultime
settimane. Ha...
aspirazioni pi alte.
Catone indietreggi, e lei not preoccupata la fredda collera che gli induriva il viso.
Perch non mi avete detto nulla di Vitellio, mia signora?, chiese il giovane in tono alterato.
Perch?
Per il tuo bene. Devi credermi. Non ho alcun desiderio di ferirti senza necessit.
Dov Lavinia?
Non posso dirtelo.
Ma lui poteva indovinarlo abbastanza facilmente. Fiss Flavia con la mascella contratta,
cercando di tenere sotto controllo lagitazione. A un tratto, strinse i pugni e si gir per andarsene.
Catone!. Flavia mosse qualche passo protendendo una mano come se volesse fermarlo, poi
rimase a osservare tristemente quel ragazzo esile, quasi fragile che si allontanava con andatura rigida, il
suo dolore chiaramente rivelato dai pugni serrati lungo i fianchi. Si sentiva in colpa: era stata lei a fare
in modo che fiorisse lidillio tra i due giovani e a servirsene per i propri fini politici. Bench i suoi atti
potessero essere giustificati, la sofferenza umana che comportavano era dura da sopportare.
Forse la semplice e brutale verit poteva essere un modo pi rapido per aiutare Catone a
dimenticare la sua infatuazione per Lavinia.
...
.
...
Capitolo cinquantuno.
...
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...
I raggi del sole al tramonto penetravano nella tenda del tribuno, illuminandone una parte con
riflessi rossastri e gettando lunghe ombre scure negli angoli. Lavinia era stesa accanto a Vitellio, con la
testa sulla sua spalla, e faceva scorrere le dita tra i peli neri del petto di lui, messi in risalto dalla luce
dellastro morente. Lacuto odore della sua virilit le riempiva le narici, mentre respirava seguendo il
ritmo del lieve alzarsi e abbassarsi del suo torace. Anche se aveva gli occhi chiusi, sapeva che era
sveglio dal lieve tocco con cui le carezzava delicatamente il solco tra i glutei.
Mmmmhh, che bello, gli sussurr allorecchio. Non fermarti qui.
Sei insaziabile, mormor Vitellio. Tre volte in un pomeriggio  pi di quanto si possa
chiedere a un uomo.
Sfiorandogli il ventre, Lavinia gli prese il pene e cominci lentamente a massaggiarlo.
Ne sei proprio sicuro?.
Il tribuno alz lindice, come un gladiatore vinto che si appellasse alla folla. Imploro piet.
Non accetto la resa da nessun uomo, ridacchi lei, insistendo nel tentativo di sollecitare una
reazione.
Nemmeno da quel tipo che frequenti?.
Il tono dellosservazione era tuttaltro che frivolo e Lavinia ritir la mano sollevandosi su un
gomito per guardarlo in faccia.
Che ti succede? Sei geloso?. Attese una risposta, ma lui si limit a fissarla in silenzio. Come
puoi essere geloso di un ragazzino cos giovane?
Non tanto giovane da non sapersela cavare.
Ma abbastanza da dover chiedere consiglio, di tanto in tanto.
Anche a una donna pi giovane di lui?
Ah!, sorrise Lavinia. Ma io partivo avvantaggiata. Grazie a te, mio tribuno. Si chin a
baciarlo sulle labbra, poi gli pass la punta della lingua tra la barba corta e ispida, sugli occhi e sulla
fronte, prima di tornare ad appoggiarsi sul gomito. Sono cos felice di essere di nuovo insieme a te.
Non sai quanto mi sei mancato. Non credo di aver mai provato tanta gioia.
Neppure con quel ragazzo?, chiese Vitellio in tono pacato. Ne sei veramente convinta?
Ma certo, stupido! Te lho detto,  successo solo dopo quella volta che Plinio mi cacci via
quando ci sorprese insieme. Ricordi?
Non lo dimenticher mai!, rise lui. Quello sciocco pomposo se l cercata!.
Plinio aveva ragione. Si prendeva cura di me. Gli sono molto riconoscente.
In seguito, mi sono sentita molto dispiaciuta per lui. E poi  arrivato Catone.
Che diavolo ci hai visto in quel ragazzino?.
Lavinia si accigli, pensando alla sua attrazione per il giovane optio.
Possiede un suo strano fascino. Certo,  alto e magro, ma ha degli occhi che colpiscono. Molto
espressivi. E cera anche qualcosa di triste in lui. Sembrava sempre preoccupato dellopinione altrui,
mai a proprio agio con se stesso. Forse mi faceva pena.
Non mi pare una buona ragione per andarci a letto.
Oh, tu!. Lavinia lo colp scherzosamente con un pugno. Perch non avrei dovuto? Mi
piaceva. E non potevo stare con te, dal momento che vivevo con donna Flavia. Che altro potevo fare?
Trover un modo per tirarti fuori da questa situazione.
Allora dovr aspettare per sempre. Sono qui solo perch sono riuscita a sfuggire alla mia
padrona. Se sapesse dove mi trovo, mi darebbe una lezione che non dimenticherei facilmente.
Sei sicura che non lo sappia?
Naturalmente no. Le dir che sono andata a fare una passeggiata e che tornando ho smarrito la
strada. Avr qualche sospetto, ma dubito che riuscir a indovinare la verit.
Anche dopo che ci ha visti insieme laltro giorno?.
Lavinia gli premette un dito sul petto. Le ho raccontato che mi stavi importunando e che io ti
ho detto di lasciarmi in pace perch amo Catone.
E ti ha creduto?, chiese Vitellio con aria scettica.
Perch non avrebbe dovuto? E ora, non potremmo parlare di qualcosaltro? Questansia che
avete voi uomini per la fedelt fisica delle vostre donne  davvero insopportabile. Credevo che tu fossi
diverso.
Benissimo, allora, replic lui, attirandola a s e baciandola con un ardore cos appassionato
da sorprenderla. Lei chiuse gli occhi e si abbandon, respirando il suo odore, quasi stordita dal
desiderio che le provocava una simile intimit. Quando si stacc dal suo viso e riapr gli occhi, avvert
la pressione del pene turgido tra le cosce.
Non avevi detto di averne abbastanza?
Tu sai come suscitare il desiderio di un uomo. Sorridendo, Vitellio le fece scorrere le dita tra
le gambe. Vediamo che si pu fare.
Pi tardi, dopo il tramonto, uno schiavo venne ad accendere le lampade e scomparve
silenziosamente come era entrato. Nel fioco chiarore, Lavinia si mise a sedere sul letto e sbadigli,
allungando le braccia affusolate. Quel movimento fece sollevare i seni e Vitellio allung una mano per
palpare il pi vicino, meravigliandosi ancora una volta della sua morbida elasticit. Lei lo lasci fare
per un minuto, poi lo respinse.
Basta, ora! Devo tornare alla mia tenda.
Quando ti rivedr?
Domani, dopo il banchetto di Cesare. Ci incontreremo qui.
Andrai sicuramente al banchetto?
S, per servire la mia padrona e il legato. Ma sono impaziente di scoprire cosa ha organizzato
limperatore. Dicono che sar un vero spettacolo. La giovane raccolse la tunica dal pavimento, dove
laveva lasciata cadere nella fretta del loro primo frenetico abbraccio, e se la infil da sopra la testa.
Appoggiato contro un cuscino di seta, Vitellio losservava con occhi scuri e freddi.
Lavinia, devo chiederti un favore.
Lei tir gi la tunica, tirando fuori le lunghe trecce dalla scollatura.
Che genere di favore?
Si tratta di una sorpresa per limperatore. Ho bisogno che porti una cosa per me al banchetto di
domani sera.
Che cosa?
 l su quel tavolo, rispose lui in tono pacato, indicando un basso tavolino con il piano di
marmo nellangolo opposto della tenda. Lavinia si avvicin e raccolse un oggetto che scintill
riflettendo il bagliore delle lampade a olio. Era un pugnale infilato in un fodero dargento intarsiato
doro con elaborati motivi celtici, in cui erano incastonate alcune pietre preziose. Il manico era nero
come lebano e lucidissimo, con un enorme rubino inserito nel pomo.
 meraviglioso!, esclam ammirata. Non ho mai visto nulla di simile.
Mai. Come lhai avuto?
Me lha mandato mio padre.  un dono per limperatore. Mi ha detto di darglielo appena
avessimo preso Camulodunum. Portalo qui.
Lei torn accanto al letto reggendo il pugnale con cautela. Che splendido regalo. Limperatore
ne sar entusiasta.
 quello che spera mio padre. E secondo me andrebbe presentato con una certa solennit.
Perci pensavo di offrirglielo al culmine dei festeggiamenti di domani, davanti a tutti gli ospiti, in
modo che possano osservare la reazione di Claudio a questo simbolo di lealt e devozione.
Moriranno dinvidia.
Lo credo anchio. Ecco perch mi occorre un favore da te.
Ovvero?
Dovresti portarlo al banchetto per me. Nessuno pu arrivare armato al cospetto
dellimperatore. Le sue guardie perquisiranno tutti gli ospiti ufficiali, ma tu puoi entrare attraverso la
cucina. Non devi fare altro che nasconderlo cos. Le sollev la tunica, premendole il fodero contro
linterno della coscia. Lavinia rimase a bocca aperta, poi rise.
Lo fisserai qui con una cinghia. Nessuno se ne accorger.
Lei riprese il pugnale, guardandolo con aria preoccupata.
Qualcosa non va?
Che succede se mi perquisiscono e me lo trovano addosso?
Non temere, io sar nei pressi. Se dovesse verificarsi una cosa simile prima che tu me lo
consegni, interverr spiegando tutto.
Lavinia lo guard intensamente. E se non lo fai?.
Vitellio assunse unespressione tra lafflitto e lindignato. Perch dovrei desiderare di metterti
nei guai?
Non lo so.
Appunto. Credi forse che metterei in pericolo la donna che amo?.
Lattir a s, aspettando che si rilassasse prima di continuare. Quando sarai dentro con donna
Flavia e Vespasiano, far in modo di recuperare il pugnale pi in fretta possibile.
Non troppo pubblicamente, spero!.
Sta tranquilla. Non sarebbe opportuno per un membro della mia classe essere visto da tutti
mentre palpeggia una schiava.
Grazie per avere tanto a cuore la mia reputazione, replic lei risentita.
Stavo solo scherzando, tesoro. Dovr semplicemente trovare un angolo tranquillo, dove non ci
veda nessuno. Labbracci affettuosamente.
Farai questo per me? Significa molto per mio padre e mi aiuter nella carriera.
E io cosa ci guadagno?
Appena avr la mia parte del bottino, giuro che ti comprer da donna Flavia. Poi ti far
affrancare.
Unidea allettante. Ma perch la mia padrona dovrebbe essere disposta a vendermi?
Non credo che sarebbe saggio da parte sua rifiutare, rispose lui senza scomporsi. Inoltre,
posso presentarti allimperatore domani al banchetto, chiedendogli di assegnarti a me come premio per
aver salvato la Seconda Legione da Togodumno. Vespasiano non potrebbe negarlo.
Sarebbe tremendamente ingrato da parte sua. Non devi fare altro che attendere il mio segnale e
raggiungermi.
Hai pensato a tutto, vero?, osserv Lavinia aggrottando la fronte.
Certo.
E poi?, domand la giovane, gli occhi pieni di speranza.
E poi?. Vitellio le prese una mano e se la port alle labbra, baciando la morbida pelle. Poi
susciteremo un po di scandalo sposandoci.
Sposandoci..., mormor lei. Gli gett le braccia al collo, stringendolo a s con tutte le sue
forze. Ti amo! Ti amo tanto che farei qualunque cosa per te. Qualunque cosa!.
Ehi, piano, non riesco a respirare!, ridacchi Vitellio. Tutto ci che ti chiedo  di farmi
questo piccolo favore e di diventare mia moglie appena sar possibile.
Oh, s!. Lavinia gli stamp un bacio sulla guancia e subito si scost.
Ora devo andare. Raccolse il pugnale.
Tieni, avvolgilo qui dentro. Il tribuno le diede il suo fazzoletto da collo. Meglio che lo tieni
con te ben nascosto fino al banchetto.  un tesoro per cui qualcuno potrebbe arrivare a uccidere.
Lo terr al sicuro. Lo prometto.
Lo so, mia cara. Adesso va.
Dopo che Lavinia fu uscita dalla tenda, Vitellio si allung sul letto con un sorriso compiaciuto.
Non era stato tanto difficile, in fondo. Quando lindomani avrebbe presentato la giovane schiava
allimperatore, lespressione sul volto di Vespasiano e di sua moglie sarebbe stata impagabile.
Peccato che Lavinia non potesse continuare a vivere. Era unamante perfetta e rivelava una
raffinatezza nelle pi esoteriche arti dellamore di gran lunga superiore alla sua et. Avrebbe potuto
fare una bella figura con lei al suo fianco a Roma, un trofeo da mostrare ai suoi pari e uno strumento
per comprare favori. Ma dato che doveva essere lei a introdurre il pugnale nella sala del banchetto,
ormai sapeva abbastanza da metterlo in pericolo. Se il piano fosse riuscito, avrebbe capito
immediatamente di essere stata usata. Per il momento, Vitellio non conosceva lidentit dellassassino,
grazie a quello sciocco di Niso. Carataco poteva ancora fargli pervenire un messaggio, ma se non
lavesse fatto, lunica speranza era che il sicario gli si rivelasse per farsi consegnare larma. In caso
contrario, poteva sempre offrire in dono il pugnale. Ma una cosa era certa: assassinio o no, Lavinia non
poteva essere lasciata in vita con il rischio che raccontasse tutto.
Doveva morire appena portato a termine il suo compito. Gli sarebbe dispiaciuto perderla ma, si
consol il tribuno, ci sarebbero state altre donne.
...
.
...
Capitolo cinquantadue.
...
.
...
Il silenzio stava scendendo sul foro, ora che la coda del corteo era uscita dallaccampamento in
direzione di Camulodunum. Acclamazioni e squilli di tromba lontani risuonavano ancora tra le
interminabili file di tende. Petali di fiori e ghirlande calpestate erano sparsi sulla pista di terra compatta
e di tanto in tanto una raffica di vento li faceva turbinare.
Nubi scure stavano coprendo il cielo, minacciando pioggia.
Diverse persone si aggiravano ancora nello spiazzo in piccoli gruppi, Romani e abitanti della
citt venuti ad assistere allinizio delle celebrazioni, mentre Claudio rendeva formalmente omaggio alla
vittoria ottenuta dai suoi legionari che gli sfilavano davanti, coorte dopo coorte, con le armi e le
uniformi inappuntabili nonostante le tante ore trascorse sotto il sole. Adesso le legioni erano state
congedate. Limperatore e le insegne stavano sfilando in processione per le fangose vie della capitale,
sotto la protezione dei reparti della Guardia Pretoriana. Mentre i nuovi padroni attraversavano la loro
citt, i Britanni allineati lungo il tragitto li osservavano con il cupo risentimento di un popolo
conquistato.
Catone si avvicin percorrendo la via pretoria, dopo aver lasciato armi e corazza nella sua
tenda. Poco prima che la Sesta Centuria si schierasse per la parata, aveva ricevuto un messaggio da
Lavinia in cui lei gli dava appuntamento davanti ai padiglioni del quartier generale, una volta che il
corteo si fosse avviato verso la citt. La comunicazione era breve ed essenziale, senza alcun cenno al
motivo dellincontro, n parole affettuose.
Il giovane entr nel foro e si diresse verso il quartier generale cercandola con lo sguardo. La
scorse subito, sola su una delle panche di legno sistemate sul terreno erboso tra la tenda e lo spiazzo.
Non stava guardando dalla sua parte, ma sembrava intenta a esaminare qualcosa che aveva in grembo
tra le pieghe della tunica. Avvicinandosi lateralmente, loptio colse uno scintillio rosso e oro prima che
lei si accorgesse della sua presenza e si affrettasse a riporre loggetto in un fazzoletto scarlatto.
Catone! Eccoti qui, finalmente!. Parlava con una sfumatura di nervosismo nella voce. Vieni
a sederti accanto a me.
Lui obbed con circospezione, lasciando una certa distanza tra loro.
Lavinia non fece alcun tentativo di colmare il vuoto, come avrebbe fatto senza indugi non molto
tempo prima, e rimase in silenzio, riluttante a incontrare il suo sguardo. Alla fine, Catone non pot pi
aspet tare.
Allora, perch volevi vedermi?.
Lei lo fiss con unespressione gentile, pericolosamente vicina alla piet. Non so come dirtelo,
quindi ti prego di non interrompermi.
Lui annu, deglutendo a disagio.
Ho pensato molto a noi due negli ultimi giorni, a quanto distanti siano i nostri mondi. Tu sei
un soldato, e piuttosto bravo secondo la mia padrona. Io sono soltanto unancella. Nessuno dei due ha
prospettive particolarmente buone, e ci significa che non potremo mai trascorrere molto tempo
insieme... Capisci cosa intendo?
Oh, s! Mi stai scaricando. Hai scelto un modo elegante per dirlo, ma la conclusione  la
stessa.
Per favore, non prenderla cos!.
E come dovrei prenderla? Razionalmente? Dovrei mettere da parte i miei sentimenti per
riconoscere quanto sei ragionevole?
Qualcosa del genere, rispose Lavinia con dolcezza.  meglio che agitarsi in questo modo.
E tu la chiami agitazione?, replic Catone impallidendo, mentre amore, amarezza e collera gli
gonfiavano il cuore. Dovevo immaginarlo che sarebbe finita cos. Ero stato avvertito sul tuo conto.
Avrei dovuto dare ascolto a quelle parole, invece di lasciarmi usare da te.
Io ti ho usato? Non ricordo che tu abbia avuto nulla da ridire per come ti ho trattato quella
notte a Rutupiae. Mi piacevi, Catone, ecco tutto. Il resto  soltanto ci che hai creduto di vedere. Ci
siamo divertiti entrambi, ma ora  venuto il momento di passare ad altro.
Sei proprio sicura che sia tutto qui? Voglio dire, non c qualche altra cosa che dovrei
sapere?
Di che stai parlando?. Lavinia lo fiss guardinga.
Non lo so con precisione, disse lui freddamente. Pensavo semplicemente che potremmo
parlare del tuo nuovo amore.
Nuovo amore?
Scusami, avrei dovuto dire la ripresa della relazione con luomo della tua vita.
Non so a chi ti riferisci.
Davvero? Pensavo che le tue piccole sedute con il tribuno Vitellio fossero pi memorabili.
Sono sicuro che ci rimarrebbe male, se sapesse che puoi dimenticartene cos facilmente. Catone
strinse il pugno e, per evitare la tentazione di colpirla, se lo infil nella tunica. Trov la benda di Niso,
serr le dita e la tir fuori guardandola senza interesse.
Lei gli lanci unocchiata nervosa e si spost leggermente sulla panca, aumentando lo spazio tra
loro.
Benissimo, Catone. Dal momento che insisti per essere ferito, ti dir ogni cosa.
Sarebbe un piacevole cambiamento.
Ignorando il sarcasmo, Lavinia ricambi con freddezza il suo sguardo bruciante di odio. Ho
conosciuto Vitellio prima di te. Non direi che fossimo amanti. Io provavo qualcosa per lui, ma dubito
che mi ricambiasse, almeno allinizio. Col tempo, per, il suo amore  cresciuto, finch quellidiota di
Plauzio ci ha scoperto rovinando tutto. Poi ho incontrato te.
E ti sei detta: ecco qualcuno che posso usare.
Pensa quello che vuoi, ribatt lei alzando le spalle. Allepoca, non avevo pi alcuna
sicurezza al mondo. Ero sola e spaventata, cercavo semplicemente qualcuno cui appoggiarmi. Quando
ho visto che ti interessavo, ti sono saltata addosso.
Se vuoi essere davvero precisa, la prima parte della frase non era necessaria.
Lavinia lo fiss, poi scosse lentamente la testa. Questo  tipico di te.
Sempre pronto a sputare sentenze. Credi di essere simpatico?
Non ne ho alcuna intenzione. Non ora.
N ora n mai. Non so dirti quanto ho detestato dover recitare la parte della giovane schiava
ingenua e analfabeta.
Mi stavo chiedendo da dove provenisse questa tua improvvisa padronanza della lingua. Devi
aver preso lezioni dal tribuno.
Catone! Smettila di essere cos orribile!.
Rimasero a guardarsi con ira per un momento. Catone fu il primo a cedere e abbass gli occhi
sulla benda che si era distrattamente avvolto intorno al braccio. A un tratto si accigli.
Mi piacevi, prosegu lei, sforzandosi di parlare con gentilezza. Mi piacevi davvero, ma i
sentimenti che provavo per Vitellio erano molto pi profondi, e quando lui... Catone?.
Il giovane stava freneticamente armeggiando con la benda e non lascoltava pi.
Catone? Che ti prende?
B... e... l..., lesse lui a bassa voce, mentre i segni iniziavano a combaciare.
...l... o... n... i... o. Bellonio.
Bellonio. Aggrott la fronte a quel nome, poi ricord i delegati delle trib che erano stati
ufficialmente presentati a Claudio quel mattino allinizio della cerimonia. Balz in piedi guardandosi
attorno, e si avvicin in fretta alla staccionata che correva di fronte alle panche, mentre lei lo osservava
perplessa. Si tolse rapidamente la benda dal braccio e prese ad arrotolarla intorno al corrimano,
sistemando via via lallineamento partendo dalla fine del messaggio.
Catone! Cosa stai facendo?
Sto salvando la vita allimperatore!, rispose il giovane eccitato, continuando nel suo lavoro.
Vieni ad aiutarmi!.
Scuotendo la testa con un misto di perplessit e frustrazione, Lavinia si chin accanto alla
staccionata e avvolse con cura il resto della fascia intorno al palo. Poi cominci a leggere, facendo gli
opportuni spostamenti per allineare meglio le parole e cercando di capire la causa di tanta agitazione.
Mentre esaminava la parte iniziale, i suoi occhi si fermarono su un nome romano.
Oh, no.
Che c?
Nulla, replic lei senza riuscire a nascondere un tremito nella voce.
Catone la spinse da parte e si chin sul corrimano. Alle sue spalle, Lavinia raccolse qualcosa da
terra.
Prima che riuscisse a trovare la parola che laveva tanto turbata, Catone avvert un movimento
improvviso e alz lo sguardo, appena in tempo per vederla sollevare il braccio mirando alla tempia. In
mano aveva un grosso sasso.
Non ebbe il tempo di scansarsi o difendersi e la pietra si abbatt con violenza sul suo cranio. Il
mondo esplose in un bagliore accecante, poi sprofond nelle tenebre dellincoscienza.
Sveglia, ragazzo!.
Catone era vagamente consapevole che qualcuno lo stava scuotendo senza troppi complimenti.
Loscurit si stava lentamente trasformando in una nebbia lattiginosa e aveva la testa pesante come un
macigno.
Gemette, mentre riprendeva lentamente coscienza.
Cos va bene! Coraggio, figliolo!.
Batt le ciglia, mise a fuoco e vide il rude, familiare volto di Macrone che incombeva su di lui.
Il centurione lo afferr sotto le ascelle, sollevandolo a sedere.
Ahi!. Catone si tocc la testa, sussultando quando le dita incontrarono un bernoccolo delle
dimensioni di un piccolo uovo.
Che diavolo ti  successo?
Non lo so, farfugli il giovane ancora intontito. Ma subito dopo gli torn la memoria.
Lavinia! Ha preso la benda!.
Benda? Di che stai parlando?
La benda che ho trovato addosso a Niso. Lha presa lei!.
Ti ha tramortito per rubarti una benda?. Macrone guard il suo optio con aria preoccupata.
Devessere stato un colpo pi forte di quanto pensassi. Andiamo, ragazzo, ti accompagno
allospedale.
No!. Catone tent di alzarsi, ma fu colto da un capogiro e dovette sedersi. C un messaggio
su quella benda. Una scitala.
Una che?
Scitala, signore. Un sistema di crittografia greco. Si avvolge una striscia di tessuto intorno a un
paletto e ci si scrive sopra il messaggio. Una volta srotolato, rimangono solo segni privi di senso.
Capisco, comment Macrone. Tipico di quei dannati Greci. Fanno sempre i furbi. Insomma,
di che parla questo tuo messaggio?
Ci sono i dettagli su un complotto per uccidere limperatore.
E Lavinia ti ha messo fuori combattimento per impadronirsi della benda?
S, signore.
Che cosa sconveniente.
Signore!, protest loptio. Vi giuro su ci che sono e su tutto quello in cui credo che l sopra
c scritto un messaggio. Deve averlo mandato Carataco. Dice che limperatore verr ucciso da
Bellonio durante i festeggiamenti per la vittoria e che qualcuno dovr fargli avere un pugnale dopo che
sar stato perquisito dalle guardie del corpo di Claudio.
Qualcuno chi?
Il destinatario del messaggio.
Non sai chi ?
Non lho letto tutto, rispose Catone avvilito. Lavinia non me ne ha dato la possibilit.
Macrone lo guard a lungo, cercando di capire se si trattava di qualche elaborato scherzo.
Vi supplico di credermi, signore.  la verit. Vi ho mai mentito? Lho mai fatto, signore?
Be, s, una volta. Quando mi dicesti che sapevi nuotare.
Quella fu una cosa completamente diversa, signore!.
Ascolta, figliolo, cedette Macrone. Voglio crederti. Prender per buono quanto mi hai
raccontato. Ma se scopro che mi hai mentito, ti far a pezzi con le mie mani, intesi?.
Il giovane annu.
Daccordo. Allora, dove potrebbe aver portato la benda questa ragazza?
Da Vitellio. Deve essere lui. Sono convinto che stia complottando con i Britanni.
Una delle sue macchinazioni, sospir il centurione. Quello  davvero capace di piantarti un
coltello nella schiena in una notte buia. Ora faremmo meglio a cercare Lavinia. Andiamo.
Si affrettarono a raggiungere il vasto accampamento occupato dalla Seconda Legione e si
diressero verso gli alloggiamenti degli ufficiali.
La tenda del tribuno anziano si trovava allestremit della fila, accanto al quartier generale, e le
due guardie assegnate a Vitellio vigilavano al margine della tettoia, le mani sugli scudi e le lance in
posizione verticale.
Avvicinandosi, Macrone sorrise cordialmente alzando una mano in segno di saluto.
Tutto bene, ragazzi?.
I due annuirono con aria diffidente.
C il tribuno?
S, signore.
Ditegli che ha ospiti.
Mi dispiace, signore. Abbiamo ordini rigorosi. Ha visite e non vuole essere disturbato.
Capito. Visite. Il centurione strizz locchio. Per caso, questa visita  un pezzo di ragazza
con i capelli neri?.
Le guardie si scambiarono unocchiata.
Pu essere.
A Catone venne la nausea. Lavinia era l, in quella tenda, in visita.
A un tratto, cominci ad avanzare a grandi passi verso lentrata in preda a un impulso omicida.
Lavinia! Vieni fuori!.
Una delle guardie, addestrata a reagire istantaneamente a qualsiasi minaccia, gli piant la lancia
tra le gambe. Loptio urt con il mento contro lasta, inciamp e cadde. Prima che potesse rialzarsi,
luomo fu sopra di lui, puntandogli la lama aguzza contro la gola.
Calma!, sintromise Macrone. Calma, il ragazzo non  pericoloso.
Il lembo della tenda si apr e Vitellio, in vestaglia di seta, usc gridando irritato: Cos tutta
questa dannata agitazione?. Not Catone steso a terra e Macrone accanto alla guardia che minacciava
di trafiggere il giovane.
Bene! Ma guarda se questa non  la mia Nemesi e il suo piccolo accolito! Cosa posso fare per
voi, signori? Cercate di essere brevi. Ho unaffascinante fanciulla che mi aspetta.
Le sue calcolate parole ebbero leffetto desiderato e Catone afferr lasta della lancia sopra di
lui, lottando per strapparla dalle mani della guardia. Con uno sforzo disperato, riusc a colpire luomo
sulla fronte, stordendolo. Prima che il compagno potesse intervenire, il giovane era gi in piedi, pronto
a infilzare il tribuno. Non pot farlo, per, perch un improvviso calcio dietro un ginocchio lo fece
crollare di nuovo al suolo. Ma questa volta qualcuno lo teneva fermo con il proprio corpo.
Sta gi, gli sibil Macrone allorecchio. Hai capito, pezzo didiota?.
Loptio cerc di dibattersi, e subito una ginocchiata lo colp allinguine.
Si pieg in due per il dolore, sicuro di essere sul punto di vomitare.
Macrone si rimise rapidamente in piedi.
Vi chiedo scusa, signore. Il ragazzo  stato troppo sotto pressione, ultimamente.
Nessun problema, centurione, replic Vitellio. Il tuo amico ha un brutto taglio alla testa. Vi
darei una benda, ma ho appena bruciato lultima che avevo....
Vi fu un momento di silenzio e Catone smise di divincolarsi. Poi Macrone lo tir su e lo
allontan con una spinta.
Spiacente di avervi disturbato, signore. Far in modo che il ragazzo non vi importuni pi.
Non preoccuparti,  stata una cosa da nulla, rispose seccamente il tribuno.
Andiamo, ordin bruscamente il centurione, trascinando via loptio.
Tinsegner io a mancare di rispetto ai nostri ufficiali!.
Giunti dove nessuno poteva udirli, Macrone sussurr incollerito: Sei maledettamente fortunato
ad esserne uscito vivo. Dora in avanti starai a sentire quello che ti dico e mi obbedirai in tutto e per
tutto.
Ma limperatore....
Sta zitto, imbecille! Non ti sei accorto che cercava di provocarti perch lo colpissi? Conosci la
punizione per chi aggredisce un ufficiale.
Vuoi essere crocifisso? No? Allora stattene tranquillo.
Quando furono sicuri che Vitellio non potesse udirli, Macrone afferr il giovane per il colletto
della tunica, tirandolo vicino a s. Sbrigati a riprenderti! Dobbiamo fare qualcosa. Il banchetto
comincia tra poco e dobbiamo trovare il modo di fermare Vitellio.
Accidenti a Vitellio, brontol Catone.
Penseremo a lui pi tardi. Ora bisogna salvare limperatore.
...
.
...
Capitolo cinquantatr.
...
.
...
Niente male, comment Vespasiano a bocca piena, masticando un pasticcino salato.
Nientaffatto male.
Attento, ti stai riempiendo di briciole, lo ammon Flavia, spazzolandogli la tunica.
Sinceramente, un uomo adulto dovrebbe riflettere un attimo prima di ingozzarsi.
Non  colpa mia, replic il marito, agitando il pasticcino in direzione di Narciso, che era in
piedi accanto al tavolo dellimperatore mentre il suo padrone piluccava un piatto di funghi allaglio. 
lui che ha deciso il menu, e ha fatto un lavoro di primordine. Che c qui dentro, comunque?.
Flavia prese uno dei pasticcini e lo annus con il raffinato disdegno delle persone abituate ad
osservare dallalto in basso loperato altrui.
Carne di cervo  lasciata frollare un po pi del necessario, direi  marinata in salsa di pesce
prima di essere sminuzzata, mescolata con erbe aromatiche e farina e cotta al forno.
Vespasiano le lanci unocchiata di aperta ammirazione, poi si concentr di nuovo sui resti del
suo pasticcino. Come hai fatto a capirlo? Soltanto dallodore?
A differenza di te, mi sono presa il disturbo di leggere il menu.
Lui sorrise amabilmente. E cosaltro ci aspetta, visto che sei unesperta?
Non ne ho idea, sono arrivata solo alla prima portata, ma immagino che sia semplicemente una
replica di tutti gli altri banchetti di Claudio.
Un tipo abitudinario, il nostro imperatore.
Qui si tratta delle abitudini di Narciso, purtroppo. Il menu reca chiaramente la sua impronta: 
elaborato, pretenzioso e probabilmente ti lascer con un senso di nausea.
Vespasiano scoppi a ridere e istintivamente si protese a baciarla su una guancia. Lei accolse il
gesto con espressione sorpresa.
Scusami, non volevo turbarti. Solo che per un momento mi sono sentito come ai vecchi
tempi.
Io mi ci sentirei sempre, marito, se tu non mi trattassi cos freddamente.
Freddamente, ripet lui fissandola. Non provo freddezza nei tuoi confronti. Non ti ho mai
amato pi di ora. Avvicinandosi a lei, prosegu a bassa voce: Ma da quando mi hai parlato dei tuoi
legami con i Liberatores, ho la sensazione di non conoscerti veramente.
Flavia gli prese una mano, stringendola con forza. Ti ho detto tutto quello che devi sapere. Ti
ho spiegato che non ho rapporti con quella gente. Assolutamente nessuno.
Adesso, forse. Ma prima?.
Lei sorrise con tristezza, prima di rispondere in tono pacato: Non ho alcun rapporto con loro,
attualmente.  tutto ci che posso dirti. Rivelarti di pi metterebbe in pericolo te e probabilmente
Tito... e laltro bambino.
Laltro bambino?. Vespasiano aggrott la fronte perplesso, poi cap. Smise di masticare,
inspir a fondo, e le briciole del pasticcino gli andarono per traverso. Rosso in faccia, cominci a
tossire convulsamente, cercando di liberare la gola. Diverse persone si girarono verso di loro e al tavolo
donore Claudio alz gli occhi, osserv la scena e guard spaventato il suo cibo. Narciso gli si avvicin
di corsa per rassicurarlo, affrettandosi a mangiare un fungo nel piatto dellimpera tore.
Flavia batt pi volte sulla schiena del marito, finch Vespasiano riprese a respirare, gli occhi
pieni di lacrime, e afferr la mano della moglie per farla smettere.
Sto bene.  tutto a posto, ora.
Ho temuto che stessi morendo!. Flavia stava quasi per mettersi a piangere, poi
improvvisamente scoppi a ridere e gli altri commensali si rilassarono. Che diavolo ti  preso?
Il bambino, riusc a dire lui prima di dover tossire di nuovo. Sei incinta?
S, rispose lei con un sorriso, mandando Lavinia a prendere un po dacqua.
Ancora rosso in viso, Vespasiano cinse la moglie con un braccio, poggiandole la testa sulla
spalla. Quando lo hai concepito?
Mentre eravamo in Gallia, poco prima di arrivare a Gesoriacum. Pi di quattro mesi fa.
Nascer allinizio del prossimo anno.
Vespasiano!, grid Claudio al di sopra del frastuono generale, che cess bruscamente. Ehi,
V-V-Vespasiano!.
Il legato lasci Flavia e si volt prontamente. Cesare?
Stai bene?
Benissimo, Cesare. Sorrise a sua moglie. Anzi, non sono mai stato meglio.
Be, a guardarti non si direbbe. Un momento fa sembravi sul punto di tirare le cuoia! Buon per
me, pensavo che qualcuno ti avesse avvelenato per errore al mio posto.
Nessun veleno, Cesare.  solo che ho appena saputo che avr un altro figlio.
Flavia arross, abbassando pudicamente gli occhi. Cesare allung la mano, prese la sua coppa
doro colma di vino e la sollev nella loro direzione.
Un brindisi! Possa il futuro Flavio nascere vivo e servire il suo imperatore con la stessa
eccellenza di suo padre... e di suo zio, naturalmente. Fece un cenno verso Sabino, che sorrise senza
troppa convinzione.
Gli altri ospiti riuniti nella grande sala del consiglio dei Catuvellauni gli fecero eco e
Vespasiano chin il capo in segno di ringraziamento.
Ma il frivolo accenno dellimperatore alla possibilit di un attentato fece rinascere in lui i timori
generati dalle parole di Adminio, inducendolo a lanciare unocchiata sospettosa alla rappresentanza
britannica.
Venuzio, gli anziani dei Trinovanti e una ventina di altri nativi erano seduti, a disagio, non
lontano da Claudio, alla sua destra.
Quanto ci mette quella disgraziata di Lavinia?, mormor Flavia guardandosi attorno.
Doveva solo andare a prendere un bicchiere dacqua....
Un intenso odore di spezie, salse e carni cotte riemp le narici di Catone, mentre insieme a
Macrone entrava nello spazio aperto riservato alle cucine dietro la grande sala. Enormi calderoni
bollivano sui fuochi sorvegliati da servi madidi di sudore, mentre i cuochi si affannavano accanto a
lunghi tavoli poggiati su cavalletti, intenti a preparare la pletora di piatti previsti per il banchetto
imperiale.
E ora?, sussurr il giovane.
Zitto e seguimi.
Il centurione si diresse a passo di marcia verso la porta laterale della sala. Uno schiavo
corpulento in tunica viola alz una mano quando lo vide avvicinarsi.
Levati di mezzo!, intim Macrone.
Fermi dove siete!, replic laltro in tono perentorio. Non potete entrare senza
autorizzazione.
Autorizzazione? E perch mai dovrei aver bisogno di unautorizzazione, schiavo?
Solo gli addetti alle cucine possono entrare da qui. Provate allentrata principale.
Chi lo dice?
Questi sono i miei ordini, signore. Li ho ricevuti da Narciso in persona.
Narciso, eh?. Macrone gli si avvicin, abbassando la voce. Dobbiamo vedere
immediatamente il legato della Seconda.
Non senza autorizzazione, signore.
Benissimo, allora; vuoi proprio vederla?. Macrone allung la mano sinistra verso la borsa che
portava alla cintura e mentre gli occhi dello schiavo seguivano il movimento, gli sferr un pugno
devastante con la destra. La mascella dello schiavo si chiuse con uno schianto e il malcapitato croll a
terra come un sacco di patate. Macrone scosse la testa, osservando la sagoma raggomitolata ai suoi
piedi. Che te ne pare della mia autorizzazione, pezzo di merda?.
Gli altri schiavi lo stavano guardando con aria nervosa.
Tornate al lavoro! E alla svelta, se non volete subire lo stesso trattamento!.
Vedendo che non reagivano, il centurione fece qualche passo verso il gruppo pi vicino
estraendo lentamente la spada. Immediatamente, i cuochi si precipitarono a obbedire. Macrone li
guard in cagnesco sfidando chiunque a contrastarlo, finch non tornarono tutti ai loro compiti.
Andiamo, Catone, disse a bassa voce, aprendo la porta che conduceva nella sala. Il giovane lo
segu, allombra di un muro divisorio di pietra. Una folata di aria calda e viziata li invest.
Rimani qui, ordin Macrone. Devo controllare la situazione.
Si affacci oltre il muro. Lenorme locale era illuminato da innumerevoli lampade a olio e
candele di sego fissate a traverse di legno appese al soffitto. Nella luce ambrata, centinaia di ospiti
occupavano sedili disposti su tre lati e davanti a essi cerano tavoli colmi dei migliori manicaretti che i
cuochi imperiali erano riusciti a preparare. Il frastuono delle conversazioni e delle risate soverchiava la
voce dei cantori greci che si sforzavano di farsi udire da un palco dietro il tavolo donore, dove Claudio
mangiava da solo. In uno spazio al centro della sala, un orso incatenato al pavimento ringhiava
cercando di difendersi da un branco di pelosi cani da caccia, che lo azzannavano ogni volta che
trovavano un varco. Con un guaito lacerante, uno dei cani pi lenti fu afferrato dalle lunghissime
unghie della belva e lanciato in aria, atterrando rovinosamente su un tavolo. Cibo, piatti, coppe e vino
caddero con fracasso, mentre una donna strillava inorridita alla vista del sangue schizzato sulla sua
stola celeste.
Mentre le urla di sostegno per lorso si spegnevano, Macrone volse lo sguardo verso i delegati
delle trib seduti alla destra dellimperatore.
La maggior parte di essi aveva ceduto al debole celtico per lalcool e assisteva chiassosamente
al combattimento. Alcuni, tuttavia, mantenevano un comportamento tranquillo, sbocconcellando il cibo
e osservando lo spettacolo con malcelato disprezzo. Sul sedile pi vicino a Claudio era disteso un
giovane Britanno intento a mangiare un pezzo di pane con gli occhi fissi al pavimento davanti a s, in
netto contrasto con latmosfera generale.
Se non sbaglio, ecco l il nostro uomo, Bellonio, disse il centurione indicandolo. Lo vedi?
S, signore.
Pensi che dovremmo saltargli addosso?
No, signore. Non abbiamo alcuna prova concreta. Dobbiamo cercare di parlare con il legato o
con Narciso.
Il liberto  accanto al suo padrone, ma non ho ancora visto il legato.
Laggi. Catone indic il lato opposto della sala. Vespasiano stava baciando sua moglie,
girato di spalle. Dietro di essi, Lavinia applaudiva allegramente alla scena dellorso tormentato dai
cani. Vedendola, il giovane fu assalito da un misto di avversione, gelosia e affetto. Poi lei distolse lo
sguardo e sorrise. Seguendo la direzione dei suoi occhi, Catone scorse Vitellio tra un gruppo di ufficiali
di stato maggiore seduti di fronte ai Britanni. Il tribuno stava ricambiando il sorriso e Catone strinse i
pugni mordendosi le labbra.
Vitellio  l, vicino allimperatore, sussurr Macrone.
Lho visto.
Allora?, chiese il centurione appoggiandosi al muro. Narciso o Vespasiano?
Vespasiano, rispose loptio senza esitare. Intorno a Narciso ci sono troppe guardie del corpo
germaniche. Non abbiamo alcuna possibilit di raggiungerlo. Aspettiamo il prossimo cambio di piatti e
usiamo i camerieri come copertura per avvicinarci al legato.
Non possiamo permetterci di aspettare. Quel tizio alla porta pu riprendersi da un momento
allaltro.
Signore, cosa pensate che accadrebbe se ci scoprissero qui armati e senza invito n
autorizzazione?
Capito. Aspetteremo ancora un po.
Mentre tornavano ad accovacciarsi nellombra, i ringhi e i grugniti del combattimento
raggiunsero il culmine. Gli ospiti schiamazzavano eccitati, anchessi simili a bestie, mentre lorso e i
cani si azzannavano in preda a una frenesia spaventosa. Con un ultimo, acuto guaito di dolore subito
soffocato dal ruggito di trionfo dellorso, la lotta ebbe termine e le acclamazioni del pubblico si
trasformarono in rumorose conversazioni.
Arrischiando unocchiata oltre il rozzo muro di pietra, Catone vide la belva in catene portata via
da una dozzina di robusti Britanni, con il sangue che colava dalle fauci e da numerose ferite, mentre i
corpi delle sue vittime martoriate venivano trascinati fuori con dei ganci.
Fuori della sala qualcuno batt con forza le mani e le porte si spalancarono per lasciar entrare
dozzine di schiavi, che si riversarono allinterno rasentando le pareti.
Andiamo!, sibil Catone, toccando il braccio di Macrone. I due si alzarono, unendosi con aria
noncurante ai camerieri diretti verso il lato opposto, confondendosi tra loro mentre si facevano strada
tra la folla di intrattenitori e di ospiti. Con il cuore che gli martellava, Catone provava una gelida paura
per il terribile rischio che stavano correndo.
Se li avessero scoperti, con ogni probabilit sarebbero stati uccisi prima di poter giustificare la
loro presenza. Scorse Lavinia in piedi dietro i padroni. Poco oltre, Vitellio le stava facendo un cenno.
Dopo essersi accertata che donna Flavia non la stesse osservando, si diresse in fretta verso il tribuno.
Catone avvert una sensazione di rabbia incontrollabile e si costrinse a pensare ad altro.
Con Macrone al fianco, si port furtivamente alle spalle di Vespasiano.
Proprio in quel momento, donna Flavia sollev lo sguardo e si accigli vedendo i due soldati.
Poi riconobbe Catone e sorrise, tirando il marito per la manica.
Allestremit della sala, il capocameriere batt di nuovo le mani e gli schiavi si avvicinarono ai
tavoli.
Signore, disse il giovane a bassa voce. Sono io, Catone.
Vespasiano lo guard con la stessa espressione sorpresa della moglie.
Che diavolo ci fai qui, optio? E tu, Macrone? Cosa sta succedendo?
Signore, non c tempo per le spiegazioni, sussurr Catone. Vide Vitellio prendere per mano
Lavinia e condurla verso il tavolo dellimperatore.
Lassassino di cui ha parlato Adminio  qui.
Qui?. Il legato si alz. Chi ?
Bellonio.
Gli occhi di Vespasiano corsero al gruppo dei nativi, tutti chiassosamente ubriachi tranne
Bellonio. Anche il Britanno si era alzato e teneva una mano nascosta tra le pieghe della tunica.
Come fai a sapere che  lui? Presto, parla!.
Claudio si pass la lingua sulle labbra, osservando il corpo armonioso della giovane schiava
ritta davanti a lui. Lungi dallessere nervosa alla prospettiva di venir presentata allimperatore, la
fanciulla sorrideva con aria civettuola.
Mica male, la ragazza, comment Claudio in tono dapprezzamento.
Avete ragione, Cesare, convenne Vitellio. E molto disponibile.
Ne sono certo. Claudio sorrise a Lavinia. E tu sei pronta ad a-arrenderti al tuo imperatore?.
Lei aggrott le sopracciglia voltandosi ansiosamente verso il tribuno, ma Vitellio guardava fisso
davanti a s, indifferente alle avances imperiali.
Ebbene, ragazza mia?.
Vitellio lanci una rapida occhiata verso i rappresentanti delle trib, poi torn a rivolgersi
allimperatore. Forse a Cesare piacerebbe esaminare meglio la merce.
Senza preavviso, afferr la tunica di Lavinia per le spalline e la tir gi con violenza,
scoprendole il seno. Lei si divincol urlando, ma il tribuno la teneva saldamente. Tutti i presenti si
girarono verso di loro.
Vi fu un improvviso movimento alla destra di Claudio, mentre Bellonio scattava verso di lui
con un pugnale luccicante nella mano destra.
Catone fu il primo a reagire, saltando sul tavolo del legato e lanciandosi in direzione del
Britanno.
Fermatelo!, grid.
Bellonio gli scocc unocchiata obliqua, i denti scoperti in un ghigno e lo sguardo allucinato di
un fanatico, e continu a correre. Loptio si tuff a capofitto sullassassino, afferrandolo per una
gamba. Stramazzarono a terra entrambi e Catone si aggrapp allavversario riuscendo a immobilizzarlo
per qualche istante, prima che laltro gli sferrasse un violento calcio in faccia con il piede libero.
Istintivamente il giovane lasci la presa e Bellonio si rialz, avventandosi contro limperatore.
Le guardie del corpo germaniche, momentaneamente distratte dalla nudit di Lavinia, si
precipitarono verso il loro padrone. Claudio aveva sollevato le mani davanti al viso ed emetteva
tremule urla di paura.
Il Britanno si diresse su di lui rafforzando la stretta sullimpugnatura dellarma, ma quando
raggiunse la prima guardia del corpo, il Germano lo colp violentemente con lo scudo sulla testa,
facendolo crollare sul pavimento di pietra.
Guardie!, grid Narciso. Guardie!.
Vitellio si rese immediatamente conto che lattentato era fallito. Sfilando una daga dalla cintura
di uno dei Germani, si gett sul Britanno che si contorceva a terra. Le guardie del corpo si
avvicinarono, ma quando giunsero sul posto era gi tutto finito. Il tribuno era in ginocchio, il viso e la
tunica sporchi di sangue. Bellonio giaceva ai suoi piedi morto, con lelsa della corta spada che sporgeva
sotto il mento. La lama aveva attraversato la gola penetrando nel cervello e gli occhi conservavano
unespressione sorpresa. Un rivolo di sangue scorreva lungo una guancia dalla bocca aperta.
Il mancato assassino stringeva ancora il pugnale celtico tempestato di gemme che Lavinia aveva
introdotto di nascosto nella sala. Lei lo guard, poi alz gli occhi su Vitellio con espressione atterrita,
arretrando lentamente e coprendosi il petto con la tunica lacerata.
Le guardie del corpo si fecero avanti con le spade sguainate. Dalla direzione opposta, ospiti e
schiavi si stavano avvicinando per osservare meglio la scena. Catone si alz a fatica, circondato da una
massa di corpi, e vide che Claudio era incolume. Narciso lo sosteneva con un braccio, ordinando a gran
voce di far sgombrare la sala. Il giovane si guard intorno cercando ansiosamente Lavinia. A un tratto
la scorse mentre si dibatteva tra le braccia di Vitellio, che cercava di trascinarla in un angolo.
I Germani stavano allontanando gli ospiti dallimperatore sotto la minaccia delle armi. Vi
furono grida di panico e la folla indietreggi travolgendo Catone, che perse di vista il tribuno e la sua
preda. Qualcuno lo afferr con forza per un braccio, facendolo girare su se stesso. Era Macrone.
Usciamo di qui!, url il centurione. Presto, prima che arrivino i pretoriani e qualche idiota
dia inizio a un massacro.
No! Prima devo trovare Lavinia!.
Lavinia? Che te ne importa? Credevo che quella puttana se la facesse con Vitellio!.
Non la lascio qui, signore.
La cercherai pi tardi. Ora andiamo.
No!. Il giovane si liber dalla stretta e si diresse verso il punto dove laveva vista lottare con
il tribuno, facendosi largo tra la calca senza curarsi delle persone intorno a lui. Alle sue spalle sent
Macrone gridargli infuriato di uscire dalla sala. Improvvisamente una donna strill e tra la folla apparve
Vitellio inondato di sangue con un coltello in mano. Il tribuno incontr il suo sguardo e si accigli, poi
lanci unocchiata alle facce atterrite che lo attorniavano, sorrise alloptio e arretr verso le guardie del
corpo, lasciando cadere larma e alzando le mani. Limperatore lo vide e corse ad abbracciarlo, il viso
raggiante di gratitudine.
Catone continu ad avanzare, cercando di individuare Lavinia. A un tratto inciamp in qualcosa
e per poco non perse lequilibrio. Abbassando gli occhi, si accorse che un piede era finito tra le pieghe
della tunica di una donna immobile sul pavimento, immersa in una pozza di sangue che impregnava le
lunghe trecce nere. Un brivido di terrore gli corse gi per la schiena.
Lavinia?.
Mentre la gente si accalcava intorno a lui, il giovane singinocchi accanto al corpo e scost i
capelli dal viso con mano tremante. Gli occhi senza vita di Lavinia erano spalancati, le pupille grandi e
scure, la bocca leggermente aperta che lasciava intravedere i denti bianchi. La gola era stata squarciata
cos profondamente da rendere visibile losso dietro i tendini e le arterie recise.
Oh, no... no!.
Catone!, rugg Macrone, dopo essere riuscito finalmente a raggiungerlo.
Vieni... Oh, merda.
Per un attimo nessuno dei due si mosse, poi il centurione scatt in piedi, costringendo loptio a
fare altrettanto.
 morta. Morta, mi capisci?.
Catone annu.
Dobbiamo andare. Sbrighiamoci!.
Il giovane si lasci trascinare attraverso la folla in preda al panico, mentre Macrone si apriva
brutalmente un varco, nellansia di lasciare la sala prima che larrivo della Guardia Pretoriana
aggravasse la situazione.
Presto!. Il centurione lo afferr per un braccio, guidandolo verso luscita laterale pi vicina.
Per di qua!.
A malapena consapevole di ci che stava succedendo, Catone si sent spingere in direzione
della porta e lultima immagine che gli rimase impressa nella mente fu quella dellimperatore che
stringeva Vitellio tra le braccia, come il suo salvatore.
Lavinia era morta e Vitellio era un eroe.
Lavinia era morta, assassinata da Vitellio.
Allung la mano verso il pugnale. Le sue dita sfiorarono limpugnatura e lafferrarono
saldamente.
No!, ringhi Macrone a bassa voce. No, ragazzo! Non ne vale la pena!.
Lo trascin lontano dalla moltitudine urlante e insieme uscirono allaperto.
Una volta fuori delledificio, i due si nascosero nellombra, mentre i primi pretoriani si
precipitavano allinterno e cominciavano ad arrestare gli schiavi. Grida e pianti si levarono nella sala.
Catone si stese a terra poggiando la testa contro il rozzo muro di pietra e alz gli occhi. Lass,
indifferente ai meschini dettagli dellesistenza umana, si stendeva placidamente il cielo notturno
punteggiato di stelle scintillanti. Ma appariva freddo, perfino pi freddo della morsa di disperazione
che gli serrava il cuore annientando ogni volont di vivere.
Andiamo, ragazzo.
Il giovane apr gli occhi, sbattendo le palpebre per frenare le lacrime.
Sopra di lui, nero contro le stelle, incombeva Macrone con la mano tesa.
Per un attimo, Catone desider rimanere l per essere scoperto con il suo pugnale dai pretoriani
e liberato per sempre dallangoscia che lo torturava.
 morta, figliolo. Tu sei ancora vivo. Questa  la realt. Ora vieni!.
Catone si lasci tirare in piedi. Spingendolo gentilmente, il centurione lo allontan dalla sala
verso la sicurezza delle tende della Seconda Legione.
...
.
...
Capitolo cinquantaquattro.
...
.
...
Qualche giorno dopo, limperatore lasci lisola per fare ritorno a Roma. Narciso era stato
informato che durante lassenza di Claudio alcuni senatori avevano cominciato a mormorare, mettendo
in dubbio la sua idoneit a guidare limpero. Se non fosse intervenuto con prontezza, quei mormorii si
sarebbero trasformati in aperte contestazioni. Era giunto il momento di rientrare nella capitale. Senza
ulteriori indugi, la flotta risal il fiume fino a Camulodunum e il bagaglio imperiale venne
frettolosamente sistemato sotto coperta. Una lunga fila di navi da guerra era ormeggiata lungo la rozza
banchina e schiavi madidi di sudore salivano e scendevano dalle passerelle pungolati dai soprintendenti
imperiali che li bastonavano con la loro solita mancanza di moderazione.
Non tutti i membri dellentourage sarebbero partiti. Alle mogli di alcuni ufficiali era stata data
la possibilit di trascorrere lautunno e linverno con i mariti, tornando poi a Roma allinizio della
campagna successiva.
Flavia non era entusiasta alla prospettiva di passare un altro rigido inverno nelle aspre
propaggini settentrionali dellimpero. La Britannia non era il luogo pi adatto per dare alla luce il
bambino che portava in grembo. Aveva quasi sperato che Vespasiano declinasse lofferta e la
rimandasse in Italia con Tito. Ma lui aveva insistito perch rimanesse al suo fianco, facendole notare
che non era consigliabile viaggiare nelle sue condizioni. In segreto, voleva anche tenerla lontana dai
pericolosi intrighi politici di Roma e dallinfluenza dei Liberatores.
Il mattino della partenza, il cielo era sereno e soffiava una leggera brezza.
Nellaria fresca dellalba, gli uomini della Seconda Legione lasciarono le tende impregnate di
umidit per mandar gi una rapida colazione e prepararsi ai compiti della giornata. Avevano ricevuto
lonore di scortare limperatore dallaccampamento e attraverso Camulodunum fino alla banchina, dove
si sarebbe imbarcato sulla nave ammiraglia. Tutti dovevano indossare uniformi cerimoniali ed elmi con
rigidi cimieri rossi di crine. Lequipaggiamento doveva essere immacolato e i centurioni ispezionarono
accuratamente i rispettivi reparti, prima di farli marciare verso il campo di Marte, dove la legione si
stava schierando.
Il vento agitava i vessilli e i mantelli scarlatti degli ufficiali, mentre i legionari attendevano in
posizione di riposo che il corteo cominciasse a muoversi. Plinio era di nuovo tribuno anziano, ora che
Claudio aveva esonerato Vitellio dal servizio per tornare a Roma con lui e presentarlo alla capitale
come leroe che aveva salvato limperatore dal pugnale di un assassino. Tra i ranghi alle sue spalle,
Catone era un passo dietro il suo centurione. Erano trascorsi alcuni giorni dal banchetto, ma era ancora
frastornato dagli eventi di quella notte, ossessionato dallimmagine di Lavinia senza vita riversa nel
proprio sangue. Bench lavesse abbandonato per Vitellio, pagando a caro prezzo lintimit con il
tribuno, il giovane non poteva evitare di sentirsi in parte responsabile della sua morte. Macrone aveva
meno scrupoli, pur non giungendo a dire che aveva avuto ci che meritava. Tuttavia, la sua mancanza
di compassione per lei era evidente. Di conseguenza, tra i due si era creata una certa freddezza  con
rammarico di entrambi  e se ne stavano in silenzio, mentre gli altri uomini della Sesta Centuria
chiacchieravano allegramente.
Lallegro brusio cess bruscamente allavvicinarsi dellalto pennacchio di un ufficiale
superiore. Tra i ranghi si apr un varco e Vespasiano spron il cavallo verso Macrone.
Centurione! Vorrei parlare un attimo con te e il tuo optio, se non ti dispiace.
S, signore.
Il legato fece strada attraverso la fitta massa dei legionari, fermandosi solo quando fu sicuro che
nessuno potesse sentirlo. Poi si gir verso i suoi subordinati.
Qualche ripensamento sulla faccenda di cui abbiamo parlato? Questa  la vostra ultima
possibilit.
No, signore, rispose Macrone con fermezza.
Centurione, il fatto che il vostro intervento sia stato determinante per salvare la vita
allimperatore potrebbe aiutarvi nella carriera. Se Catone non avesse bloccato lassassino, dubito che
qualcun altro avrebbe reagito in tempo per salvare Claudio. Nessuno ha ancora scoperto lidentit
delluomo che ha affrontato per primo il Britanno. Io posso trovare una maniera discreta per far s che i
vostri sforzi siano ricompensati, se lo desiderate. Catone?
No, grazie, signore. Il giovane scosse stancamente la testa. Ormai  troppo tardi, signore.
Avete visto come limperatore ha abbracciato Vitellio dopo il fallimento dellattentato. Ha trovato il
suo eroe. Sarebbe pericoloso per noi rivendicare un ruolo nel salvataggio. Saremmo morti molto prima
di poterne trarre qualsiasi beneficio. Sapete che  la verit, signore.
Vespasiano fiss loptio, poi annu lentamente. Hai ragione, naturalmente.
Volevo solo che venisse fatta giustizia.
Catone sbuff con disprezzo allidea che al mondo vi fosse giustizia, e il centurione sirrigid
davanti a quellaffronto verso il comandante della legione.
Benissimo. Il tono del legato era freddo. Ora fareste meglio a tornare dai vostri uomini.
Preceduto dalle prime cinque coorti, limperatore attravers Camulodunum con il suo stato
maggiore diretto al porto. Al suo fianco cavalcava Vitellio, che accoglieva benevolmente gli applausi
che i legionari allineati ai lati della strada gli tributavano ogni volta che limperatore accennava al suo
nuovo favorito. Dietro di loro veniva Narciso, gli occhi fissi sul tribuno mentre rifletteva in silenzio.
Giunte sul molo, le coorti si schierarono su due linee e i cimieri rossi della Seconda Legione
coprirono tutta la lunga fila dei magazzini.
Claudio smont da cavallo e sal a bordo dellammiraglia, dove da una piattaforma a poppa
della nave chin graziosamente il capo, mentre Vespasiano guidava i suoi in un coro di acclamazioni
per limperatore e la gloria di Roma. Poi la fiancata dorata del grande vascello si stacc dalle pietre
rozzamente squadrate della banchina, mentre le grida entusiastiche dei legionari continuavano a
echeggiare sul fiume. Il generale Plauzio spron la sua cavalcatura per portarsi accanto al legato.
Sembra che il nostro imperatore abbia avuto il suo trionfo, dopo tutto.
S, signore.
Anche se, naturalmente, ci dispiace vederlo tornare a Roma, ritengo che questo esercito potr
fare a meno di ulteriori dimostrazioni del suo genio tattico.
Vespasiano sorrise. S, signore.
Rimasero a osservare la lunga serie di remi che sporgevano dallo scafo, per poi tuffarsi
allunisono nellacqua. Lammiraglia prese velocit e cominci ad avanzare verso la foce e il mare,
seguita da presso dalle triremi di scorta.
Be, questa  la conclusione della campagna per questanno, dichiar Plauzio. Non so tu, ma
io ho intenzione di riposarmi come si deve, prima di affrontare di nuovo i Britanni.
Capisco perfettamente come vi sentite, signore.
Ti consiglio di approfittare al meglio di questa pausa, Vespasiano. A primavera, la Seconda
dovr essere pronta a svolgere una missione piuttosto faticosa.
Il legato si gir a guardare il generale con occhi penetranti.
Penso che la cosa possa interessarti. Lanno prossimo, mentre le altre tre legioni avanzeranno
nel cuore di questisola selvaggia, alla Seconda verr affidato il compito pi difficile. Procederai lungo
la costa meridionale per costringere tutte le trib che ancora non lavranno fatto ad arrendersi al
dominio di Roma. Abbiamo gi in quelle regioni un alleato di cui possiamo fidarci, Cogidubno. Ti
fornir una base di operazioni e con laiuto della flotta del canale occuperai le terre occidentali.
Senza dubbio sarai felice alla prospettiva di avere un comando indipendente.
Sforzandosi di non sorridere, Vespasiano annu con aria grave.
Bene. Sono certo che te la caverai egregiamente. Non dimenticare che questo  il genere di
incarico che spiana la via a grandi carriere.
Dopo che la nave ammiraglia fu scomparsa oltre lansa del fiume, la Seconda Legione venne
congedata. Lasciata la banchina, le coorti riattraversarono Camudolunum per tornare
allaccampamento. Macrone aveva notato lodio profondo negli occhi del suo optio, mentre osservava
Vitellio trionfante accanto allimperatore sul ponte dellammiraglia.
Per quanto rozzo, il centurione sapeva come andava il mondo, e riconosceva un risentimento
capace di erodere il cuore di un uomo, portandolo gradualmente allautodistruzione. Il giovane aveva
assolutamente bisogno di un diversivo. Decise che era proprio lui la persona giusta per procurarglielo.
Ti va di andare in citt a bere qualcosa, stasera?
Signore?
Dicevo che stasera andiamo a farci una bevuta.
A farci una bevuta?
S, a farci una bevuta.
Loptio annu poco convinto e Macrone si rese conto che avrebbe dovuto offrirgli qualche altro
incentivo. Aveva per lappunto qualcosa da proporre, anche se non gli faceva troppo piacere lidea di
presentarlo alla sua ultima conquista.
C una ragazza che mi piacerebbe presentarti. Lho conosciuta laltro giorno al mercato. Lho
invitata a venire con noi stasera. Ci possiamo fare due risate insieme e credo che potresti andarci
abbastanza daccordo.
 gentile da parte vostra, signore, ma non vorrei disturbare.
Sciocchezze! Vieni a spassartela in po. Dammi retta, ne hai bisogno.
Sulle prime, Catone pens di rifiutare. Lidea di divertirsi non lo attirava, era ancora troppo
scosso dai recenti avvenimenti. Poi guard il suo centurione negli occhi e cap che era davvero
preoccupato per lui.
Benissimo, allora. Per Macrone avrebbe messo da parte il suo dolore e bevuto fino a ubriacarsi,
dimenticando tutto.
Grazie, signore. Accetto volentieri la vostra offerta.
Ottimo, ragazzo!. Macrone gli diede una pacca sulle spalle.
E ditemi, signore, chi  questa ragazza?
Viene da una trib della costa orientale. Ora vive qui presso alcuni lontani parenti.  un tipino
deciso, ma ha un fisico che lascia a bocca aperta.
Qual  il suo nome?
Budicca.
...
.
...
FINE.
...
.
...
Nota storica.
...
.
...
La cronaca pi autorevole dellinvasione claudiana giunta fino a noi dai tempi dellimpero
consiste di appena ottocento parole lasciateci da Dione Cassio. Scrivendo pi di un secolo dopo gli
eventi, Dione si bas su altre fonti la cui accuratezza  discutibile, mentre la parte degli Annales di
Tacito relativa alla campagna  purtroppo andata perduta.
Tuttavia, il danno per lo storico va a beneficio del romanziere. Ho delineato le vicende di
Catone, Macrone e Vespasiano restando pi fedele possibile al racconto di Dione e tenendo
scrupolosamente conto delle testimonianze archeologiche. Ci detto, sarebbe bello venire a sapere un
giorno che sono state scoperte ossa di elefante nel sottosuolo dellEssex...
Nonostante le lacune del resoconto di Dione, appare chiaro che il successo dellimpresa fu
tuttaltro che scontato. La battaglia del Medway dur due giorni, un fatto insolito, a dimostrazione
dellaccanimento con cui i Britanni resistettero allavanzata delle aquile. Il motivo della successiva
sosta sulla riva settentrionale del Tamigi  argomento di discussione tra gli storici. Secondo alcuni, i
Britanni non costituivano pi una reale minaccia dopo linsuccesso del tentativo di impedire
lattraversamento del fiume e lavanzata fu interrotta per consentire a Claudio di guidare personalmente
lattacco contro Camulodunum. Secondo altri, le truppe di Plauzio avevano realmente bisogno di
rinforzi in seguito alle perdite subite per mano dei nativi. Considerando la precaria situazione politica
dellimperatore, propendo per la prima interpretazione.
Ho cercato di esporre la situazione politica dei Britanni nella maniera pi semplice possibile per
non rallentare il ritmo della narrazione.
Allepoca dellinvasione romana del 43 d.C., lisola era lacerata da alleanze mutevoli e la
maggior parte delle trib guardava alle schiaccianti vittorie dei Catuvellauni con crescente apprensione.
Dopo aver piegato i Trinovanti e scelto come capitale la ricca citt di Camulodunum, i Catuvellauni
stavano penetrando in profondit nei territori a sud del Tamigi. Allo sbarco dei Romani, incontrarono
enormi difficolt nel reclutare combattenti tra gli ex nemici perch si unissero a loro contro gli invasori.
Non avendo molto da guadagnare, indipendentemente dallesito della guerra, quasi tutte le trib
temporeggiarono fin quando fu chiaro chi avrebbe prevalso.
Tornando alla nostra storia, Carataco  stato battuto ancora una volta, e la sua capitale si 
arresa a Roma. Ma la conquista dellisola  ben lungi dallessere completata. Carataco  ancora libero e
incita alla lotta le valorose trib guerriere della Britannia. Le pi determinate a resistere sono quelle del
sud-ovest, che sfidano orgogliosamente i Romani dallalto delle loro grandi roccaforti.
Catone e Macrone possono godere solo di un breve momento di respiro, prima che Vespasiano
li guidi, insieme al resto della provata Seconda Legione, contro le formidabili fortezze britanniche,
verso un nuovo, implacabile nemico.
...
.
...
FINE.